Cantico dei cantici

libro della Bibbia
Antico Testamento
Ebraico, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella
« Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore![1]
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio. »   (Cantico 8,6-7)

Il Cantico dei cantici o semplicemente Cantico (ebraico שיר השירים, shìr hasshirìm, Cantico sublime; greco ᾎσμα ᾈσμάτων, ásma asmáton; latino Canticum Canticorum) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

Attribuito al re Salomone, celebre per la sua saggezza, per i suoi canti e anche per i suoi amori, il Cantico dei cantici fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia, addirittura un secolo dopo la nascita di Cristo, con il sinodo rabbinico di Iadne.[2] È composto da otto capitoli contenenti poemi d'amore in forma dialogica tra un uomo (Salomone) e una donna (Sulammita).

Nome e autoreModifica

 
Enrico Salfi, Cantico dei cantici (Pinacoteca civica di Reggio Calabria)

Il nome del libro, con la ripetizione della parola "cantico", secondo il modo di costruire le frasi degli antichi ebrei, è da considerarsi come un superlativo e andrebbe reso come "il più sublime tra i cantici".

Il Cantico dei cantici è un testo laico derivato e copiato da alcuni poemi della Mesopotamia. È un canto nuziale entrato nel canone biblico "a furor di popolo". La parola "Dio" non è mai menzionata.

Viene conosciuto anche come Cantico di Salomone, poiché se ne attribuisce la paternità all'antico re di Israele del X secolo a.C., Salomone: la tradizione ebraica vuole sia stato scritto con la costruzione del tempio di Gerusalemme. In realtà si ritiene sia opera di uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. che ha fatto confluire nel testo diversi poemi antecedenti originari dell'area mesopotamica. Lo stesso artificio ("scritto da Salomone") è stato usato dal Libro della Sapienza composto nel primo secolo avanti Cristo.[3]

Ovviamente l'interpretazione del Cantico, come del resto per tutti i testi sacri, non va intesa solo in senso letterale, in quanto nasconde un profondo significato allegorico e iniziatico che trascende la banalità di versi d'amore offerti al lettore comune che nulla intende della sapienza arcana.

Divisione del libroModifica

Il libro, non seguendo un ordine prestabilito, ha sempre presentato delle difficoltà nel momento in cui si è voluto suddividerlo per uno studio più approfondito. Alcuni lo hanno considerato divisibile in cinque cantici, oppure in sei scene, oppure in sette poemi o più, e fino ad arrivare al caso estremo di considerarlo formato di ventitré cantici.

La suddivisione più moderna e maggiormente accettata è la seguente, che è composta di un prologo, di cinque poemi e di due appendici:

  1. Prologo 1,1-4;
  2. Primo poema 1,5-2,7;
  3. Secondo poema 2,8-3,5;
  4. Terzo poema 3,6-5,1;
  5. Quarto poema 5,2-6,3;
  6. Quinto poema 6,4-8,4;
  7. Prima appendice (chiamato anche epilogo) 8,5-7;
  8. Appendice finale 8,8-14.

ContenutoModifica

 
Gustave Moreau, Cantico dei cantici (acquerello, 1893)

L'introduzione chiama il poema "cantico dei cantici" (o "canzone delle canzoni"), costruzione comunemente usata nell'ebraico scritturale per mostrare qualcosa come la più grande e la più bella della sua specie (come in "Santo dei Santi").

Il poema vero e proprio inizia con l'espressione del desiderio della donna per il suo amante e la sua autodescrizione alle figlie di Gerusalemme: essa insiste sul proprio corpo nero abbronzato dal sole, paragonandolo alle tende dei nomadi kedariti e alle tende di Salomone. Segue un dialogo tra gli amanti: la donna chiede all'uomo di incontrarsi, lui le risponde con tono leggermente stuzzicante. I due si scambiano complimenti lusinghieri: "la mia amata è per me come un grappolo di Cipro in fiore nei vigneti di En Gedi", "un melo tra gli alberi del bosco", "un giglio tra i rovi", mentre il letto che condividono è come un baldacchino nella foresta. La sezione si chiude con la donna che dice alle figlie di Gerusalemme di non svegliare il suo amore fino a quando non sarà pronto.

La donna ricorda una visita del suo amante in primavera, usando immagini tratte dalla vita di un pastore, e dice che il suo "pascola il suo gregge tra i gigli". La donna si rivolge ancora una volta alle figlie di Gerusalemme, descrivendo la sua fervente e infine riuscita ricerca dell'amante per le strade notturne della città. Quando lo trova, lo porta quasi con la forza nella camera in cui la madre l'ha concepito. Rivela che si tratta di un sogno, visto sul suo "letto di notte" e finisce con l'avvertire nuovamente le figlie di Gerusalemme "di non suscitare l'amore finché non sarà pronto".

 
Egon Tschirch, La canzone di Salomone n. 11 (guazzo su cartone, 1923)

La sezione successiva riporta un corteo nuziale reale: Salomone è menzionato per nome e le figlie di Gerusalemme sono invitate a venire a vedere la cerimonia. L'uomo descrive la sua amata: i suoi capelli sono come un gregge di capre che pascola sul monte Galaad, i suoi denti come pecore tosate, le labbra sembrano un nastro rosso e le gote dietro al velo assomigliano a due melagrane, i seni come due cerbiatti che pascolano tra i gigli. I toponimi sono molto presenti: il suo collo è come la torre di Davide, il suo profumo è come quello del Libano. Si affretta ad evocare la sua amata, dicendo che è rapita anche solo da un singolo sguardo. La sezione diventa una "poesia da giardino", in cui la descrive come un "giardino chiuso a chiave" (di solito si pensa che sia casta). La donna invita l'uomo a entrare nel giardino e ad assaggiarne i frutti; l'uomo accetta l'invito e un terzo gli dice di mangiare, bere, e "ubriacarsi d'amore".

La donna racconta alle figlie di Gerusalemme un altro sogno: era nella sua camera quando il suo amante ha bussato. Lei è stata lenta ad aprire, così che quando finalmente aprì la porta, lui se n'era già andato. Ha cercato di nuovo per le strade, ma questa volta non è riuscita a trovarlo e le sentinelle, che l'avevano aiutata prima, ora la picchiano. Chiede alle figlie di Gerusalemme di aiutarla a trovarlo e descrive il suo bell'aspetto fisico. Alla fine, ammette che il suo amante si trova nel suo giardino, al sicuro dal male, e si impegna con lei come lei con lui.

L'uomo descrive la sua amata, in parte con le stesse metafore del terzo poema, mentre la donna invita l'amante a seguirlo nei campi e nei villaggi per tutta la notte, così da potere andare a vedere i germogli nelle vigne e i fiori dei melograni e lì fare l'amore.

La donna paragona l'amore alla morte e allo sheol: l'amore è implacabile e geloso come questi due, e non può essere placato da nessuna forza.

Ella chiama il suo amante usando il linguaggio usato prima: egli dovrebbe venire "come una gazzella o un giovane cervo sulla montagna di spezie".

Interpretazione cristianaModifica

 
Marcello Mascherini, Cantico dei cantici (bronzo, 1957)

È uno dei testi più lirici e inusuali delle sacre scritture. Racconta in versi l'amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del Cantico, in quanto l'amore erotico dei due amanti, per l'autore del testo, ha origine divina, come si può ricavare da Ct 8,6: "Una fiamma di Dio/del Signore".

Il testo ha un altissimo valore nell'ebraismo, essendo uno dei meghillot, ovvero dei rotoli letti in occasione delle principali feste: il Cantico, proprio per la sua importanza, è assegnato alla Pasqua. Nei secoli sono state molteplici le interpretazioni del testo, sia da parte della dottrina canonica ebraica che cristiana, a riprova della grande considerazione che il Cantico ha sempre avuto nelle due religioni. Tra le interpretazioni allegoriche più diffuse abbiamo, nel primo caso, quella dell'amore del creatore per il suo popolo (Israele), nel secondo caso dell'amore tra Gesù e la chiesa, la sposa di Cristo. [4]

Nell'ebraismoModifica

«Disse Rabbi El'azar ben 'Azaryà: a che cosa si può paragonare? A un re che prese uno staio di grano e lo diede al mugnaio, dicendogli: "Fammene uscire tanto fior di farina, tanto di farina, tanto di crusca, poi separami da tutto questo un pane raffinato ed eccellente". Così tutti gli scritti sono santi ma il Cantico dei cantici è il santo dei santi poiché è tutto quanto timore del Cielo e accettazione del giogo del Suo Regno e del Suo amore[5]»

Nella religione ebraica, per la santità del contesto e del suo significato simbolico, il testo viene paragonato al luogo più santo e interno del tempio di Gerusalemme, il Qodesh haQodashim: il Cantico dei cantici infatti include metaforicamente tutta la Torah. Ciascuna verità espressa in questo è preziosissima e cara agli ebrei.

Il Cantico dei cantici è metafora del legame tra Dio e il popolo d'Israele.

Molte comunità ebraiche usano recitarlo prima della tefillah dello shabbat.

EdizioniModifica

  • Il Cantico dei cantici, traduzione di Cesare Angelini, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1963. - versione riveduta, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1973.
  • Il Cantico dei cantici, traduzione di Guido Ceronetti, Milano, Adelphi, 1985. - versione riveduta, Alpignano, Tallone, 1996.
  • Il Cantico dei cantici, traduzione di Fulvio Nardoni, Torino, Einaudi, 1999.
  • Cantico dei cantici, traduzione di Andrea Ponso, Prefazione di Marcello La Matina, Milano, Il Saggiatore, 2018.
  • Il Cantico dei cantici, traduzione e cura di Piero Capelli, Ponte alle Grazie, Milano, 2019.

NoteModifica

  1. ^ La traduzione è probabilmente errata: l'ebraico "שלהבתיה" dovrebbe corrispondere a "la SUA fiamma", oppure "le sue fiamme".
  2. ^ Il Cantico dei Cantici a cura di Guido Ceronetti, Adelphi edizioni Milano, 1993, p.1
  3. ^ La Bibbia Ed. san Paolo, 2009 - pag. 1374
  4. ^ Ruperto di Deutz Udienza generale di Benedetto XVI del 9 dicembre 2009
  5. ^ Rashi, Commento al Cantico dei cantici, Magnano (BI), Qiqajon, 2008 ISBN 978-88-85227-96-5 (pag. 48)

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN180229179