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Cappella dei Pontano

Cappella dei Pontano
Cappellapontanao.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàNapoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareAdriana Sassona e Laura Arcelli (?)
Arcidiocesi Napoli
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione1490
Completamento1492

Coordinate: 40°51′00.45″N 14°15′16.26″E / 40.850124°N 14.254516°E40.850124; 14.254516

L'interno

La cappella dei Pontano ( anticamente nota col nome "Ad Arcum"[1] De Arco", a causa dei due archi convergenti che sorreggono la torre ad essa adiacente) è un piccolo tempio di epoca rinascimentale di Napoli che si trova nel centro antico della città, lungo il decumano maggiore, tra via del Sole e via dei Tribunali. Presso l'edificio si trova inoltre la chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Cenni storiciModifica

La cappella, completata nel 1492, fu commissionata dal famoso letterato umanista Giovanni Pontano nel 1490 a pochissimi passi dal suo palazzo (oggi non più esistente e sostituito nella prima metà del XX secolo dall'edificio della scuola Diaz) per dedicarla alla Vergine e a San Giovanni Evangelista e per adibirla a tempio funerario per sua moglie, Adriana Sassone, venuta a mancare il primo marzo del 1490[2].Il progetto è di dubbia appartenenza: il probabile architetto è fra' Giocondo o Andrea Ciccione, o forse ancora Francesco di Giorgio Martini, i cui capitelli nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Cortona, a foglie d'acanto, sono molto simili.

DescrizioneModifica

EsternoModifica

Restaurata nel 1759 da Carlo di Borbone ed infine nel 1792, la struttura si presenta come un armonico blocco proporzionato secondo i classici canoni rinascimentali ed è considerata un modello di eleganza e di purezza stilistica.

Esternamente presenta una facciata in piperno con lesene e capitelli compositi in cui spiccano i battenti della porta, rigorosamente di impostazione classica, suddivisi ognuno in specchi rettangolari a fascia liscia che riprendono i listoni posti intorno; su uno dei due ingressi vi sono gli stemmi delle famiglie Pontano e Sassone.

InternoModifica

L'interno si presenta con copertura a botte ed è rappresentato da un unico vano di forma rettangolare che ospita sulle pareti una collezione di lapidi, con otto epigrafi in latino e greco di cui fu autore lo stesso Pontano e che esprimono il suo dolore per la perdita della moglie e dei figli.

Una menzione speciale merita senza dubbio il pavimento maiolicato a formelle esagonali e motivi decorativi di grande effetto costituiti da ritratti, stemmi, iscrizioni, figure allegoriche; la fattura della pavimentazione sembra essere napoletana o, secondo alcuni autori, fiorentina.

L'altare della cappella presenta una nicchia con l'affresco della Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, probabilmente eseguito da Francesco Cicino, artista locale attivo a cavallo tra il XV ed il XVI secolo.

IscrizioniModifica

Dettate dallo stesso Pontano per dare delle norme sociali, morali e religiose ai passanti, scritte in latino e greco, le lapidi, situate sulle facciate e all'interno della cappella, rispondono ad un ideale di ritorno al Classicismo. Si contano in tutto dodici sulle facciate esterne:

(LA)

«Non solum te praestes egregium virum sed et aliquem tibi similem educes patriae»

(IT)

«Non devi limitarti ad essere un uomo notevole, ma devi trar su per la tua patria qualcuno di simile a te.»

(LA)

«in omni vitae genere primum est se ipsum noscere.»

(IT)

«Qualsiasi sia il genere di vita, la cosa più importante è conoscere se stessi.»

(LA)

«Audendo agendoque. Respublica crescit, non iis consiliis quae timidi cauta appellant»

(IT)

«La cosa pubblica cresce con il coraggio e con l'azione, non con le decisioni che i pavidi chiamano caute.»

(LA)

«Excellentium virorum est improborum negligere contumeliam a quibus etiam laudari turpe»

(IT)

«É capacità degli uomini eccellenti non curare le offese di coloro da cui anche essere lodati è vergogna»

(LA)

«Nos potius nostro delicto plectamur qua respublica magno suo damno peccata luat»

(IT)

«É giusto che siamo noi a patire per i nostri crimini piuttosto che lo stato sconti le nostre colpe con suo grande danno»

(LA)

«In magnis opibus ut admodum difficile , sic maxime pulcrum est seipsum continere»

(IT)

«Quando si è in grande fortuna, è davvero difficile, ma oltremodo bello moderarsi»

(LA)

«In vtraque fortuna fortunae ipsius memor esto»

(IT)

«Comunque giri la sorte ricordati che è la tua stessa sorte»

(LA)

«Nec temeritas semper felix, / nec prudentia ubique tuta»

(IT)

«Non sempre l'essere temerario porta alla felicità, così come non sempre la prudenza porta alla sicurezza (Né l'audacia porta sempre alla felicità, né la prudenza alla sicurezza)»

(LA)

«Sero poenitet, quamquam cito poenitet qui in re dubia nimts cito decernit»

(IT)

«Tardi benché rapidamente si pente colui che nell'incertezza troppo rapidamente decide.»

(LA)

«Hominem esse se haud meminit, qui numquam iniuriarum obliviscitur»

(IT)

«chi non dimentica mai un'ingiuria, non ricorda di essere un uomo»

(LA)

«Frustra leges praetereunt quem non absolverit conscentia»

(IT)

«Invano le leggi ignorano colui che la coscienza non assolve»

(LA)

«Integritate fides alitur fide vero amicitia»

(IT)

«Dell'onestà la fedeltà si nutre e della fedeltà l'amicizia»

Altre immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Italo Sarcone, Il Libro di Pietra, le Iscrizioni della Cappella Pontano in Napoli, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2015.
  2. ^ AA.VV., Napoli Sacra, guida alle chiese della città, a cura di Nicola Spinosa, Napoli, Elio De Rosa, 1994.

Voci correlateModifica

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