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Carpo (figlio di Zefiro)

giovane noto ed ammirato per la sua grande bellezza della mitologia greca
Carpo
Nome orig.Καρπός
SessoMaschio

Carpo (in greco antico: Καρπός, Karpós, letteralmente "frutto") nella mitologia greca era un giovane noto ed ammirato per la sua grande bellezza.

Figlio di Zefiro (il vento di ponente) e di Clori (la primavera o nuova vegetazione-fioritura), viene così ad assumere in se stesso una metafora naturale: il vento di ponente che annuncia la rinnovata crescita primaverile, che in seguito darà i frutti. Carpo si trova quindi ad avere il potere di accrescere ed aggiungere sapore, colore e vita ai frutti e per le sue funzioni è associabile alla dea romana Pomona.

Indice

EtimologiaModifica

La parola Karpos deriva dalla lingua protoindoeuropea nella sua radice radice kerp-[1]. Parole imparentate si possono trovare in molte lingue indo-europee, tra cui l'inglese moderno in parole come "harvest" (dalle lingue germaniche), "carpet", " excerpt" e" scarce" (dal latino). Direttamente dal greco Karpos derivano:

  • il prefisso "carpo-" - che significa frutta, ad esempio in "carpofaga".
  • i suffissi "-carp" e "-carpous" - che significano anch'essi la frutta, ad esempio in ascocarpo e pericarpo.
  • Carpello - l'organo riproduttivo femminile di un fiore.
  • Carpologia - lo studio di frutti e semi.
  • Carpoforo - il corpo fruttifero di un fungo.
  • Il nome proprio Carpoforo (letteralmente "fruttifero").

Una nota espressione in lingua latina è carpe diem ("cogliere il tempo") dal verbo latino carpo, affine al greco Karpos.

MitologiaModifica

La sua vicenda viene raccontata da Nonno di Panopoli nel suo poema epico intitolato Dionisiache: si narra dell'amore vicendevole tra due giovani, Carpo e Calamo (figlio del re Meandro, da cui prese il nome il fiume). Carpo annegò proprio in quel fiume, mentre i due amanti si trovavano impegnati in una competizione, una gara di nuoto.[2]

Calamo, sopraffatto dal dolore per aver perso il suo compagno, si lasciò anch'egli annegare tra le stesse acque. Egli sarà poi trasformato in una canna acquatica, in cui frusciare al vento è interpretato come un perenne sospiro di lamentazione.[3]

NoteModifica

  1. ^ R. S. P. Beekes, Etymological Dictionary of Greek, Brill, 2009, p. 149.
  2. ^ Nonno, Dionisiache, XI, 383.
  3. ^ Nonno, Dionisiache, XI, 424-426.

Voci correlateModifica