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Il caso obliquo, in linguistica, indica un sostantivo che non sia accusativo, nominativo e vocativo. È presente in particolare nelle lingue del medio oriente come arabo, zazaki e curdo oltre al singalese che viene parlato invece nello Sri Lanka.

Spesso è utilizzato con nomi seguiti da una preposizione e per il complemento di specificazione (di chi? di che cosa?)

In singaleseModifica

Nel caso dei nomi animati, il tema del caso indiretto (obliquo) si forma sempre con una -න්- [-n-] infissa, mentre per i nomi inanimati si ha -වල- [-ʋalə-]. Nel prospetto della declinazione plurale, gli infissi del caso indiritto sono indicati uniti ai suffissi dei casi nominali per motivi di semplificazione

In araboModifica

In arabo il caso obliquo è importante per la costruzione dello stato costrutto, quello che funge da complemento di specificazione. Esempio: "il libro del ragazzo", kitābu al-waladi, in cui il primo termine, ossia "il libro", non prende mai l'articolo pur essendo determinato e al caso nominativo (notare la -u a fine parola), mentre il secondo termine, "del ragazzo", prende l'articolo e il caso obliquo (notare la -i). In una catena di casi obliqui, ad esempio "il libro della figlia del maestro", solo l'ultimo termine prenderà l'articolo: kitābu binti al-muʿallimi, "Il libro della figlia del maestro".

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