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Chiesa di San Giorgio Martire (Porcia)

chiesa di Porcia
Chiesa di San Giorgio Martire
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
LocalitàPorcia
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Diocesi Concordia-Pordenone
ArchitettoSilvio Pitter
Completamento1846

La chiesa arcipretale di San Giorgio Martire, nota anche come duomo di Porcia, è la parrocchiale di Porcia (PN). Fa parte della forania dell'Alto Livenza, a sua volta compresa nella diocesi di Concordia-Pordenone.

Indice

StoriaModifica

La prima citazione di una chiesa a Porcia risale al 1262. Questo edificio, eretto a parrocchiale verso la fine del Basso Medioevo, fu probabilmente ricostruito nel 1560. Dal 1804 il parroco di Porcia si fregia del titolo di arciprete. L'attuale parrocchiale è frutto di un rifacimento di quella cinquecentesca condotto nel 1846 su progetto di Silvio Pitter.

InternoModifica

All'interno è conservato un coro ligneo intarsiato e scolpito che risale al XVII secolo. Le ante dell'organo raffigurano San Giorgio che uccide il drago, la conversione di San Paolo e l'Annunciazione e sono state dipinte da Isacco Fischer. Si possono inoltre ammirare le pale di San Giorgio di Jacopo Negretti meglio noto come Palma il Giovane e la pala di santa Lucia di Francesco da Milano.

CampanileModifica

Accanto alla chiesa si trova il campanile, alto 44 metri, che ha un basamento in pietra quadrangolare risalente al 1488 e venne probabilmente eretto nel 1555. Tale data è stata trovata incisa nell'intonaco interno. Avrebbe dovuto assomigliare, nell'intenzione originaria, al campanile di San Marco ma la sua costruzione venne, invece, interrotta al raggiungimento dei 44 metri di altezza. Secondo la tradizione locale, l'interruzione fu ordinata dalla Serenissima per paura che la torre campanaria potesse superare in bellezza quella di San Marco. La struttura del campanile consiste in una doppia canna muraria nello spessore della quale sono state ricavate le rampe per la salita. Al piano terra era situata un botola per l'accesso al locale sottostante. La leggenda racconta che da qui partisse un passaggio segreto che attraversava il castello per poi raggiungere la torre dell'orologio.

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