Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo

Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (conosciuto anche come C.A.S.A) è un organo istituzionale del Ministero dell'Interno italiano che ha il compito di favorire la condivisione, la circolazione, la valutazione e la quantificazione delle informazioni relative a minacce terroristiche interne ed esterne tra le varie forze di polizia italiane (ad esempio aggiorna le liste dei foreign fighters italiani e definisce i criteri di espulsione per i soggetti ritenuti a rischio). Pianifica e attiva, laddove necessario, misure di prevenzione e contrasto e suggerisce al Governo il livello di allerta antiterrorismo da fissare. Il Presidente del CASA è il dirigente di PS Lamberto Giannini.[1]

StoriaModifica

Il Comitato nasce in seno al Ministero dell'Interno in via sperimentale nel dicembre 2003 a seguito dei tragici fatti legati agli Attentati di Nāṣiriya e viene ufficializzato nel 2004, grazie alla promulgazione del Decreto Ministeriale del 6 maggio. Con tale intervento normativo, il Comitato va a supportare l'Unità di Crisi del Ministero dell'Interno, la cabina di regia creata per la gestione delle emergenze terroristiche sul territorio nazionale.

Composizione ed attivitàModifica

Presieduto dal Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione della Polizia di Stato (presidente), riunisce un ufficiale superiore dell'Arma dei Carabinieri, un funzionario del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, un funzionario AISI, un funzionario AISE[2]. Sono, talvolta, convocati anche rappresentanti della Guardia di Finanza per la lotta al finanziamento delle organizzazioni terroristiche e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per il monitoraggio delle carceri, scongiurando radicalizzazione e proselitismo. Si riunisce con cadenza settimanale, ogni giovedì. Collabora anche con gli omologhi enti dei paesi esteri alleati.

NoteModifica

  1. ^ Copia archiviata (PDF), su mastercrisis.unitus.it. URL consultato il 16 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2019).
  2. ^ poliziaedemocrazia.it. URL consultato il 10 marzo 2018 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2018).

BibliografiaModifica