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Composizione a caratteri mobili, fusi in piombo.
Due esempi di casse tipografiche, suddivise in vari cassettini, destinato ciascuno a raccogliere i singoli caratteri mobili (lettere, numeri e altri segni) di un solo tipo.
La scala dei caratteri elaborata nel 1737 da Pierre-Simon Fournier.

La composizione tipografica è il procedimento di accostamento e sistemazione dei caratteri e dei bianchi tipografici per la riproduzione a stampa di un testo scritto[1]. L'addetto alla composizione tipografica si chiama compositore.

Indice

StoriaModifica

Per secoli la composizione è stata eseguita a mano, "componendo" (cioè giustapponendo) ad uno ad uno i singoli caratteri mobili in piombo in senso inverso per formare una o più pagine di composizione, la cosiddetta imposizione, entro un telaio o forma di stampa da imprimere al torchio.

Solo verso la fine del XIX secolo la composizione diventò semiautomatica e poi automatica con le macchine monotype o linotype, mentre non ci fu più bisogno di ricomporre un testo già composto grazie alla stereotipia per mezzo di clichés.

Nel corso della seconda metà del XX secolo dalla composizione manuale, o meccanica, si è passati definitivamente alla composizione elettronica, sfruttando le possibilità offerte dalle tecnologie informatiche applicate alla stampa.

NoteModifica

  1. ^ Giuliano Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano, Editrice Bibliografica, 1985, p. 38.

Voci correlateModifica

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