Connotazione
La parola connotazione indica i significati che vengono attribuiti ad una parola insieme al suo significato basilare. Si tratta dunque di un insieme di attributi stilistici ed affettivi (sfumature peggiorative, migliorative o anche eufemistiche).
Per fare un esempio si può distinguere, nella parola volpe, tra due piani:
- denotazione: si tratta del senso proprio del termine, come si può trovare in un testo descrittivo, dunque un mammifero carnivoro caratterizzato da determinate proprietà (Vulpes vulpes).
- connotazione: si tratta dei sensi figurati legati al termine: la parola ha connotati di furbizia, che a seconda del contesto possono essere positivi o negativi, spesso legati alla coscienza popolare e letteraria di una o più comunità linguistiche
Secondo John Stuart Mill, una parola va considerata come connotativa se indica, oltre ad un oggetto, anche le sue proprietà, mentre non lo è se si limita a indicare il solo oggetto oppure soltanto una proprietà.[1]
La stessa parola o parole simili possono avere una connotazione diversa a seconda del luogo o della lingua. Ad esempio, la parola Polacke ha una connotazione negativa in tedesco; la parola neutrale sarebbe Pole (cittadino della Polonia); simili considerazioni valgono anche per altre lingue, mentre in italiano il termine polacco non è legato a particolari connotazioni (polak e polka sono del resto i nomi con cui gli abitanti della Polonia chiamano se stessi).
Note modifica
- ^ John Lyons, Semantics, Cambridge, Cambridge University Press, 1977; trad. it. Manuale di semantica, Roma-Bari, Laterza, 1980, vol. I.