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Il Consiglio di Gestione, anche noto con l'acronimo CdG, è stato un organo aziendale istituito dalla Repubblica Sociale Italiana e successivamente ratificato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.

Nel decreto legislativo 12 febbraio 1944 n. 375 della RSI, contenente norme per la socializzazione delle grandi imprese, venne istituito il nuovo organismo aziendale denominato "Consiglio di Gestione", paritariamente formato da rappresentanti dei lavoratori e della proprietà. Detti organismi, che comprendevano dirigenti e tecnici aziendali, unitamente a sindacalisti corporativi della CGLTA (Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti), assunsero immediatamente un ruolo vitale nella gestione e programmazione produttiva delle grandi e medie aziende.

La legislazione sociale fascista venne cancellata, nell'aprile 1945, dal CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) che, tuttavia, mantenne in essere i CdG, affidando la loro composizione ai locali CLNA (Comitati di Liberazione Nazionale Aziendale), affinché provvedessero all'epurazione dei membri politicamente coinvolti con la RSI e alla loro sostituzione con uomini appartenenti alle forze politiche che componevano il CLNAI. Tale decisione, che si rendeva necessaria al fine di consentire il regolare funzionamento degli opifici, era assai ben vista dalla componente social-comunista del CLNAI, in previsione della possibile vittoria elettorale e del conseguente regime di economia pianificata delle imprese, sul modello sovietico.

Dopo l'esito del referendum e l'elezione dell'Assemblea Costituente, le normative provvisorie emanate dal CLNAI persero efficacia e con loro l'istituzione dei CdG. Un tentativo per il mantenimento dei CDG fu attuato, nel dicembre 1946, dal ministro dell'Industria Rodolfo Morandi, il quale presentò un disegno di legge per disciplinarli, che non fu approvato e sfociò nel generico riconoscimento del diritto dei lavoratori a "collaborare alla gestione dell'impresa", sancito dall'articolo 46 della Costituzione Italiana.

Pur in assenza di una precisa legislazione che li contempli, i CdG nati nel 1945 continuano ad operare e altri se ne formano, tra il 1946 e 1947, in molte grandi imprese sulla base di accordi aziendali, favoriti dal periodo di incertezza politica di quegli anni. In seguito alle elezioni del 1948, che videro prevalere la Democrazia Cristiana sul Fronte Democratico Popolare e la conseguente divisione del sindacato unitario, i CdG esistenti persero gradatamente la loro funzione consultiva e propositiva, assumendo sempre più il ruolo di organismi rivendicativi nei confronti dell'impresa. Di pari passo con il graduale consolidamento democratico della società italiana, nel giro di pochi anni i CdG furono esautorati ed estromessi dalle aziende, per decisione unilaterale delle imprese.

BibliografiaModifica

  • Stefano Musso, La partecipazione nell'impresa responsabile, Il Mulino, Bologna, 2009

Voci correlateModifica