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DVB-T2

standard televisivo
Logo di DVB-T2
Diffusione in Europa dello standard DVB-T2 (in blu scuro) rispetto allo standard DVB-T (in blu chiaro)

Il DVB-T2, abbreviazione per Digital Video Broadcasting - Second Generation Terrestrial, nelle telecomunicazioni è un'estensione dello standard DVB-T del consorzio europeo DVB per una modalità di trasmissione televisiva digitale terrestre.

StoriaModifica

Nel marzo 2006 il DVB decise di migliorare lo standard DVB-T, tanto che nel giugno del 2006 venne creato il gruppo di studio TM-T2 (Technical Module on Next Generation DVB-T, modulo tecnico sul DVB-T di prossima generazione) all'interno del gruppo DVB, al fine di sviluppare uno schema di modulazione avanzato adottabile da uno standard televisivo digitale terrestre di seconda generazione, con il nome di DVB-T2.

CaratteristicheModifica

In base ai requisiti commerciali e tecnologici proposti nell'aprile del 2007, la prima fase del DVB-T2 sarà destinata a fornire la miglior ricezione possibile a ricevitori stazionari (fissi) e portatili (cioè unità trasportabili, ma non completamente mobili) usando gli apparati d'antenna attuali, mentre una seconda e terza fase studieranno metodi per raggiungere bit rate più alti (con nuovi tipi d'antenna) e il problema dei ricevitori mobili. Il nuovo sistema sarebbe in grado di fornire un aumento minimo del 30% in termini di bit rate utile, a pari condizioni di canale trasmissivo usato per il DVB-T.

Le tecnologie utilizzate, a grandi linee, saranno le seguenti:

  • Codici a correzione d'errore di tipo LDPC/BCH, in accordo con quanto già avviene nello standard satellitare DVB-S2
  • Opzione di utilizzo di sistemi MIMO o a diversità d'antenna
  • Metodiche per ridurre la potenza di picco irradiata all'antenna trasmittente
  • Più di 8000 portanti: 16.000 e 32.000 portanti permetteranno di minimizzare l'overhead di prefisso ciclico su reti a frequenza singola (nei documenti citati si prospetta un incremento del 50% in termini di bit rate)
  • Stima del canale migliorata e utilizzo di un numero inferiore di portanti pilota
  • Aumento del 30% nella distanza tra ripetitori di reti a frequenza singola
  • Codifica e modulazioni variabili
  • Multiplazione flessibile che permetterà più transport stream in contemporanea e un incapsulamento dei pacchetti di protocollo IP (MHP)
  • I nuovi ricevitori DVB-T2 dovrebbero essere in grado di ricevere segnali DVB-T, ma non l'opposto, a causa delle grandi differenze a livello hardware.

DiffusioneModifica

ItaliaModifica

In Italia gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale integreranno un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con codifica HEVC[1]. A partire dal 1º gennaio 2017, gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti ai consumatori sul territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con codifica HEVC o successive evoluzioni approvate nell'ambito dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). I sistemi di ricezione DVB-T2 permettono, di norma, anche la retro-compatibilità con il DVB-T. Invece, i decoder e i televisori non indicati come compatibili con il DVB-T2 non potranno essere aggiornati al nuovo standard con una modifica del software, rendendosi per alcuni necessaria la sostituzione o l'uso di un decoder esterno, come avvenuto con l'introduzione del DVB-T.

TimelineModifica

  • Dal 1º gennaio 2017 è possibile vendere solo televisori con DVB-T2 e con HEVC[1], mentre a partire dal 2020 inizieranno le trasmissioni nel nuovo formato.[2]
  • In data 8 febbraio 2019 l'AGCOM delibera il nuovo piano di assegnazione delle frequenze del DVB-T2.[3]
  • Il 20 aprile 2019 pubblica la Delibera 129/19/CONS che definisce i criteri di conversione dei diritti d’uso delle frequenze in ambito nazionale per i canali T2.[4]
  • Il 25 giugno 2019 il Mise pubblica gli esiti delle consultazioni pubbliche sui bandi per i diritti d'uso "T2" e per le graduatorie degli "FSMA" locali.[5]
  • Il 22 luglio 2019 pubblica online la tabella di marcia e le linee guida definitive per l'emittenza locale.[6]
  • L'8 ottobre 2019 l'AGCOM pubblica online gli esiti della procedura di assegnazione dei mux in DVB-T2 ai provider nazionali.[7]
  • Il 22 ottobre 2019 viene pubblicata la dismissione dei canali UHF 51 e 53.[8]
  • Dal 1º luglio 2022 saranno permesse solo le trasmissioni con il nuovo standard.[9]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • ETSI EN 300 744 V1.5.1 (2004-11), Digital Video Broadcasting (DVB); Framing structure, channel coding and modulation for digital terrestrial television, scaricabile dal sito ETSI.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica