Di passaggio

singolo di Franco Battiato del 1996
Di passaggio
ArtistaFranco Battiato
Tipo albumSingolo
Pubblicazione1996[1]
Durata3:39
GenereRock
EtichettaPolygram Records[1]
NotePartecipano le voci di Antonella Ruggiero e Manlio Sgalambro.
C'è una versione spagnola in La emboscada.

«E intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Si cambia amore, idea, umore,
per noi che siamo solo di passaggio.»

(Di passaggio)

Di passaggio è un singolo[1] scritto dal filosofo Manlio Sgalambro e da Franco Battiato, inserito nel suo album L'imboscata (1996) dal cantautore catanese, che ne ha curato la parte musicale. Il brano rappresenta la prima traccia dell'album stesso, e fece anche da brano di chiusura per la registrazione del relativo tour del 1997.

La canzone è stata registrata anche in lingua spagnola per la versione La emboscada.

Il testoModifica

(Greco antico)

«Ταὐτὸ τ΄ἔνι ζῶν καὶ
τεθνηκὸς καὶ ἐγρηγορὸς
καὶ καθεῦδον καὶ νέον
καὶ γηραιόν· τάδε γὰρ
μεταπεσόντα ἐκεινά ἐστι
κἀκεῖνα πάλιν [μεταπεσόντα] ταῦτα.»

(IT)

«È la medesima realtà il vivo
e il morto, il desto e il dormiente,
il giovane e il vecchio:
questi infatti
mutando son quelli,
e quelli di nuovo [mutando] son questi.»

(Eraclito di Efeso, Frammenti, 88[2])

La canzone si apre con la voce di Manlio Sgalambro, che legge un passo del filosofo presocratico Eraclito di Efeso in greco antico. Dopo questa introduzione il curato arrangiamento, nel quale prevale senza dubbio la chitarra elettrica, inizia ad intrecciarsi con le parole: il testo è incentrato sulla fugacità dell'esistenza terrena e sul continuo stato di mutamento e movimento che coinvolge il mondo. A quest'ultimo aspetto fa da preludio il frammento di Eraclito, che fu appunto il filosofo a cui viene attribuita la dottrina del panta réi, «tutto scorre», ossia dell'eterno divenire.

Un'altra frase, citata all'interno della canzone, sembra esplicitamente ripresa da Eraclito: «Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume».[3]

Infine l'epilogo, cantato da Battiato assieme ad Antonella Ruggiero, è di nuovo in greco antico: si tratta di un componimento tratto dagli Epigrammi del poeta ellenistico Callimaco che parla del suicidio di Cleombroto d'Ambracia, folgorato dall'insegnamento platonico sull'immortalità dell'anima:[4]

(Greco antico)

«Εἴπας 'Ἥλιε χαῖρε'
Κλεόμβροτος Ὡμβρακιώτης
ἥλατ΄ἀφ΄ὑψηλοῦ
τείχεος εἰς Ἀίδην,
ἄξιον οὐδὲν ἰδὼν θανάτου
κακόν, ἀλλὰ Πλάτωνος
[ἓν τὸ περὶ ψυχῆς γράμμ΄ἀναλεξάμενος].[5]»

(IT)

«Dicendo «Addio sole!»
Cleombroto d'Ambracia
da un alto muro
si gettò nell'Ade:
non gli era capitato alcun male
degno di morte; aveva solo letto
uno scritto, quello di Platone sull'anima.[6]»

(Callimaco, Epigrammi, XXIII)

NoteModifica

  1. ^ a b c Solitarybeach.altervista.org
  2. ^ Rinvenuto in Plutarco, Consolatio ad Apollonium, 106, d-f. La numerazione 88 appartiene alla raccolta Diels-Kranz.
  3. ^ Traduzione da Eraclito, frammento 91a DK.
  4. ^ Sull'argomento: Luigi Spina, Cleombroto, la fortuna di un suicidio (Callimaco, ep. 23 Pf.), «Vichiana», n. XVIII (1989), pp. 12-39.
  5. ^ L'ultimo verso non viene citato dalla canzone.
  6. ^ Si tratta presumibilmente del Fedone, che aveva come sottotitolo Sull'anima (Antonio Carlini, Filologia, papirologia, storia dei testi, Fabrizio Serra editore, 2008, p. 227).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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