Discussione:Eugenio Torelli Viollier

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Torelli Viollier garibaldinoModifica

[@ Visconteo] - :Ciao ti dico la mia.

  • Prima osservazione: scrivi "E, ripeto, il ruolo di Torelli nella Spedizione dei Mille è largamente descritto anche nella voce". Leggiamo: c'è scritto che Torelli Viollier "in quel periodo, con il figlio di un altro patriota del '48, gira l'Italia Meridionale a far propaganda per il generale Giuseppe Garibaldi". Questo sarebbe il ruolo "nella spedizione dei Mille"? Due osservazioni: 1) Una sola frase non è una descrizione "ampia"; 2) Se ha girato per conto suo, vuol dire che non è mai stato insieme ai Mille!
  • In secondo luogo, hai ripristinato la tua modifica in cui definisci Torelli Viollier un garibaldino. Nel tuo messaggio mi spieghi che fu un garibaldino, non uno dei Mille. Ho aperto la voce: un garibaldino è un "soldato volontario che abbia militato nelle numerose formazioni costituite e guidate da Giuseppe Garibaldi". Torelli Viollier con il fucile in mano a diciotto anni? Mi hai messo una bella curiosità: voglio leggere il libro di Massimo Nava. Visto che Torelli Viollier ha girato l'Italia Meridionale a far propaganda per il generale Giuseppe Garibaldi, non ha partecipato attivamente a nessuna operazione militare, quindi non può essere considerato un garibaldino.
  • Quindi, in sostanza, per quello che si legge in questa voce: 1) Torelli Viollier non ha avuto un ruolo nella Spedizione dei Mille; 2) Torelli Viollier non è stato un garibaldino. Infine, sono andato a controllare com'è definito Torelli Viollier sulla treccani online: Torelli Viollier è definito giornalista. Per questo motivo ho invertito le Attività2 con la Attività1: è stato primariamente un giornalista. A presto (dopo la lettura di Nava) :-) --Sentruper (msg) 11:08, 5 set 2017 (CEST)

Ho letto le prime cento pagine del libro e ho fatto le opportune integrazioni. Qui voglio inserire il testo di una lettera che Massimo Nava ha trascritto integralmente (pagg. 35-36). È scritta in tempo di pace, le armi erano già state deposte. Ma fa capire che Torelli non le aveva mai imbracciate. Ecco il testo:

«Mia cara sorella, come vedi dalla data [20 settembre], sono ancora ad Ariano che è il paese più antipatico e infame che si possa immaginare. È posto a picco sopra orribili burroni ed è raggiungibile da una sola parte per mezzo di due strade scoscese e ripidissime. È un luogo ideale per difendersi da attacchi nemici. Naturalmente, non offre alcuna possibilità di una passeggiata a piedi o a cavallo fuori città. Le vie del paese salgono e scendono in continuazione e la maggior parte delle strade è fatta con gradoni e tornanti così ripidi che ogni passo provoca affanno. Alla fine mi sono rassegnato a frequentare soltanto un paio di strade. E di malavoglia. Vado in piazza, dove c'è il palazzo vescovile, trasformato ora in comando e segreteria. Vado alla casa del comandante o alla canonica, dove sono alloggiato. Inoltre gli abitanti sono la peggior razza di uomini che io abbia mai vista. Ladri, traditori, falsi e reazionari. Inutile dirti che non ci sono teatri né altri divertimenti. L'altra sera, il sovrintendente del luogo, tale Di Gennaro, ha organizzato una festa da ballo e ha invitato il nostro comandante con tutto lo stato maggiore. Figurati che fra cinquanta signori, c'erano soltanto due signore che sapevano ballare ed erano le figlie del signor Anzano, l'uomo più birbante e più odiato dai liberali. Immaginati il divertimento. Per il rinfresco, servirono dolci e anguille. Per averne assaggiata qualcuna, ho dolori alle viscere da giorni. Il mio umore non è particolarmente amabile, ma quel che è peggio è che non so per quanto tempo ancora dovrò restare in questo maledetto paese. Salvo una compagnia di buoni amici, non ho altro passatempo. Se vuoi scrivermi, spedisci la posta a questo indirizzo: signor Giuseppe Demarco, comandante delle truppe insurrezionali della provincia. Scrivimi, giacché da tanto tempo non ho più notizie. Informami della salute di tutti. Io, salvo queste coliche passeggere, sto bene. Questa vita vagabonda non mi fa ingrassare e mi tiene sveglio e vegeto. Un caro saluto e tanti abbracci.
Tuo Eugenio»

--Sentruper (msg) 14:03, 10 set 2017 (CEST)

[@ Sentruper] Mi sono davvero poco comprensibili gli arzigogolati giri di parole che hai compiuti nella voce [1] pur di non scrivere chiaramente che Eugenio Torelli Viollier era un garibaldino. È un modo per non ammettere un errore (ne facciamo tutti) o hai qualche atavica antipatia verso i Garibaldini? Si scherza, naturalmente, ma nella sostanza la cosa risulta assai strana, dato che la maggioranza delle note a sostegno del testo sono riferite a un libro che si intitola "Il garibaldino che fece il Corriere della Sera". Comunque, mi sono stancato di discutere a vuoto e, quindi, fai un po' come ti pare. Ciaooooo. --Visconteo (msg) 16:43, 26 set 2017 (CEST)
Ciaooooo. --Sentruper (msg) 10:20, 3 ott 2017 (CEST)
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