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Eccidio di Cibeno
Tipouccisioni tramite fucilazione
Data12 luglio 1944
LuogoCibeno
StatoRepubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
ResponsabiliUomini delle SS, al comando del tenente Karl Müller[1]
Motivazionerappresaglia per l'attentato contro soldati tedeschi del 25 giugno a via del Campo a Genova (dibattuta)
Conseguenze
Morti67

L'eccidio di Cibeno fu una strage compiuta dalle SS il 12 luglio 1944 presso il poligono di tiro di Cibeno, una frazione – oggi quartiere – di Carpi, in cui morirono 67 persone già recluse nel Campo di Fossoli.

È stato definito come «l'atto più efferato commesso nell'Italia occupata dalle SS su persone internate in un campo di concentramento»[2].

EventiModifica

La versione ufficiale delle SS è che l'esecuzione dei prigionieri fosse una rappresaglia per l'uccisione di sette militari tedeschi a Genova avvenuta il precedente 25 giugno. Tale versione è stata spesso messa in discussione poiché le rappresaglie avvenivano, solitamente, più in prossimità (tanto geografica quanto temporale) rispetto alla causa scatenante[3]. Le ipotesi alternative ritengono l'evento di Genova un pretesto ripreso a posteriori, dopo che i comandi di Verona e Fossoli avevano individuato una lista di prigionieri ritenuti, per diversi motivi, particolarmente pericolosi[4][5].

Altri elementi anomali della versione ufficiale sono: il manifesto apparso il 6 luglio, solo a Genova, in cui si annunciava la già avvenuta fucilazione di 70 prigioneri come rappresaglia per l'attentato del 25 giugno[6] e il fatto che la lista inizialmente contenesse 71 nomi e venne ridotta all'ultimo a settanta presumibilmente per meglio simulare il concetto di rappresaglia[6] (scampò all'eccidio Bernardo Carenini).

La pianificazione del massacro proseguì con l'interdizione all'accesso al poligono di tiro per le truppe repubblichine e con lo scavo di una fossa a opera di prigioneri ebrei.

Alle persone destinate alla fucilazione venne detto l'11 luglio che sarebbero state trasferite in una diversa baracca del campo, per permetterne la mattina successiva la tradotta verso i campi di lavoro in Germania. Il trasporto venne organizzato con tre viaggi in camion – diretti al poligono di Carpi, e non alla stazione ferroviaria come era stato comunicato ai prigionieri – che avrebbero dovuto essere di 20 persone il primo e 25 i successivi. Dell'ultimo gruppo riuscì a salvarsi Teresio Olivelli che si nascose nelle baracche dei materiali, dove per settimane ricevette la copertura da altri prigionieri fidati. Egli rimase nascosto fino all'inizio di agosto quando l'intero campo venne svuotato e i prigionieri trasferiti a Bolzano: morì a Hersbruck il 12 gennaio 1945.[7]

Delle 69 persone trasferite al poligono, due del secondo gruppo riuscirono a sfuggire alla morte. Giunti al poligono, mentre venivano allineati sul bordo della fossa, i due assalirono i soldati tedeschi avvicinatisi per sparare loro alla nuca e balzarono in un pertugio del recinto di filo spinato dileguandosi poi, sebben feriti, nei campi. A seguito della rivolta anche i tedeschi riportarono danni testimoniati dalle vistose fasciature con cui gli altri prigionieri li videro tornare al campo per il terzo trasferimento. Per quest'ultimo trasferimento i tedeschi ammanettarono preventivamente i prigionieri.

Il conteggio ufficiale delle vittime fu per lungo tempo incerto. L'episodio di Olivelli rimase a lungo sconosciuto[8], tanto che Mario Fasoli e Eugenio Jemina, i due fuggitivi, riunitisi alle truppe partigiane e ignari della sorte di Olivelli, alimentarono in buona fede la notizia di essere gli unici due sopravvissuti.

L'esumazioneModifica

Il riconoscimento delle salme fu difficoltoso – avvenne soprattutto grazie all'iniziativa personale del Dott. Angelo Bianchi Bosisio[9] – perché sopra di esse, subito dopo l'esecuzione, fu sparsa calce viva. Le vittime furono tutti uomini, provenienti da diverse regioni, dai 16 ai 64 anni.

Tra di loro anche il Generale Della Rovere, al secolo Giovanni Bertoni, protagonista del romanzo Il generale Della Rovere. Istruttoria di un processo di Indro Montanelli, del film Il generale della Rovere di Roberto Rossellini del 1959 e dell'omonima miniserie televisiva del 2011, che è stato però depennato dal'elenco dei martiri di Fossoli a causa della sua accertata precedente attività di spionaggio a favore dei tedeschi.[10][11]

La stampa dell’Italia liberata diede grande rilievo all’esumazione delle vittime e alle esequie solenni del 24 maggio 1945, avvenute presso il Duomo di Milano, e celebrate dall'arcivescovo dell'epoca Alfredo Ildefonso Schuster. Fu forse il primo momento pubblico dopo la guerra in cui popolazione, personalità politiche e militari si fusero unanimi nel compianto e nella condanna.

Elenco delle vittimeModifica

  • Andrea Achille
  • Vincenzo Alagna
  • Enrico Arosio
  • Emilio Baletti
  • Bruno Balzarini
  • Giovanni Barbera
  • Vincenzo Bellino
  • Edo Bertaccini
  • Giovanni Bertoni
  • Primo Biagini
  • Carlo Bianchi
  • Marcello Bona
  • Ferdinando Brenna
  • Luigi Alberto Broglio
  • Francesco Caglio
  • Emanuele Carioni
  • Davide Carlini
  • Brenno Cavallari
  • Ernesto Celada
  • Lino Ciceri
  • Alfonso Marco Cocquio
  • Antonio Colombo
  • Bruno Colombo
  • Roberto Culin
  • Manfredo Dal Pozzo
  • Ettore Dall'Asta
  • Carlo De Grandi
  • Armando Di Pietro
  • Ezio Dolla
  • Luigi Ferrighi
  • Luigi Frigerio
  • Alberto Antonio Fortunato Fugazza
  • Antonio Gambacorti Passerini
  • Walter Ghelfi
  • Emanuele Giovanelli
  • Davide Guarenti
  • Antonio Ingeme
  • Jerzy Sas Kulczycki
  • Felice Lacerra
  • Pietro Lari
  • Michele Levrino
  • Bruno Liberti
  • Luigi Luraghi
  • Renato Mancini
  • Antonio Manzi
  • Gino Marini
  • Nilo Marsilio
  • Arturo Martinelli
  • Armando Mazzoli
  • Ernesto Messa
  • Franco Minonzio
  • Rino Molari
  • Gino Montini
  • Pietro Mormino
  • Giuseppe Palmero
  • Ubaldo Panceri
  • Arturo Pasut
  • Cesare Pompilio
  • Mario Pozzoli
  • Carlo Prina
  • Ettore Renacci
  • Giuseppe Robolotti
  • Corrado Tassinati
  • Napoleone Tirale
  • Milan Trebsé
  • Galileo Vercesi
  • Luigi Vercesi

NoteModifica

  1. ^ Franzinelli, p.216.
  2. ^ Marzia Luppi, Dieci anni dopo (PDF), su centrostudifossoli.org.
  3. ^ A titolo di confronto si consideri che, per rappresaglia all'attentato del 24 giugno sulla linea ferroviaria Modena-Mantova, vennero immediatamente fucilati sei antifascisti e la notizia venne diffusa dal comando tedesco con manifesti in tutta la zona di Carpi indicando che l'esecuzione era avvenuta in attesa di individuare i reali colpevoli.
  4. ^ Franzinelli, p.207.
  5. ^ Ori Iacono Montanari, p.5.
  6. ^ a b Ori Iacono Montanari, p.19.
  7. ^ Ori Iacono Montanari, p.132-134.
  8. ^ Anche la lapide commemorativa posta al poligono dal CLN di Carpi riportava inizialmente il numero 68 poi corretto in 67.
  9. ^ Paolo Paoletti - La strage di Fossoli: 12 luglio 1944 - Mursia, 2004
  10. ^ Ori Iacono Montanari, p.37.
  11. ^ Nota 1-15153 del Ministero della Difesa del 23 aprile 1959.

BibliografiaModifica

  • Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono e Metella Montanari, Uomini nomi memoria - Fossoli 12 luglio 1944, a cura di Comune di carpi, Fondazione ex-campo Fossoli, ANPI, Istituto storico di Modena, Associazione Amici del Museo Monumento al Deportato, APM, 2004.
  • Mimmo Franzinelli, Una strage senza colpevoli: Fossoli, in Le stragi nascoste, Mondadori, 2002, pp. 207-233, ISBN 88-04-50337-8.

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