Ettore Zapparoli

alpinista italiano

Ettore Zapparoli (Mantova, 21 novembre 1899Macugnaga, 18 agosto 1951) è stato un alpinista italiano.

BiografiaModifica

Mantovano di nascita, milanese d'adozione, amico di Dino Buzzati e Guido Rey, deve la sua fama alla sua attività di alpinista che a lungo ha esplorato la parete est del Monte Rosa di Macugnaga con diverse salite in solitaria.

Figlio di Luigi Zapparoli, medico, e di Anita Nuvolari, parente di Tazio Nuvolari, si laureò in Economia e Commercio a Ca' Foscari a Venezia e si diplomò in Composizione al Conservatorio di Parma.[1]

Nel 1934 ha raggiunto il colle Gnifetti salendo da Macugnaga e la diretta alla Punta Doufour, come variante finale del canalone Marinelli. Nel 1937 apre la via nota come Cresta del Poeta arriva sulla punta Nordend, dedicandola all'amico Guido Rey.[1]

Il 17 e il 18 settembre 1948 traccia Canalone della Solitudine, ma sull'impresa gravano alcuni dubbi.

Incidente sul Monte RosaModifica

Scompare nel 1951 nel corso dell'ennesima scalata mentre tentava solo come sempre di risolvere il problema della diretta alla Punta Zumstein, senza dubbio la cima più pericolosa della parete est del Monte Rosa.

Il 9 settembre 2007 un escursionista alla ricerca di minerali trova pochi reperti biologici, frammenti del vestiario e dell'attrezzatura tecnica, indizi che circoscrivono i reperti agli Anni '40 e '50, periodo in cui quattro alpinisti erano scomparsi in quella zona. Successivamente le analisi genetiche permettono di attribuire definitivamente a Zapparoli i resti rinvenuti.[2]

Altre attivitàModifica

È stato anche un romanziere e musicista.

«All'alba è all'ultimo spallone della cresta, sull'imbuto grigiastro di un ghiacciaio fittamente trafilato. In alto, oltre le valli s'aprono ombre turchine di pascoli calmi, rigati di nevai. Il sole è un'ostia ferma tra lame di nubi; vi si disegna, nella fiamma, un palmizio. È da tanto digiuno, arso, leggero; la gola gradisce un ghiacciolo, altro non accetterebbe. Prima di prendere una della vie battute che lo riporteranno al piano, si ferma, ed ascolta ad occhi socchiusi accordarsi i torrenti d'un versante a quelli d'un altro. Cosa cerchiamo?»

(Ettore Zapparoli, Il silenzio ha le mani aperte, 1949)

OpereModifica

  • Blu Nord, Martucci editore, Milano, 1936
  • Il silenzio ha le mani aperte, Montes, Torino, 1949

RiconoscimentiModifica

C'è una cappelletta a lui dedicata vicino al rifugio Zamboni a circa 2100 m.

NoteModifica

  1. ^ a b Eugenio Pesci, Solitudine sulla Est, Vivalda editori, Torino, 1996, pp. 84-85
  2. ^ Il dna dopo 56 anni svela il mistero del Rosa. Sono i resti di Zapparoli, scomparso sulla parete Est, La Stampa, 21 dicembre 2007. URL consultato il 23 agosto 2018.

BibliografiaModifica

  • Eugenio Pesci, Solitudine sulla est. Ettore Zapparoli e il Monte Rosa romantico, CDA & Vivalda, Torino, 1996. ISBN 8878081264 (ISBN 10) / ISBN 978-8878081260 (ISBN 13) con bibliografia ed antologia;
  • Dino Buzzati, Ettore Zapparoli, "Corriere della Sera", 1º settembre 1951;
  • A. Balliano, Ricordo di Zapparoli, "Lo Scarpone", 1951;
  • B. Galbiati, O Zapparoli, "Il Popolo", settembre 1951.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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