Fedayyin

Fedayyìn, o Fidayyìn (in arabo: فدائيون‎, in lingua armena: Ֆէտայի) è il plurale arabo del termine fidā'ī che letteralmente significa "devoto". Secondo autori inglesi il termine fedayeen significa "coloro che si sacrificano" (those who sacrifice themselves).[1]

Questo termine nel corso della storia è stato utilizzato per descrivere numerosi e distinti gruppi militanti o individui in Armenia, Iran e nel mondo arabo.

Il termine si riferisce nella storia classica dell'Islam ai seguaci ismailiti (quindi sciiti) di Ḥasan-i Ṣabbāḥ che, nelle alture iraniche di Alamūt, organizzò un complesso Stato teocratico che organizzava attentati mirati a colpire più ancora che gli avversari crociati installatisi in Terra Santa, gli esponenti del potere sunnita (in particolare i Selgiuchidi ma anche tutti quanti i musulmani del califfato medioevale che, in Siria e Palestina, perseguivano regolarmente una politica di sostanziale buon vicinato coi Crociati invasori) che gli Ismailiti ritenevano come i loro più detestabili avversari religiosi e ideologici.

L'estrema devozione che caratterizzava i sostenitori di Hasan-i Sabbah li fece definire, appunto, "devoti" e la loro capacità di sacrificio, spinta fino al suicidio, li fece considerare come i più temibili rappresentanti dell'Islam militante dei secoli XIII e XIV.

Il termine in età contemporanea è stato riesumato dai combattenti dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina contro lo Stato israeliano e, nell'uso della stampa, quello che è grammaticalmente pur sempre un plurale è passato ormai da tempo a identificare anche il singolare, talché è corrente l'abitudine di riferirsi a "un fedayyìn", laddove più correttamente si dovrebbe parlare di "un fidà'i". Il termine è stato usato da una formazione paramilitare irachena costituita nel 1995 durante il regime baathista di Saddam Hussein denominata Fedayyin di Saddam e sciolta nel 2003 in seguito all'invasione dell'Iraq da parte della coalizione multinazionale.

NoteModifica

  1. ^ Rea, Tony, The Arab-Israeli conflict, Oxford University Press, 1997, ISBN 0-19-917170-X, OCLC 60155920. URL consultato il 18 aprile 2020.

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