Siria

stato del Vicino Oriente
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Siria
Siria – Bandiera Siria - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Allāh yahmiki yā Sūriya (Dio ti protegga, o Siria)
Siria - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Araba di Siria
Nome ufficiale الجمهوريّة العربيّة السّوريّة
Al-Jumhūriyya al-ʿArabiyya al-Sūriyya
Lingue ufficiali arabo
Capitale Damasco  (1 949 000 ab. / 2013)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale (de iure)
Sistema a partito dominante[1] (de facto)
Presidente Bashar al-Assad
Primo ministro Imad Khamis
Indipendenza 1946
Ingresso nell'ONU Dal 24 ottobre 1945 1
Superficie
Totale 185 180 km² (86º)
 % delle acque 0,06%
Popolazione
Totale 18 906 907 ab. (2017) (61º)
Densità 128 ab./km²
Tasso di crescita −24,24% (2010-2014)
Geografia
Continente Asia
Confini Turchia, Iraq, Giordania, Israele e Libano
Fuso orario UTC +2
Economia
Valuta Lira siriana
PIL (nominale) 60 043[2] milioni di $ (2010) (70º)
PIL pro capite (nominale) 1 535 $ (2015) (149º)
PIL (PPA) 106 890 milioni di $ (2010) (68º)
ISU (2011) 0,632 (medio) (119º)
Fecondità 2,9 (2010)[3]
Varie
Codici ISO 3166 SY, SYR, 760
TLD .sy, سوريا.
Prefisso tel. +963
Sigla autom. SYR
Inno nazionale Humāt ad-Diyār
Festa nazionale 17 aprile (Giorno dell'indipendenza)
Siria - Mappa
1 è uno dei 51 Stati che nel 1945 diedero vita all'ONU.
Membro della Lega Araba dal 1945
Evoluzione storica
Stato precedente Francia Mandato francese della Siria
 

Coordinate: 35°13′N 38°35′E / 35.216667°N 38.583333°E35.216667; 38.583333

La Repubblica Araba di Siria (in arabo: الجمهورية العربية السورية‎, al-Jumhūriyya al-ʿArabiyya al-Sūriyya ), o semplicemente Siria (in arabo: سوريا‎, Sūriya ), è uno Stato del Vicino Oriente, vasta 185 180 k, con 23 695 000[4] abitanti. La capitale è Damasco.

Confina a nord con la Turchia, a est con l'Iraq, a sud con la Giordania, a ovest con Israele e Libano. Sempre a ovest si affaccia sul Mar Mediterraneo. La Siria è una repubblica presidenziale. La lingua ufficiale è quella araba.

Dal 1963 il Paese è governato dal partito Baʿth; il capo di Stato dal 1970 è un membro della famiglia Asad. L'attuale Presidente della Siria è Baššār al-Asad, figlio di Ḥāfiẓ al-Asad, che ha mantenuto il potere dal 1970 sino alla sua morte nel 2000. Dalla Guerra dei sei giorni del 1967, Israele occupa le Alture del Golan.

Nel corso del 2011 sono scoppiate delle sommosse popolari, nel più ampio contesto della primavera araba, e sono degenerate in una guerra civile, ancora in corso, tra le forze governative e quelle ribelli. Attualmente i morti documentati dall'inizio del conflitto sono 321358; di cui 96073 civili, 17411 bambini e 10847 donne.[5][6]

Nel 2016 almeno 652 bambini sono stati assassinati, il 20% in più rispetto all'anno precedente. Il 30% dei feriti in sei anni di guerra in Siria sono bambini.[7][8]

Indice

EtimologiaModifica

In italiano il nome Siria proviene (attraverso il latino: Syria) dal greco Συρία (Syrìa), originariamente derivato da Aššūrāyu (Assiria) la regione dell'alto Tigri, nel nord della pianura mesopotamica; ma un tempo era diffusa anche la forma Sorìa, presa dal nome arabo del paese. Oggi di questa forma rimane traccia solo nella denominazione del gatto soriano.

StoriaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Siria.

Il territorio siriano fu interessato dalla cultura mesolitica dei Natufiani, sviluppatasi intorno al X millennio a.C. e che vide forse gli inizi dell'agricoltura e alcune delle civiltà più antiche del mondo.

Storia anticaModifica

 
Rovine del Palazzo Reale G a Ebla

La Siria subì nell'antichità una serie di dominazioni che le consentirono di sviluppare una fiorente civiltà: Ebla ne è il più significativo esempio. La regione fu influenzata direttamente prima dagli Egiziani, poi dai Babilonesi, dai Persiani, dai Macedoni e infine, a partire dalla fine del IV secolo a.C. fu sottoposta a un vigoroso processo di ellenizzazione dalla dinastia dei Seleucidi.

Il greco, lingua delle classi dirigenti e della cultura, si impose soprattutto nelle città, molte delle quali erano oltretutto di fondazione ellenica. Gli idiomi autoctoni (il siriaco, dialetto dell'aramaico, e altre parlate semitiche), continuarono tuttavia ad essere diffusi nelle zone rurali (e, in minor misura, in alcune realtà urbane) in ampie fasce di popolazione sia durante l'età seleucide che in epoca romana.

 
Teatro Romano a Palmira.

Questa ebbe inizio nel 64 a.C. con la conquista della regione da parte di Pompeo e si protrasse per circa sette secoli, prima nel quadro di un Impero unitario, poi come parte dell'Impero romano d'Oriente. I Romani (e i loro eredi Bizantini) ne fecero un fiorente centro del commercio internazionale con capoluogo Antiochia. Tra il 266 e il 272 ebbe vita un regno indipendente a Palmira retto da Zenobia. Nell'antichità la regione siriana (che all'epoca includeva anche l'attuale Libano, parzialmente compreso nella cosiddetta Celesiria) diede i natali a un gran numero di letterati, filosofi, storici e uomini di cultura sia di lingua greca (Posidonio, Numenio di Apamea, Luciano di Samosata, Libanio, Giovanni Crisostomo, ecc.) che, con minor frequenza, di espressione latina (fra cui Ulpiano e Ammiano Marcellino) ed aramaico-siriaca (Sant'Efrem il Siro).

Periodo islamicoModifica

Nel VII secolo la Siria venne conquistata dagli arabi e fu amministrata dalla dinastia califfale omayyade (che ne fece il centro propulsore del Califfato), che eresse a sua capitale Damasco (in cui era stato per 20 anni governatore il primo califfo Mu'awiya ibn Abi Sufyan) e successivamente dalla dinastia califfale abbaside, in parte dai Selgiuchidi e quindi dai Fatimidi, dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi. Il paese fu coinvolto nelle Crociate e subì l'invasione dei Mongoli.

Possedimento ottomanoModifica

Nel 1517, l'Impero ottomano conquistò la Siria. Inizialmente, il dominio ottomano non fu molto gravoso per i siriani, poiché i turchi rispettarono l'arabo come lingua dei testi sacri e Damasco fu il maggior snodo di transito per la Mecca, acquisendo valore agli occhi dei pellegrini. Dal 1864 le riforme amministrative della Tanzimat vennero applicate anche nella Siria ottomana, suddividendola in quattro province principali (vilayet). Durante la Prima guerra mondiale la Siria si ribellò al giogo degli ottomani, schierati al fianco degli Imperi centrali, reclamando l'indipendenza.

Mandato franceseModifica

Dopo un breve tentativo — stroncato dalle forze armate francesi — di dar vita a una monarchia indipendente sotto Faysal b. al-Husayn (Regno di Siria), dal 1920 al 1946 la Siria dovette sottostare a un Mandato francese assegnato dalla Lega delle Nazioni, durante il quale si alternarono rivolte, collaborazione e negoziati per la piena indipendenza.[9]

Il 17 aprile 1936 fu firmato un trattato franco-siriano che riconosceva l'indipendenza della Repubblica della Siria, il cui primo presidente fu Hashim al-Atassi, già primo ministro con re Faysal. Il trattato tuttavia non venne ratificato e la Siria era ancora sotto il controllo francese quando scoppiò la seconda guerra mondiale.

IndipendenzaModifica

 
Shukrī al-Quwwatlī (a sinistra) con Nasser davanti alla folla a Damasco dopo la proclamazione della RAU, 1958

A guerra finita, nella seconda metà del maggio 1945, a Damasco dieci giorni di manifestazioni ininterrotte furono seguiti da un bombardamento di 36 ore ma, grazie alle pressioni della Gran Bretagna e della neonata organizzazione della Lega araba, a luglio il comando delle forze armate passò in mani siriane. L'indipendenza fu riconosciuta a partire dal 1º gennaio 1946 e le ultime truppe straniere lasciarono la Siria il 17 aprile 1946. Il primo Presidente della repubblica indipendente venne eletto nella persona del veterano nazionalista Shukri al-Kuwatli.

A seguito dell'indipendenza si ebbe un periodo di instabilità, costellato da numerosi cambi di governo e tredici colpi di Stato, il primo dei quali nel 1949 contro al-Kuwatli a seguito della sconfitta nella guerra arabo-israeliana del 1948, condotto da Husni al-Za'im, poi sostituito da Sami al-Hinnawi e quindi dal colonnello Adib al-Shishakli, che venne tuttavia rovesciato nel 1954 dallo stesso al-Kuwatli, il quale reinsediatosi alla presidenza varò una politica filo-egiziana.

Durante la crisi di Suez del 1956 fu proclamata la legge marziale e truppe siriane e irachene si schierarono in Giordania per prevenire una invasione israeliana. A novembre dello stesso anno la Siria firmò un trattato con l'Unione Sovietica, ottenendo ampi rifornimenti militari. L'orientamento nazionalista e panarabo crebbe rapidamente finché fu decisa l'unione con l'Egitto governato dal colonnello Nasser, che sancì la nascita dell'effimera Repubblica Araba Unita (1º febbraio 1958 - 28 settembre 1961).

Regime del BaʿthModifica

 
Hafiz al-Asad durante la rivoluzione correttiva del 1970

Caduta l'unione per un colpo di Stato, l'8 marzo 1963 s'impadronì del potere il partito panarabo Baʿth, che con un nuovo golpe militare, guidato dal leader dell'ala sinistra del partito Salah Jadid, il 23 febbraio 1966 abbandonò la linea panaraba per una socialista e filo-sovietica. Infine, dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni, con il secondo colpo di Stato (cosiddetta "rivoluzione correttiva") interno al partito Baʿth, il 13 novembre 1970 prese la guida del paese il generale Hāfiẓ al-Asad, leader dell'ala nazionalista. Il nuovo capo di stato, eletto presidente della Repubblica in modo plebiscitario nel 1971 e più volte riconfermato, instaurò un regime dittatoriale, divenuto in breve il principale punto di riferimento del radicalismo arabo e sostenitore di gruppi terroristi violentemente anti-israeliani ed anti-americani, quali per esempio il Jihad islamico e l'organizzazione del combattente palestinese Abū Niḍāl.

 
Il villaggio di Quneitra, rimasto in gran parte distrutto dopo il ritiro israeliano nel 1974

Il 6 ottobre del 1973 la Siria e l'Egitto sferrarono un attacco a sorpresa alle forze israeliane (guerra del Kippur), ma vennero contrastati da Israele che mantenne il controllo delle alture del Golan. Tra il 1971 e il 1977 al-Asad partecipò al tentativo di fondare una Federazione delle Repubbliche Arabe con Egitto e Libia e nel 1976 intervenne nella guerra civile libanese contro Israele e contro l'OLP di Yasser Arafat (per il quale aveva un'implacabile avversione) imponendo una sorta di protettorato siriano sul Libano ratificato nel 1991 da un trattato di cooperazione e destinato a durare sino al 2005.

Nel corso degli anni ottanta la guerra Iran-Iraq ebbe importanti riflessi sulla Siria, che prese posizione a favore dell'Iran. Ciò contribuì non poco a isolarla nel mondo arabo, dove prevalente era la preoccupazione per il rafforzamento della rivoluzione islamica iraniana. Paradossalmente anche al-Asad dovette fare i conti con la crescita dell'integralismo islamico. I Fratelli Musulmani organizzarono vere e proprie insurrezioni di massa contro il regime laico del Ba'th, stroncate da al-Asad con una spietata repressione culminata nel massacro di Hama del 1982 (circa 30.000 morti).

La Siria colse l'occasione per uscire dall'isolamento internazionale nel 1990, quando, dopo l'invasione irachena del Kuwait, al-Asad si schierò con la coalizione guidata dagli USA contro Saddam Hussein. Negli anni novanta al-Asad, che continuava a governare autoritariamente il paese (nel 1991 e nel 1999 venne riconfermato presidente), intavolò trattative di pace con Israele, poi fallite. Nel giugno 2000 al-Asad morì, e il 17 luglio gli succedette il figlio ed erede designato, Bashār al-Asad. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 i rapporti con l'Occidente si incrinarono e Bashār si oppose all'invasione americana dell'Iraq nel 2003. Nel 2004 i separatisti Curdi insorsero nel nord del paese, nel 2005 la Siria fu accusata del coinvolgimento nell'omicidio di Rafīq Ḥarīrī e dovette richiamare in patria le proprie truppe dal Libano.

 
Il presidente Bashār al-Asad nel 2004

Guerra civile (2011–oggi)Modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile siriana.

A partire dal 2011 tutta la Siria è stata coinvolta da manifestazioni popolari che chiedevano libertà e uguali diritti dei cittadini. L'inadempimento delle richieste da parte del governo siriano ha portato i manifestanti a chiedere la caduta del regime. Le forze governative hanno risposto alle manifestazioni con una violenta repressione, in particolare servendosi dell'aiuto delle milizie degli Shabiha. Per difendersi dalla repressione, vari membri dell'opposizione siriana si riunirono nell'Esercito siriano libero, composto da molti disertori dell'esercito regolare. L'esercito siriano libero, dopo mesi di combattimenti conquistò varie zone della Siria, di cui buona parte della città di Aleppo. L'aviazione siriana iniziò sin da subito a sferrare attacchi aerei con obiettivi militari e civili alle zone di cui aveva perso il controllo con bombe a grappolo, barili bomba e altre armi esplosive. Con l'avanzarsi della guerra civile vari gruppi armati iniziarono a inserirsi nel conflitto, fra cui i più influenti le milizie curde dell'YPG e i miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. La presenza di quest'ultima organizzazione, a causa delle sue attività terroristiche, determinò l'intervento internazionale in Siria, come parte della guerra al terrorismo. Nell'ambito della lotta al terrorismo, la Russia si alleò con il governo siriano, mentre una coalizione a guida statunitense si schierò a fianco delle milizie curde dell'YPG. L'esercito siriano, indebolito notevolmente dai combattimenti, riprese vigore grazie al supporto russo, quello di Hezbollah e di altre milizie sciite straniere, in particolare iraniane e irachene. Grazie all'intervento dell'aviazione russa a fianco di quella siriana, il governo siriano riprese il controllo dei più grandi centri abitati della Siria.

La guerra ha suddiviso il paese in quattro aree principali: quella sud-occidentale controllata dal governo, quella nord-occidentale dai ribelli avanzati grazie all'intervento turco in funzione anti-curda, quella nord-orientale sotto il controllo dei curdi dell'YPG, quella sud-orientale sotto il controllo dello Stato Islamico. Soltanto nella Siria occidentale sono rimaste alcune aree tuttora sotto il controllo dell'Esercito siriano libero.

Nel giugno 2014 si sono tenute le prime elezioni presidenziali multipartitiche dopo mezzo secolo di regime ba'thista, che hanno riconfermato al-Asad nel suo incarico. Secondo alcuni capi di Stato occidentali ed organizzazioni internazionali, le elezioni siriane sono state una mera farsa, volta solo a dare alla presidenza di al-Asad una parvenza di legalità, sebbene gli osservatori internazionali (provenienti da paesi vicini al governo in carica, come Russia e Iran) ne abbiano confermato la regolarità[10].

GeografiaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Siria.

IdrografiaModifica

 
La valle dell'Oronte a sud di Apamea

I fiumi principali sono:

  • l'Eufrate che scorre nel paese per circa 690 km alimentato da due affluenti principali, il Belikh e il Khabur e dalle acque piovane raccolte nei numerosi wadi che solcano il territorio del paese;
  • il Tigri, che segna per un breve tratto il confine con la Turchia;
  • l'Oronte (Nahr al-ʿĀṣi) che attraversa il paese da sud a nord sfiorando le città di Homs e Hama e il cui corso è interrotto da numerose dighe, la più celebre delle quali è la diga di Zeyzun.

Sul territorio del paese si trovano alcuni bacini artificiali, il più grande è quello di Assad.

Il progetto della Turchia di costruire una serie di dighe sul Tigri e sull'Eufrate, che in conseguenza vedrebbero la loro portata ridotta in Siria e in Iraq, ha provocato un contenzioso per il quale sono ancora in corso le trattative[senza fonte].

ClimaModifica

il clima della Siria presenta un'elevata escursione termica con temperature che vanno in inverno da -26 a -9 e in estate da più 47 a più 68 gradi

  • la fascia costiera, lunga all'incirca 183 km, caratterizzata da un clima temperato.
  • la parte montana, occupata in gran parte dalle due catene montuose principali: Laodicea a nord-ovest e Zawiyye a nord-est, fra cui si trovano la pianura di al-Ghabe ed il celebre fiume Oronte; le catene dell'Anti-Libano ed il monte Hermon.
  • tutta l'area delle pianure interne attraversate dal fiume Eufrate è caratterizzata da un'ampia escursione termica.
  • la regione desertica (bādiya) e le montagne al-Bishri ad est.

PopolazioneModifica

EtnieModifica

In massima parte arabi o aramei arabizzati (in totale 90%); per il resto curdi (9%, a nord-est), armeni (1%, a ovest), turchi (al centro e a nord), e altri.

LingueModifica

Lingua ufficiale è l'arabo. Nelle scuole sono insegnati l'inglese e il francese. Sono parlati da parte delle minoranze anche il curdo, l'armeno, l'aramaico e il circasso (sia cabardo che in minor numero occidentale).

ReligioniModifica

È garantita la libertà dei culti religiosi, anche se la costituzione prevede che il presidente debba essere di religione islamica.

La maggioranza della popolazione (71%) è di fede sunnita, mentre il 16% della popolazione appartiene ad altre correnti musulmane come i drusi (soprattutto a sud) e gli alauiti, un ramo degli sciiti; questi ultimi rivestono un ruolo politico particolare, in quanto i comandi delle forze armate e lo stesso presidente appartengono alla minoranza alauita.

Circa il 13% della popolazione (2,5 milioni di persone) è di fede cristiana[11], presente soprattutto nel nord del paese e aderente per metà alla Chiesa greco-ortodossa di Antiochia, e per il resto divisa fra Chiesa cattolica, nelle sue varie comunità (melchiti, maroniti, siri, armeno-cattolici, caldei, ecc.). Vi sono 500 000 fedeli della Chiesa ortodossa siriaca.

Altre chiese presenti nel Paese sono la chiesa apostolica armena, la Chiesa assira d'Oriente, oltre a piccolissime minoranze protestanti.

Nel 1982 padre Paolo Dall'Oglio, presente in Siria dagli anni ottanta del XX secolo, ha rifondato l'antico monastero «Mār Mūsā al-Habashī» (San Mosè l'Abissino), fondato nel VI secolo.

Sono rimaste nel Paese poche decine di ebrei, che vivono a Damasco, Kamichlié e Aleppo.

Ordinamento dello StatoModifica

L'attuale costituzione è stata adottata il 28 febbraio 2012 ed ha profondamente modificato la precedente del 1973, che affidava al partito Ba'th un ruolo di guida nella società e nello Stato[12]. La forma dello Stato è repubblicana.

Il Presidente della Repubblica è il segretario generale del partito Baʿth e il capo del Fronte Progressista Nazionale (alleanza di 10 partiti legali egemonizzata dal Baʿth). Viene eletto a suffragio universale per un mandato di 7 anni (la precedente costituzione ne prevedeva l'approvazione tramite referendum). Deve essere musulmano, ma l'Islam non è religione ufficiale. Ha il potere di:

  • nominare i ministri, i funzionari pubblici e i vertici militari
  • dichiarare guerra, legge marziale, amnistia
  • promulgare leggi (soggette a ratifica del Consiglio Popolare eletto ogni 4 anni, salvo in caso di emergenza)
  • emendare la costituzione

Il potere esecutivo è retto da un Primo ministro, mentre il potere legislativo viene esercitato dal Consiglio del popolo, costituita da 250 membri eletti a suffragio universale generalmente ogni quattro anni.

Dal colpo di Stato del 1963 fino all'abolizione nel 2011 è rimasta in vigore la legge marziale, che sospendeva la maggior parte delle garanzie costituzionali (e aumentava i poteri del presidente), ufficialmente motivata dallo stato di guerra con Israele e poi dalla minaccia del terrorismo.

Rivendicazioni territorialiModifica

Le alture del Golan, nel Governatorato di Quneitra, sono state occupate da Israele nel 1967 durante la guerra dei sei giorni e annesse nel 1982. La Siria non ha mai riconosciuto l'annessione e fa della restituzione del Golan la condizione necessaria per la stipula di un trattato di pace.

La provincia di Hatay, in Turchia, il cui capoluogo è la storica città di Antiochia, è rivendicata dalla Siria come storicamente propria. Etnicamente mista da alcuni secoli, essa fu ceduta alla Turchia nel 1939, durante il mandato francese, senza che la Siria indipendente ne abbia mai riconosciuto la cessione.

Suddivisioni amministrativeModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governatorati della Siria e Distretti della Siria.

La Siria è divisa, amministrativamente, in 14 province o governatorati (ﻣﺤﺎﻓﻈﺎﺕ muḥāfaẓāt, singolare: محافظة muḥāfaẓa), dotati di un consiglio provinciale eletto e di un governatore nominato dal governo nazionale:

  1. Governatorato di Damasco (arabo: ﺩﻣﺸﻖ Dimašq)
  2. Governatorato del Rif di Damasco (arabo: ریف دمشق Rīf Dimašq)
  3. Governatorato di Quneitra (arabo: القنيطرة al-Qunayṭra)
  4. Governatorato di Dar'a (arabo: درعا Darʿā)
  5. Governatorato di al-Suwayda (arabo: السويداء al-Suwaydāʾ)
  6. Governatorato di Homs o Emesa (arabo: حمص Ḥimṣ')
  7. Governatorato di Tartus o Tortosa (arabo: طرطوس Ṭarṭūs)
  8. Governatorato di Latakia o Laodicea (arabo: اللاذقية al-Lādhiqīyya)
  9. Governatorato di Hama o Epifània (arabo: حماه Ḥamā)
  10. Governatorato di Idlib (arabo: ادلب Idlib)
  11. Governatorato di Aleppo (arabo: ﺣﻠﺐ Ḥalab)
  12. Governatorato di al-Raqqa (arabo: الرقة al-Raqqa)
  13. Governatorato di Deir el-Zor (arabo: ﺩﻳﺮ ﺍﻟﺰﻭﺭ Dayr al-Zōr))
  14. Governatorato di Hassaké (arabo: الحسكة al-Ḥasaka)

I governatorati sono divisi in distretti o aree (manātiq, sing.: mintaqa), 60 in tutto, e questi a loro volta in sottodistretti (nawahi, sing.: nahiya), 206 in tutto, che comprendono città, cittadine e villaggi.

Città principaliModifica

 
Le norie della città di Hama

Le città principali in ordine di abitanti sono:

Città della Siria
n. Nome Abitanti Provincia
Traslitterazione Originale Censimento 1981 Stima 2006
1. Damasco دمشق 1 112 214 1 580 909 Damasco
2. Aleppo حلب 985 413 1 626 218 Aleppo
3. Homs o Emesa حمص 346 871 798 781 Homs o Emesa
4. Hama o Epifània حماة 177 208 477 812 Hama o Epifània
5. Latakia o Laodicea اللاذقية 196 791 347 026 Latakia o Laodicea
6. Deir el-Zor دير الزور 92 091 252 588 Deir el-Zōr
7. al-Raqqa o Callinico الرقة 87 138 182 394 al-Raqqa o Callinico
8. al-Bab الباب 30 008 137 565 Aleppo
9. Idlib إدلب 51 682 135 619 Idlib
10. Dumā دوما 51 337 114 761 Rif di Damasco
11. al-Safīra السفيرة 21 197 100 980 Aleppo
12. Salamiyya سلمية 35 909 98 595 Hama
13. al-Hajar al-Aswad الحجر الأسود 23 563 92 267 Rif di Damasco
14. Tartus o Tortosa طرطوس 52 589 91 269 Tartus o Tortosa
15. al-Thawra الثورة 44 782 89 815 al-Raqqa
16. Kamichlié القامشلي 92 990 86 129 Hassaké
17. Hassaké الحسكة 73 426 81 809 Hassaké
18. Ma'arrat al-Nu'man معرة النعمان 25 579 77 433 Idlib
19. Dar'a درعا 49 534 73 523 Dar'a
20. Dāriya داريا 34 048 73 362 Rif di Damasco
21. Manbij منبج 30 812 70 346 Aleppo
22. Jable جبلة 24 784 68 368 Laodicea
23. A'zaz اعزاز 16 557 60 737 Aleppo
24. al-Suwayda السويداء 43 414 60 533 al-Suwaydāʾ
25. Abu Kama أبو كمال 17 507 60 505 Deir el-Zōr

IstituzioniModifica

 
Il teatro romano di Bosra

Ordinamento scolasticoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Istruzione in Siria.

L'istruzione è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 15 anni. La scuola dell'obbligo è seguita da 3 anni di formazione professionale oppure generale e da 3 anni di istruzione professionale oppure accademica; quest'ultima è requisito obbligatorio per l'ammissione all'università.

Sanità

Il sistema sanitario siriano è tuttora nel completo caos: 2 ospedali su 3 sono stati distrutti nella guerra o sono inservibili; il 38% delle attrezzature mediche è andato perduto, comprese quasi tutte le ambulanze. Oltre la metà dei medici è fuggita, alcuni sono stati imprigionati o uccisi. I pochi medici rimasti in Siria generalmente non hanno modo di affrontare le emergenze di pronto soccorso. I vaccini che possono essere distribuiti sono crollati dal 91% al 68% negli ultimi 3 anni di guerra; molte malattie già debellate (come la poliomielite, nel 1995) hanno fatto la loro ricomparsa e i casi di contagio sono in vertiginosa crescita. Anche le madri sono in seria difficoltà; infatti 3 donne su 4 non hanno accesso ad attrezzature per il parto (prima della guerra disponibili al 96%). La speranza di vita siriana ha subito un lieve calo: passando da 75,02 anni a 74,71 anni. Attualmente operano in Siria numerose associazioni per i servizi umanitari, tra le quali Save the Children.

Forze armateModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Forze armate siriane.

Il presidente della Siria è il comandante in capo delle forze armate siriane.

Sono divise in: Esercito Arabo Siriano, Marina Militare Araba Siriana, Aeronautica Militare Araba Siriana, Forze Aeree di Difesa Arabe Siriane, Polizia e Forze di Sicurezza.

PoliticaModifica

Politica internaModifica

Formalmente la Siria è una repubblica retta dal gruppo etnico-religioso degli alauiti, al cui vertice è dal 1970 la famiglia Assad, titolare della Presidenza della Repubblica; attualmente la carica è ricoperta da Bashar al-Assad.

Il Presidente è anche segretario generale del partito Baʿth e capo del Fronte Progressista Nazionale.

Nel febbraio del 2012 è stata approvata, attraverso un referendum, una nuova Costituzione.

EconomiaModifica

  • Prodotto Nazionale Lordo (PNL): 60 miliardi di dollari;
  • PNL pro capite: 4 000 dollari.
  • Punti deboli: inflazione 2007: 5,5% (stime del governo; osservatori indipendenti stimano cifre fino al 30%).
  • Disoccupazione: 8,5%.
  • Punti di forza: ha un forte apparato industriale.

L'economia è di tipo misto con un massiccio intervento pubblico nell'economia, complesso forte; rivestono tuttora notevole importanza, le attività agricole e pastorali. Il petrolio, non particolarmente abbondante, riesce comunque a soddisfare buona parte della domanda interna. Lo sviluppo dell'economia è ostacolato da un assetto della regione ancora instabile e da una posizione politica poco chiara nella lotta al terrorismo internazionale e nel gioco delle alleanze tra gli Stati dell'area e gli Stati Uniti; un'ambiguità che condiziona gli scambi anche con i paesi occidentali.

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha approvato il bilancio per il 2009, che prevede un altro anno difficile. Le spese di bilancio ammontano a 638 miliardi di sterline siriane (circa $ 13,7 miliardi). Il bilancio è stato calcolato sulla base del prezzo di $ 51 per un barile di petrolio. Secondo gli attuali prezzi del petrolio, i siriani temono che il deficit sarà superiore alle aspettative. I prezzi di petrolio e di altre merci, che sono stati elevati nei mercati globali, hanno portato ad un brusco aumento del tasso di inflazione.[13]

RisorseModifica

  • Produzione di energia elettrica: 23 260 GWh.
  • Petrolio: 522 700 b/g, consumo interno 265 000 b/g.

TurismoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Turismo in Siria.
 
Panorama di Palmira all'alba

Prima delle sommosse scoppiate nel 2011, la Siria era destinazione turistica per il suo ricco patrimonio storico e archeologico:

Il numero di turisti che hanno visitato la Siria nel 2009 è pari a 6 091 889[14]

Aeroporti civiliModifica

ArteModifica

PoesiaModifica

Molto sviluppata fin dall'epoca della prima conquista araba della Siria, all'epoca del secondo Califfo 'Omar ibn al-Khattāb, ha avuto il suo massimo splendore durante il periodo califfale omayyade (661-750).[senza fonte]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Bompiani, 2006

Voci correlateModifica

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