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Fornace

edificio destinato all'industria laterizia
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Pazzano Carcara, Reggio Calabria, esempio di antica fornace per la calce a fuoco discontinuo.
La fornace di Reihen, cittadina situata nel territorio del Rhein-Neckar-Kreis, Germania.

Una fornace è una costruzione muraria finalizzata alla cottura di materiali da costruzione, come calcari, argille e gesso. Per estensione, il termine vuole indicare l'edificio o il complesso di edifici, destinati all'industria laterizia, in cui essa è posizionata.

StoriaModifica

Antichità

Già alla fine del Neolitico, le grandi civiltà iniziarono a sentire l'esigenza di evolvere le proprie abitazioni in strutture che avessero una maggiore solidità strutturale per meglio resistere agli agenti esterni e offrissero un rifugio altrettanto efficace delle grotte. Iniziò quindi la lavorazione dell'argilla che, unitamente a ciottoli e pietre a blocchi, offriva un eccellente materiale da costruzione. Le attività in tal senso ebbero un'evoluzione artigianale fino ad istituire un'attività commerciale che si evolveva con la crescente richiesta legata all'espansione delle comunità abitative. La tecnologia nella produzione del materiale crebbe con l'invenzione dei forni di cottura, analogamente alla lavorazione dei metalli e dei materiali a pasta di vetro, e crebbe la necessità di standardizzare la produzione in oggetti che avessero le medesime caratteristiche. L'argilla veniva quindi prima tagliata in pani di egual misura e quindi cotta. In epoca romana erano già floride le attività legate al laterizio che, benché fosse ancora di tipo preindustriale, favorì ulteriormente la produzione in massa di materiale da costruzione. Infatti, spesso i prodotti erano bollati col nome del produttore, e non solo a Roma: si può pensare ad esempio al figulus Titus Papirius Synhistor, attivo a Forlì (Forum Livii), il cui bollo è stato "rinvenuto in numerosi esemplari e più varianti, e datato a partire dalla fine dell'età augustea".[1]

Rivoluzione industriale

Le fornaci industriali entrate in uso soprattutto a partire dal XIX secolo possono essere a fuoco intermittente (dopo ciascuna cottura si lasciano raffreddare, si svuotano del materiale cotto e si ricaricano) o a fuoco continuo (la clacinazione e la cottura avvengono senza interruzione). Hanno generalmente forma di torri quadrate, esagonali, cilindriche, etc., con le pareti costituite di parecchi strati o anelli concentrici di materiali diversi: una "camicia" di mattoni refrattari; un muro interno separato da essa mediante uno spazio pieno di cenere, per impedire la dispersione del calore; un muro esterno separato dal primo da reparti o celle. Per accelerare la produzione, si diffusero i forni rotativi, in grado di caricarsi e scaricarsi automaticamente, fra i quali il più celebre fu quello brevettato da Friedrich Eduard Hoffmann (1818-1900).[2]

NoteModifica

  1. ^ Luciana Prati, Misure e laterizi dell'età antica, in Colloqui forlivesi - Comune di Forlì et alii, Città ancor di mattoni. Idee per un museo, Forlì 1986, p. 28.
  2. ^ Cfr. la voce Fornace in Dizionario Enciclopedico Moderno, Milano, Ed. Labor, 1938, p. 717. e cfr. anche Agazzi, D.: La Grande Enciclopedia Italiana, Milano, Biblion, 2018, cap. "Le Fornaci Savoldi", pp. 27-43 e passim.

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