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Forte della Brunetta

Forte della Brunetta
Susa.jpg
Città di Susa con, sullo sfondo, lo sperone della Brunetta
Ubicazione
StatoLesser coat of arms of the king of Italy (1890).svg Regno di Sardegna
Stato attualeItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
CittàSusa
Coordinate45°08′35.77″N 7°02′39.95″E / 45.14327°N 7.04443°E45.14327; 7.04443Coordinate: 45°08′35.77″N 7°02′39.95″E / 45.14327°N 7.04443°E45.14327; 7.04443
Informazioni generali
TipoForte
Costruzione1708-1739
CostruttoreAntonio Bertola
Condizione attualeRovine
Informazioni militari
Termine funzione strategica1796
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Il forte della Brunetta, a Susa, nella città metropolitana di Torino, era uno dei più importanti sistemi difensivi del Piemonte, insieme al complesso fortificato di Exilles, quello di Fenestrelle e a quello di Vinadio. Considerato uno degli esempi più insigni dell'arte fortificatoria del XVIII secolo fu demolito a fine settecento su ordine di Napoleone.

StoriaModifica

I lavori per la costruzione del forte della Brunetta vennero iniziato nel 1708, nel quadro di un rafforzamento delle fortificazioni ai confini del Ducato di Savoia che si erano mostrate capaci, durante la guerra di successione spagnola, di essere in grado di arrestare o rallentare pesantemente le operazioni militari nemiche. Il forte fu consegnato circa 30 anni dopo la posa della prima pietra.

Il sito prescelto per ospitare il nuovo forte fu uno sperone di roccia, detto altura della Brunetta, che sovrastava la cittadina di Susa situato sulla sponda sinistra della Dora Riparia, fra questo corso d'acqua e il torrente Cenischia. Il progetto del nuovo forte furono affidati all'ingegnere sabaudo Antonio Bertola e l'opera incluse il vecchio forte S. Maria, protagonista di numerosi eventi bellici che però l'avevano ridotto in rovina, e la ridotta Catinat che controllava dall'alto in modo specifico lo sbocco della Val Cenischia.

Il forte, che era in realtà una vera e propria cittadella militare estesa più di 300 000 , possedeva i suoi bastioni scolpiti direttamente nella viva roccia ed era considerato imprendibile. I bastioni si chiamavano San Pietro,San Lazzaro, San Maurizio, Sant'Antonio, Santa Maria. Sia l'imperatore austro-ungarico Giuseppe II che visitò la fortezza nel 1769 sia lo zar russo Paolo I che vi soggiornò nel 1791, ne furono sinceramente meravigliati. Il forte non sparò mai neanche un colpo, in quanto durante le campagne napoleoniche l'esercito francese transitò dal colle del Gran San Bernardo investendo il forte di Bard.

Nel 1796 Napoleone, sconfitto il Regno di Sardegna, con l'armistizio di Cherasco impose la distruzione di tutte le fortificazioni del regno, compreso il forte della Brunetta.

Con la restaurazione fu decisa la ricostruzione dei forti distrutti ma non di quello della Brunetta. Napoleone aveva reso carrozzabile la strada del Moncenisio e apparve dunque evidente come uno sbarramento fortificato avrebbe dovuto trovarsi prima del colle. Al posto del forte della Brunetta fu dunque decisa la costruzione di un complesso fortificato presso il sito dell'Esseillon in Savoia.

Il sito del forte, completamente smantellato, oggi è proprietà privata.

BibliografiaModifica

  • Pier Giorgio Corino, Il forte della Brunetta, Melli Editore, Borgone (TO), 1999 – ISBN non esistente
  • Marco e Valerio Tonini, Il forte dai cento cannoni. La Brunetta di Susa nel 1700, Il Capitello, Torino, 1999 – ISBN 978-88-426-0062-6
  • Gariglio Dario, Le sentinelle di pietra. Fortezze e cittadelle del Piemonte sabaudo, L'Arciere, Cuneo, 1997 – ISBN 88-86398-42-5
  • Michele Ruggiero, Storia della Valle di Susa, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 1996 – ISBN 88-8170-040-9
  • Giulietta Tonini, La Brunetta, questa sconosciuta.Racconti Valsusa 2003

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