Gentile Delfini

Gentile Delfini
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Camerino
 
Natoa Camerino
Ordinato presbitero18 dicembre 1596
Decedutoa Camerino
 

Gentile Delfini, o Dolfino e Delfino (1559 circa – 4 marzo 1601), è stato un vescovo cattolico italiano; fu vescovo di Camerino dal 1596 al momento della morte[1].

BiografiaModifica

Gentile Delfini era originario della famiglia romana Delfini o Delfino proveniente dai Dolfin veneziani, trasferitasi a Roma nel XV secolo e figlio di Mario e Properzia Miccinelli. Dei suoi numerosi fratelli si nominano Flaminio che fu un generale dello Stato Pontificio, e la sorella Vittoria madre di papa Clemente X[2].
Fu nominato vescovo il 18 dicembre 1596, dopo che era morto improvvisamente a Roma il suo predecessore Gerolamo Vitale de Buoi il 26 gennaio 1596, dove voleva ricorrere ad una decisione che era stata presa dal papa Clemente VIII circa la nomina dei prelati per le chiese che si trovavano tra il fiume Chienti e il Potenza.[3]

Il Delfini indì l'11 agosto 1597 il primo sinodo diocesano, e il secondo il 4 novembre 1598. Aprì per i nuovi futuri sacerdoti il primo seminario vescovile nel 1597 a Caldarola[4]

Morì improvvisamente mentre si trovava a Macerata ad attendere una delegazione del Piceno. La salma fu traslata nel duomo di Camerino. La lastra sepolcrale, non più esistente, riportava l'incisione:[5]

«NVLLVM . CORPVM . MORS . HABET
FESTINANT . JVVENNES
DECREPITI . CVNCTANTVR
NEMO . NON . MORITVR»

Inoltre sulla parete della cattedrale vi era un'altra epigrafe:

«D. O. M.
GENTILI DELPHINO PATRICIO ROMANO
VTRIVSQVE SIGNATVRAE REFERENDARIO
EPISCOPO CAMERTINO PICENI PROLEGATO
QVI DVM IN SACRIS CVRANDIS
ET IN ADMINISTRANDA PROVINCIA
CVM LAVDE LABORARET
INVIDA MORTE EXTINCTVS EST
ANNO AETATIS SVAE XLII.
SALVTIS MDCI
FLAMINIVS DELPHINVS
FRATI BENEMERENTI P.»

NoteModifica

  1. ^ Vincenzo Criscuolo, I cappuccini e la congregazione romana dei vescovi regolari: 1596-1605, Istituto Storico dei Cappuccini, 1990, p. 339.
  2. ^ Clemente X, su treccani.it. URL consultato il 3 gennaio 2019.
  3. ^ Cappelletti, p 296.
  4. ^ Cappelletti, p 297.
  5. ^ Cappelletti, p 299.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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