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Giovanni Fortunato Bianchini (Chieti, 27 dicembre 1719Padova, 2 settembre 1779) è stato un medico italiano, indicato in altre fonti come Bianchi, fu allievo di Niccolò Cirillo e divenne uno dei medici più valenti del 1700.

BiografiaModifica

Insegnò medicina prima nell'Università di Fermo, poi a Udine ed infine nell'Università di Padova. Di lui rimangono 2 opere di medicina stampate presso Giambattista Pasquali in Venezia. Nel 1750 scrisse “Lettere medico-pratiche intorno all'indole delle febbri maligne e de' loro rimedi colla storia de' vermi del corpo umano e dell'uso del mercurio”. Nel 1769 pubblicò l'opera “La Medicina d'Asclepiade per ben curare le malattie acute, raccolta da vari frammenti greci e latini facendo conoscere le dottrine mediche dell'antesignano della scuola metodica. Fu uno dei primi che sostenne la dottrina dell'elettricismo atmosferico e si interessò anche di speleologia. Ne è testimonianza la sua opera “Osservazioni intorno all'uso dell'elettricità celeste e sopra l'origine del fiume Timavo riportate in due letture” stampata nel 1754 a Venezia - Tip. G. Pasquali. Essa contiene due lettere indirizzate dall'autore all'Accademia delle Scienze di Parigi. Nella prima Bianchini riporta le osservazioni fatte di due vecchie armi, utilizzate sin dal secolo XIII nel castello di Duino, presso Trieste, per la previsione dei temporali. Egli descrive accuratamente il fenomeno e riferisce circa le condizioni atmosferiche in cui esse gettano scintille. Espone poi un esperimento di controllo da lui effettuato mediante l'installazione di punte di metalli diversi. Le punte si comportano da conduttori in modo diverso, causa la diversità dei metalli, rivelando l'elettricità atmosferica. Nella seconda vengono illustrate le ricerche sul percorso sotterraneo del Timavo. Esse possono essere considerate le prime indagini scientifiche per determinare l'ipotetico percorso sotterraneo del Timavo. Infatti Bianchini registrò una serie di dati sperimentali che riguardano il regime idrico del primo tratto del fiume, la proprietà delle rocce carsiche di conservare l'acqua piovana, le gallerie nelle quali gran parte del Timavo corre e le rispettive risorgenze.

BibliografiaModifica

  • R. Aurini, Dizionario bibliografico della Gente d'Abruzzo, Andromeda Editrice, Colledara (Te), 2002, vol. I.
  • G. Ravizza, Notizie Biografiche che riguardano gli uomini illustri della città di Chieti, Da' torchi di Raffaele Miranda, Napoli, 1830

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN84820739 · ISNI (EN0000 0001 1772 8848 · LCCN (ENno91025006 · BNF (FRcb10658363w (data) · WorldCat Identities (ENno91-025006