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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Trieste (disambigua).
Trieste
comune
Trieste – Stemma Trieste – Bandiera
(dettagli)
Trieste – Veduta
Panorama di Trieste
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
ProvinciaProvincia di Trieste-Stemma.png Trieste
Amministrazione
SindacoRoberto Dipiazza (FI) dal 20-6-2016
Territorio
Coordinate45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Trieste)Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Trieste)
Altitudinem s.l.m.
Superficie85,11 km²
Abitanti204 357[2] (30-11-2018)
Densità2 401,09 ab./km²
FrazioniLo statuto non menziona l'esistenza di frazioni.[1]; vedi elenco circoscrizioni I centri abitati che possono essere considerati frazioni, in quanto separati dall'agglomerato urbano del capoluogo e indicati dalla segnaletica sono (da nord a sud): Santa Croce, Grignano, Miramare, Prosecco Contovello, Opicina, Banne, Conconello, Trebiciano, Gropada, Padriciano, Longera e Basovizza.
Comuni confinantiDuino-Aurisina, Erpelle-Cosina (SLO), Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sesana (SLO), Sgonico
Altre informazioni
Lingueitaliano e sloveno
Cod. postale34121-34151 (aboliti 34012, 34014, 34017)
Prefisso040
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT032006
Cod. catastaleL424
TargaTS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 102 GG[3]
Nome abitantitriestini
Patronosan Giusto
Giorno festivo3 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trieste
Trieste
Trieste – Mappa
Posizione del comune di Trieste nella ex provincia omonima
Sito istituzionale

Trieste (AFI: /triˈɛste/[4]; Trieste in triestino; Trst in sloveno[5]), è un comune italiano di 204 357 abitanti[2], capoluogo della regione Friuli-Venezia Giulia, nonché centro principale della Venezia-Giulia. Trieste fa da ponte tra Europa occidentale e centro-meridionale, mescolando caratteri mediterranei, mitteleuropei e slavi.

E' sede dell'UTI Giuliana[6] di cui fa parte con i comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo e Sgonico per un totale di circa 240 000 abitanti, mentre la sua area metropolitana conta circa 410 000 abitanti[7]. A seguito della soppressione della provincia, il comune di Trieste (come quelli di Gorizia, Pordenone e Udine) mantiene comunque le prerogative connesse alla qualifica di “capoluogo di provincia”[8]. È il quindicesimo comune italiano per popolazione (al 30 giugno 2016), nonché il più popoloso[9] e densamente popolato della regione[10].

Il porto di Trieste è il più grande d'Italia per quantità di merci scambiate, nel 2017 ha raggiunto le 61.955 tonnellate, grazie soprattutto agli idrocarburi che ne costituiscono la parte più preponderante, e uno degli snodi marittimi più significativi del sud Europa[11][12], fu il principale sbocco marittimo dell'Impero Asburgico, che nel 1719 gli riconobbe lo status di porto franco. Tutt'oggi il porto rimane di fondamentale importanza per il transito di merci internazionali dirette principalmente verso l'est Europa.[13]

Il porto franco venne mantenuto, con il nome di Porto Libero di Trieste, anche nel trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate del 1947 con il quale veniva istituito il Territorio Libero di Trieste, e più oltre anche nel 1954, quando il Governo Militare Alleato cedette l'amministrazione civile all'Italia in virtù del Memorandum di Londra. Oggi è uno snodo internazionale per i flussi di scambio terra-mare tra i mercati dell'Europa centro-orientale e l'Asia[14]. Ininterrottamente dal 2013 Trieste è il primo porto in Italia in termini di volume complessivo di merci in transito (in larga parte idrocarburi), con più di 56 milioni di tonnellate.[15] Il trattato di Osimo (1975) ha sancito "de facto" la fine del TLT (Territorio Libero di Trieste) con la Zona A passata sotto l'amministrazione italiana e la Zona B sotto quella jugoslava.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Costiera triestina e Carso Triestino.

Trieste, affacciata sull'omonimo golfo nella parte più settentrionale dell'Alto Adriatico, si colloca fra la penisola italiana e la penisola istriana, distante qualche chilometro dal confine con la Slovenia. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso a 459 metri sul livello del mare, digrada bruscamente verso il mare. Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine.

Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del Settecento, sono stati incanalati in apposite condutture e ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci (precedentemente via del Torrente, appunto), via Battisti (ex Corsia Stadion), viale XX Settembre (ex viale dell'Acquedotto), via delle Sette fontane o piazza tra i Rivi.

 
Il garofanino di Trieste, un endemismo illirico presente anche in città

A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico con l'Istria[16]. Inoltre l'attuale zona cittadina compresa tra la stazione ferroviaria, il mare, "via Carducci" e Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti saline per ordine dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria.

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Trieste Barcola, Stazione meteorologica di Trieste Istituto di Scienze Marine, Stazione meteorologica di Trieste Porto e Stazione meteorologica di Trieste Basovizza.
Il fiume sotterraneo Timavo

Il fiume Timavo scorre nel sottosuolo del Carso triestino,alpi Dinariche e non Giulie dal 1970.
Lo si può vedere scorrere ad oltre 100 m sotto la superficie, visitando le Grotte di San Canziano (15 km ad est di Trieste) e vederlo riaffiorare alle sue risorgive presso Duino (20 km a nord-ovest di Trieste)

 
Le Grotte di San Canziano
 
Le Risorgive del Timavo

Il clima della città di Trieste secondo la classificazione di Köppen rientra nel tipo subtropicale umido.[17] Grazie a una latitudine intermedia tra il Polo Nord e l'equatore e alla posizione costiera, la città di Trieste gode di un clima piuttosto mite d'inverno e caldo, ma non torrido, d'estate. Relativamente al trentennio ufficiale di riferimento della climatologia mondiale (IPCC/WMO) 1971-2000 la media annuale delle temperature presso la stazione meteorologica di Trieste è stata di 15 °C, le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono attestate attorno ai 5,8 °C, mentre quelle del mese più caldo (luglio) leggermente al di sopra dei 24 °C.

Nei mesi invernali raramente le temperature, almeno sulla costa, scendono al di sotto dello zero; viceversa, nelle frazioni carsiche, spesso si registrano minime notturne negative. Scarse sono anche, lungo la fascia costiera, le giornate con neve, nebbia o grandine. L'umidità media annuale è del 64% mentre l'escursione termica giornaliera è di soli 4,5 °C: entrambe risultano tra le più basse in Italia.

Data la peculiarità del territorio cittadino si può affermare che mentre il centro di Trieste, sviluppatosi lungo la costa, presenta delle temperature relativamente miti e una discreta insolazione, le frazioni e le località carsiche sviluppatesi sul retrostante altipiano a un'altezza tra i duecento e i cinquecento metri hanno un clima decisamente più continentale: a Basovizza, situata a circa 370 metri s.l.m., la temperatura media annua si aggira attorno agli 11 °C con una media del mese più freddo (gennaio) di 1,5 °C e di quello più caldo (luglio) di 20,6 °C.

Bora: vento da record

La stazione dell'OSMER sul molo F.lli Bandiera, venerdì 10 febbraio 2011 ha segnato una raffica di picco di 168 km/h. Si tratta del dato ufficiale più elevato di sempre tra quelli registrati secondo la norma internazionale WMO.

 
Gli effetti della Bora sul molo Audace (febbraio 2011)

Al clima generalmente mite fanno eccezione i giorni, in alcuni anni rari, in altri più frequenti, in cui soffia la cosiddetta Bora, vento che si incunea dal retroterra lungo i bassi valichi che si aprono tra i monti alle spalle della città, per scendere su Trieste e il Golfo. Sebbene per compressione adiabatica la temperatura dell'aria scendendo sulla città si riscaldi comunque di tre o quattro gradi, le raffiche aumentano notevolmente la percezione di freddo, anche con temperature relativamente miti. Eccezionalmente la Bora soffia per brevissimi periodi anche d'estate, questa volta molto calda provenendo sempre da est nord est dunque dal continente più caldo verso il mare innalzando talvolta le temperature anche al di sopra dei 35 gradi. Le raffiche di aria di origine continentale provenienti da Est-Nord-Est allo sbocco in Adriatico acquistano ulteriore velocità e in casi eccezionali in mare aperto si possono raggiungere i 50 nodi, come registrato nel dicembre 1996. In alcune zone la bora è più forte e frequente che in altre, e solamente la zona della Costiera, da Miramare a Sistiana, è riparata dall'effetto di tale vento.

Molto interessante per l'andamento del clima è la variazione avvenuta negli ultimi 100 anni nella frequenza della bora e dei venti orientali in genere, diminuiti di 28 giorni annui, mentre lo scirocco e i venti meridionali nello stesso periodo sono aumentati in frequenza di 26 giorni annui.

Vista la vicinanza dei rilievi, brevi piogge possono presentarsi durante tutto l'anno (questo è un discrimine rispetto al tipico clima mediterraneo) ma durante i mesi estivi le precipitazioni sono comunque rare e prevalentemente a carattere temporalesco (luglio in genere è il mese più secco). Le precipitazioni raggiungono l'apice della frequenza e dell'intensità a novembre e aprile, quando di norma scende di latitudine il flusso delle correnti perturbate atlantiche.

Mese[18] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 79121722252827241812881726,71817,4
T. min. mediaC) 34610141820201713843,71019,312,711,4
Precipitazioni (mm) 71627787811027110110287114922252452743031 047

Origine del nomeModifica

Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, e il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici[19]. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battaglie per avere ragione delle popolazioni indigene (Ter-gestum bellum, dal latino ter = tre volte e gerere bellum = far guerra, da cui il participio passato gestum bellum).

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Trieste.
 
Panorama di Trieste dal mare

Dalla Preistoria alla colonizzazione romanaModifica

 
Resti della basilica forense romana presso la cattedrale di S. Giusto.
 
Slivia, resti dell'antico castelliere.
 
Arco di Riccardo.
 
Teatro Romano.

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i Venetici (Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale.

Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione e assimilazione delle popolazioni preesistenti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. I Tergestini sono menzionati nel De bello Gallico di Giulio Cesare, a proposito di una precedente invasione forse di Giapidi: "Chiamò T. Labieno e mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella Gallia Cisalpina, a tutela delle colonie dei cittadini romani, per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subito irruzioni e rapine. (CAES. Gall. 8.24). Tergestum fu citata poi da Strabone[20], geografo attivo in età augustea, che la definì come phrourion (avamposto militare) con funzioni di difesa e di snodo commerciale. Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia[senza fonte]. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro e il Teatro.

Il MedioevoModifica

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Trieste (Τεργέστη in greco bizantino) passò sotto il controllo della dirigenza bizantina fino al 788, quando venne occupata dai franchi.

In seguito venne instaurato il dominio vescovile a Trieste. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum.

Nel XII secolo divenne un Libero Comune.

Dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, nel 1283 la città fu occupata dai Veneziani, ma le truppe Goriziane e quelle Patriarcali la riconquistarono.

Successivamente Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo.

La città di Trieste fu risparmiata dai saccheggi dei turchi, che nel 1470, durante una incursione diretta in Friuli, incendiarono il paese di Prosecco, a soli 8 km da Trieste.[21]

 
Trieste nel XVII secolo, si nota la coltura alta della vite accoppiata ad alberi.

La presenza di numerosi documenti dedicati alla viticoltura nella Trieste medievale testimonia l'importanza che l'attività vitivinicola aveva nell'economia cittadina, in passato prettamente agricola. Infatti sino allo sviluppo dell'attività mercantile marittima seguito alla proclamazione del Porto franco, buona parte degli abitanti del piccolo borgo fortificato si dedicava alla viticoltura, che era praticata su tutto il territorio comunale, su terreno marnoso-arenaceo, nei punti più soleggiati, anche a ridosso della città. Trieste era quindi un borgo fortificato circondato da vigneti, caratteristica riprodotta in numerose stampe d'epoca e descritta da viaggiatori stranieri. Il ruolo assolutamente centrale che il vino aveva nell'economia triestina è comprovato dalla presenza, sia in ambito ecclesiastico che civile, di decime e sistemi tributari basati solo ed esclusivamente sul computo della redditività delle vigne, che quasi tutti i cittadini possedevano[22]. Massimo successo di questa attività agricola triestina è senz'altro il Prosecco, vino nato dall'identificazione del castello di Prosecco con il castellum nobile vino Pucinum di memoria classica. La produzione di questo vino ben presto si allargò oltre i confini triestini nel goriziano, in Friuli, Dalmazia e soprattutto in Veneto, dove si sviluppò sino a diventare uno dei vini più famosi al mondo, mentre la sua produzione cessò sia a Trieste che nel Carso triestino, per riprendere a partire dagli anni Duemila a seguito della riorganizzazione del relativo disciplinare[23]

Passaggio all'Austria e porto francoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Città imperiale di Trieste e dintorni.
 
Mappa del 1794.
 
Trieste nel 1885.

Nel 1719 Trieste divenne porto franco. Unico sbocco sul mare Adriatico del Sacro Romano Impero, la città fu oggetto di investimenti conoscendo un tumultuoso sviluppo, passando dai 3000 abitanti di inizio Settecento a più di 200.000 ad inizio Novecento e diventando nel 1867 capoluogo della regione del cosiddetto Litorale austriaco (l'österreichisches Küstenland). In questo periodo nacque e prosperò una nuova borghesia mercantile arricchitasi grazie al commercio marittimo.

Come conseguenza della terza guerra d'indipendenza italiana (1866), che portò all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'amministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste.

Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione dell'aree dell'impero con presenza italiana:

«Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.»

(Francesco Giuseppe I d'Austria, consiglio della Corona del 12 novembre 1866[24][25].)
 
In verde chiaro sono indicati i territori promessi all'Italia con Patto di Londra del 1915. La Dalmazia settentrionale, nel 1919, venne invece assegnata, contro la volontà dell'Italia, al nuovo regno serbo-croato-sloveno. La mancata annessione della Dalmazia all'Italia fu una delle cause di insoddisfazione che portarono alla definizione di "vittoria mutilata"

I prodromi a questa decisione si ebbero dopo la seconda guerra d'indipendenza italiana, da cui conseguì l'incorporazione del Lombardo-Veneto all'Italia (1859-1866). In seguito a questo evento il governo austriaco favorì il formarsi di una coscienza nazionale croata, allo scopo di contrastare l'Irredentismo italiano. La presa di coscienza dell'identità croata e il già citato crescente afflusso di croati dalle zone circostanti fece aumentare la regressione dell'uso della lingua italiana, che pur conservò notevole prestigio per tutto il periodo austriaco ed ebbe un certo suo rilievo nell'Impero austro ungarico fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1909 la lingua italiana venne vietata in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono ufficialmente estromessi dalle amministrazioni comunali[26]. Quindi anche Trieste fu coinvolta nel processo di croatizzazione della Venezia Giulia avvenuto durante la dominazione austroungarica. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dall'impero più fedele alla corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

Grazie al suo status privilegiato di unico porto commerciale della Cisleithania e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste divenne una città fortemente cosmopolita, plurilingue e plurireligiosa, come dimostra il censimento del comune del 31 dicembre 1910: il 51,83% della popolazione del comune (59,46% della città) era italofona, a cui si aggiungevano gli italiani immigrati dal Regno d'Italia e pertanto considerati stranieri (12,9% della città), il 24,79% degli abitanti era di lingua slovena (12,64% in città), l'1,04% di lingua tedesca (1,34% in città), mentre si contavano molte comunità minori: serbi, croati, armeni, ebrei, greci, ungheresi, inglesi e svizzeri[27]. Nel XVIII secolo in città il dialetto triestino (idioma settentrionale di tipo veneto[28]) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo.

Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico.

L'irredentismo e la prima unione all'ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Irredentismo italiano.
 
Cartina della Dalmazia e della Venezia Giulia coi confini previsti dal Patto di Londra (linea rossa) e quelli invece effettivamente ottenuti dall'Italia (linea verde). In fucsia sono invece indicati gli antichi domini della Repubblica di Venezia
 
Mappa austriaca di Trieste (1888).

Trieste fu, assieme a Trento, oggetto e al tempo stesso centro dell'irredentismo, movimento che negli ultimi decenni del XIX secolo è nei primi del XX aspirava ad un'annessione della città all'Italia.

L'Impero austro-ungarico veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo (verbali del consiglio dei ministri imperiali asburgici del 1866, dopo la perdita del Veneto, per ridurre dove possibile l'influenza dell'elemento italiano, in favore di quello germanico o slavo quando questi fossero presenti) che viveva sia in città che nel suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia).

«Sua Maestà (Francesco Giuseppe) ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Verbale del Consiglio dei Ministri dell'Impero austro-ungarico, da Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971, Sezione VI, vol. 2, seduta del 12 novembre 1866, p. 297»

 
Modifiche al confine orientale italiano dal 1920 al 1975.

     Il Litorale austriaco, poi ribattezzato Venezia Giulia, che fu assegnato all'Italia nel 1920 con il trattato di Rapallo (con ritocchi del suo confine nel 1924 dopo il trattato di Roma) e che fu poi ceduto alla Jugoslavia nel 1947 con i trattati di Parigi

     Aree annesse all'Italia nel 1920 e rimaste italiane anche dopo il 1947

     Aree annesse all'Italia nel 1920, passate al Territorio Libero di Trieste nel 1947 con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente all'Italia nel 1975 con il trattato di Osimo

     Aree annesse all'Italia nel 1920, passate al Territorio Libero di Trieste nel 1947 con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente alla Jugoslavia nel 1975 con il trattato di Osimo

Nella città, durante manifestazioni pro italiane seguenti una petizione firmata da 5.858 cittadini verso l'Inclito Consiglio della città, richiedente il diritto della lingua italiana nelle scuole statali, avvenute tra il 10 e il 12 luglio 1868, scoppiarono scontri e violenze nelle strade principali cittadine con gli sloveni locali arruolati fra i soldati asburgici, che provocarono la morte dello studente Rodolfo Parisi, ucciso con 26 colpi di baionetta, e di due operai, Francesco Sussa e Niccolò Zecchia[29][30].

Agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus.

A novembre del 1918 - al termine della Prima guerra mondiale - il Regio esercito entrò a Trieste acclamato da quella parte della popolazione che era di sentimenti italiani, dichiarando lo stato di occupazione ed il coprifuoco. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia - invano contrastata al tavolo della pace dai rappresentanti del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che reclamarono l'annessione della città e del suo entroterra - fu accompagnata da un forte inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati.

L'11 luglio 1920 a Spalato scoppiarono dei disordini nel corso dei quali un cittadino croato e due militari italiani vennero uccisi. Due giorni dopo i fascisti di Trieste organizzarono una manifestazione in città, durante la quale fu ucciso in circostanze mai chiarite un giovane italiano di nome Giovanni Nini. La folla, incitata dagli squadristi capitanati da Francesco Giunta, circondò in massa il Narodni dom, il massimo centro culturale cittadino degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali.

Anche qui venne ferito in circostanze non chiare Luigi Casciana, un ufficiale italiano in licenza a Trieste, che morirà in ospedale qualche giorno dopo. Il Narodni dom venne dato alle fiamme: lo sloveno Hugo Roblek, ivi ospitato, morì gettandosi dalla finestra per sfuggire alle fiamme. Lo stesso giorno degli squadristi devastarono anche gli uffici delle "Jadranska banka", la filiale della "Ljubljanska kreditna banka", la tipografia del settimanale "Edinost", la Cassa di Risparmio Croata, la scuola serba e numerosi altri luoghi di aggregazione delle comunità etniche presenti a Trieste, oltre a quelli del partito socialista[31][32].

Con la firma del Trattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando nel proprio territorio provinciale zone dell'ex Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola.

Il primo dopoguerra e il periodo interbellicoModifica

Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale. Quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia.

 
Il "Narodni dom" in fiamme dopo l'uccisione, attribuita a uno slavo, di Giovanni Nini.

Con l'avvento del fascismo l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito e vennero chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della comunità slovena. A causa della persecuzione etnica, circa il 10% degli sloveni residenti in città scelse di emigrare nel vicino Regno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti, si sviluppò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino.

Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta fu invece un periodo di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno rispetto al 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria.

L'occupazione tedescaModifica

Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti.

Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò senza alcuna resistenza la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Egli tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale e museo - venne destinata a campo di prigionia e di sterminio per detenuti politici, ebrei, partigiani italiani e slavi, con forni crematori che funzionavano a pieno regime. In seguito, nei primi anni cinquanta la Risiera fu usata come campo profughi per gli esuli istriani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati alla sovranità jugoslava.

 
Monumento ai 71 italiani fucilati a Trieste per rappresaglia dai nazisti il 3 aprile 1944.

Nonostante la dura repressione attuata dalle autorità tedesche e italiane centinaia di abitanti del comune di Trieste si aggregarono alle unità partigiane slovene operanti in Venezia Giulia per contrastare le truppe degli occupanti tedeschi. Molti di essi morirono nelle azioni di guerriglia partigiana o nei lager tedeschi oltre che nella Risiera. I loro nomi risultano scolpiti sui monumenti eretti a loro ricordo in quasi tutte le frazioni della città.

Le autorità tedesche e italiane commisero nei confronti della popolazione civile numerosi crimini; la maggior parte di questi furono compiuti nella stessa Trieste.

Il 3 aprile 1944 i nazi-fascisti fucilarono al poligono di Opicina 71 italiani, scelti a caso tra i detenuti delle carceri triestine, per rappresaglia allo scoppio di una bomba ad orologeria, che il giorno precedente, in un cinema di Opicina, aveva provocato la morte di 7 militari germanici. I cadaveri degli italiani vennero utilizzati per collaudare il nuovo forno crematorio costruito in Risiera, che da allora, fino alla data della liberazione, fu adoperato per bruciare i corpi di oltre 3500 prigionieri della Risiera, soppressi direttamente dal personale carcerario ivi operante. La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Provincie orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti del regime nazista. La presenza del forno crematorio nella Risiera testimonia che non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio. Si tratta dell'unico campo di concentramento nazista presente in territorio italiano.

Il 23 aprile 1944 i nazisti impiccarono altri 50 italiani scelti a caso tra i detenuti del carcere triestino del Coroneo, per rappresaglia in seguito al decesso di 5 tedeschi morti in un attentato partigiano al circolo Soldatenheim nel palazzo Rittmeyer di via Ghega, nello stesso stabile in cui fu compiuto l'attentato.[33]

La corsa per TriesteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Corsa per Trieste e Questione triestina.
 
L'esercito jugoslavo entra a Trieste (la scritta recita: "Tito ha liberato Trieste")

L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato.

 
2 maggio 1945 militari jugoslavi a Trieste.

Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di Tito erano già giunte a Trieste il 1º maggio e i suoi dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani. Tale occupazione avvenne a seguito della cosiddetta "corsa per Trieste", ovvero l'avanzata verso la città giuliana compiuta, per fini di politica postbellica, in maniera concorrenziale nella primavera del 1945 da parte della Quarta armata jugoslava e dell'Ottava armata britannica.

L'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani precedentemente citata proclamò la liberazione di Trieste, così presentando i partigiani di Tito come i veri liberatori della città agli occhi degli alleati, spingendo i partigiani non comunisti del CLN a rientrare nella clandestinità. Gli jugoslavi esposero sui palazzi la bandiera jugoslava, il Tricolore italiano con la stella rossa al centro e le bandiere rosse con la falce e martello.

Le brigate jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo-americani nella liberazione della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città), riconobbero che la liberazione era stata compiuta dai partigiani di Tito e in cambio chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli angloamericani stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania).

L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominò un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo[34]. Limitarono la circolazione dei veicoli e prelevarono dalle proprie case centinaia di cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia che guidava le brigate jugoslave.

Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti della Guerra di Liberazione che vennero deportati in massa in campi di concentramento quali quello di Borovnica o di Goli Otok da cui non fecero più ritorno, o uccisi direttamente gettandoli nelle foibe.

A Basovizza, frazione del comune di Trieste, nel maggio del 1945 venne occultato all'interno del pozzo (Foiba di Basovizza) un numero imprecisato di cadaveri di prigionieri, militari e civili trucidati dall'esercito e dai partigiani jugoslavi (il Presidente Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato la Foiba di Basovizza monumento nazionale con decreto dell'11 settembre 1992). Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava:

«A Trieste gli jugoslavi stanno usando tutte le familiari tattiche di terrore. Ogni italiano di una qualche importanza viene arrestato. Gli Jugoslavi hanno assunto un controllo completo e stanno attuando la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato, rilevando le banche e altre proprietà di valore e requisendo cereali e altre vettovaglie in grande quantità.»

(Il memorandum stilato dal Dipartimento di Stato USA in data 8 maggio 1945[35])

L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati.

Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland.

Ritorno di Trieste all'ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ritorno di Trieste all'Italia.
 
La folla festante per il ritorno di Trieste all'Italia: parata delle forze armate sulle Rive, 4 novembre 1954
 
Piazza Unità a Trieste nel giorno del ritorno della città all'Italia

Il 10 febbraio del 1947 fu firmato il trattato di pace tra l'Italia e gli Alleati, che istituì il Territorio Libero di Trieste (TLT), costituito dal litorale triestino e dalla parte nordoccidentale dell'Istria, provvisoriamente diviso da un confine passante a sud della cittadina di Muggia ed amministrato dal Governo Militare Alleato (zona A) e dall'esercito jugoslavo (zona B), in attesa della creazione degli organi costituzionali del nuovo stato.

La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954 quando col Memorandum di Londra la Zona "A" del TLT passò all'amministrazione civile del governo italiano, mentre l'amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona "B" passò al governo della Repubblica socialista. Gli accordi prevedevano inoltre alcune rettifiche territoriali a favore della Jugoslavia fra cui il centro abitato di Albaro Vescovà / Škofije con alcune aree appartenenti al Comune di Muggia (pari a una decina di km²). Il 4 novembre 1954 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi si recò a Trieste. Nel corso del suo breve discorso affermò:

«... Voi triestini, per giungere alla meta, avete discusso clausola per clausola, parola per parola, per lunghi mesi l'accordo or firmato. Avete difeso metro per metro quel territorio che nella vostra convinzione doveva rimanere unito a Trieste. Consentitemi di congratularmi con voi per aver dato prova di coraggio. Operando così, in silenzio, siete benemeriti della patria italiana."...»

La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954 quando col Memorandum di Londra la Zona "A" del TLT passò all'amministrazione civile del governo italiano, mentre l'amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona "B" passò al governo della Repubblica socialista jugoslava. Gli accordi prevedevano inoltre alcune rettifiche territoriali a favore della Jugoslavia fra cui il centro abitato di Albaro Vescovà / Škofije con alcune aree appartenenti al Comune di Muggia (pari a una decina di km²).

Con legge costituzionale del 31 gennaio 1963 ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963, venne poi formata la regione Friuli Venezia Giulia di cui Trieste diviene capoluogo.

Fu necessario attendere il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 per un regolamento definitivo tra Italia e Jugoslavia, e la fine alle rivendicazioni territoriali; confermò l'assetto stabilito con il Memorandum di Londra[36].

Nel 2004, assieme ad altri Paesi, la Slovenia entra a far parte dell'Unione europea e, nel 2007, aderisce al trattato di Schengen, facendo venir meno la figura di Trieste quale città di confine.

SimboliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Trieste.

Lo stemma duecentesco della Città di Trieste è costituito da uno Scudo francese antico di color rosso con una corsesca d'argento (la cosiddetta alabarda) il tutto sovrastato da una corona muraria da città.

 
L'antico stemma di Trieste, che risale al Duecento

Secondo la tradizione l'alabarda (o più precisamente lancia di San Sergio), simbolo di Trieste, sarebbe caduta sul foro di Trieste dal cielo sereno come segno dell'avvenuto martirio di San Sergio – Tribuno di una legione romana convertitosi al cristianesimo durante una sua permanenza a Trieste, martirizzato in Siria all'inizio del IV secolo e considerato uno dei santi protettori di Trieste.

RicorrenzeModifica

La ricorrenza principale della città di Trieste è il 3 novembre, festa di San Giusto, patrono di Trieste.

OnorificenzeModifica

Trieste figura tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni nell'arco di tempo compreso tra le prima guerra mondiale e la lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

  Medaglia d'oro al valor militare
«Protesa da secoli a additare nel nome d'Italia le vie dell'unione tra popoli di stirpe diversa, fieramente partecipava coi figli migliori alla lotta per l'indipendenza e per l'unità della Patria; nella lunga vigilia confermava col sacrificio dei martiri la volontà d'essere italiana; questa volontà suggellava col sangue e con l'eroismo dei volontari della guerra 1915-18. In condizioni particolarmente difficili, sotto l'artiglio nazista, dimostrava nella lotta partigiana quale fosse il suo anelito alla giustizia e alla libertà che conquistava cacciando a viva forza l'oppressore. Sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria. Contro i trattati che la volevano staccata dalla Madrepatria, nelle drammatiche vicende di un lungo periodo di incertezze e di coercizioni, con tenacia, con passione e con nuovi sacrifici di sangue ribadiva dinanzi al mondo, il suo incrollabile diritto d'essere italiana. Esempio d'inestinguibile fede patriottica, di costanza contro ogni avversità e d'eroismo. 1915-18, 1943-47, 1948-54»
— 9 novembre 1956[37]
  Titolo di Città

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese cattoliche di Trieste e Chiese acattoliche di Trieste.
 
La chiesa di Sant'Antonio nel borgo Teresiano
Cattedrale di San Giusto
La basilica cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso cattolico della città di Trieste. Si trova sulla sommità dell'omonimo colle che domina la città. Come viene riferito dalla maggior parte degli storici triestini, l'aspetto attuale della basilica deriva dall'unificazione delle due preesistenti chiese di Santa Maria e di quella dedicata al martire san Giusto, che vennero inglobate sotto uno stesso tetto dal vescovo Rodolfo Pedrazzani da Robecco[38] tra gli anni 1302 e 1320 per provvedere la città di una cattedrale imponente.
La prima notizia riguardante la cattedrale risale all'anno 1337, quando il campanile dell'ex chiesa di Santa Maria venne rivestito con uno spesso muro per poter sostenere il nuovo edificio. I lavori al campanile si conclusero nel 1343, ma quelli alla chiesa si protrassero praticamente fino alla fine del secolo. Il campanile in origine era più elevato, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine e venne ridotto all'altezza attuale. Dopo la definitiva dedizione della città all'Austria (1382), l'allora imperatore Leopoldo III nominò il primo vescovo tedesco di Trieste, Enrico de Wildenstein, che in data 27 novembre 1385 consacrò l'altare maggiore della cattedrale. Nel novembre del 1899 papa Leone XIII la elevò alla dignità di basilica minore[39].
Chiesa serbo-ortodossa della Santissima Trinità e di San Spiridione
Il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione è la chiesa della comunità serbo-ortodossa di Trieste. Opera dell'architetto Carlo Maciachini (1869), sorge nel luogo della preesistente chiesa di San Spiridione del 1753. Il complesso architettonico, posto nel borgo Teresiano nei pressi del canal Grande, riflette un gusto bizantino e si caratterizza per un cupola più alta dei quattro campanili, per le calotte emisferiche azzurre e per le ampie decorazioni a mosaico che abbelliscono le pareti esterne. Ornano la facciata nove grandi statue opera dello scultore milanese Emilio Bisi (1850-1920).
Sinagoga di Trieste
La sinagoga di Trieste, inaugurata nel 1912, situata tra via San Francesco, via Donizetti e via Zanetti a Trieste è considerata tra i maggiori edifici di culto ebraici in Europa, seconda per dimensione solo al Tempio di Budapest, a testimonianza dell'importanza economica, culturale e sociale delle Comunità ebraiche in seno all'Impero Austro-Ungarico (Asburgico). Con l'annessione del 1918 (alla fine della guerra mondiale) di Trieste all'Italia, diventa, insieme alle sinagoghe di Roma, Genova e Livorno, una delle quattro grandi sinagoghe del Novecento presenti sul suolo italiano.
Chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria[40], meglio conosciuta chiesa di Santa Maria Maggiore, nota anche come chiesa barocca dei gesuiti,[41] è un edificio religioso situato a Trieste. La chiesa barocca venne costruita nel XVII secolo dai compagnia dei gesuiti e dal 1922 gestita dai frati francescani.La chiesa si trova in via del Collegio, ai piedi del colle di San Giusto e vicino alla basilica del Cristo Salvatore (ex basilica di San Silvestro), nelle immediate vicinanze del centro storico di Trieste.
Chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo
La chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, chiamata comunemente chiesa di Sant'Antonio Nuovo, è il principale edificio religioso del Borgo Teresiano e del centro di Trieste[42]. Il progetto della chiesa risale al 1808, ma i lavori cominciarono solo nel 1825. La facciata dell'edificio è caratterizzata da sei colonne ioniche. Sempre sulla facciata principale, nell'attico, sono presenti sei statue scolpite da Francesco Bosa nel 1842, raffiguranti san Giusto, san Sergio, san Servolo, san Mauro, sant'Eufemia e santa Tecla. La chiesa è situata nell'omonima piazza, a ridosso del Canale Grande.
Santuario mariano di Monte Grisa
Il tempio nazionale a Maria Madre e Regina, in sloveno Svetišče na Vejni, è una chiesa cattolica a nord della città di Trieste, posta all'altitudine di 330 metri sul monte Grisa (in sloveno Vejna), da dove si ha una vista spettacolare della città e del golfo.Fu progettato dall'architetto Antonio Guacci su schizzo del vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin: la struttura triangolare evoca la lettera M come simbolo della Vergine Maria. La costruzione avvenne tra il 1963 e il 1965, mentre l'inaugurazione, ad opera dello stesso vescovo, avvenne il 22 maggio 1966. Il santuario è caratterizzato da un'imponente struttura in cemento armato, con la presenza di due chiese sovrapposte.
Chiesa di San Pasquale Baylon
La chiesa di San Pasquale Baylón è un luogo di culto cattolico di Trieste. Si trova nel rione di Chiadino, all'interno del grande parco della villa gentilizia del barone Pasquale Revoltella, in via Carlo de Marchesetti 37. La chiesa, in stile neoromanico con pianta a croce greca, è stata costruita nel 1863-1866 su progetto dell'architetto Giuseppe (Josef Andreas) Kranner (1801-1871) di Praga, ed è stata consacrata il 17 maggio 1867 dal vescovo Bartolomeo Legat.[43]
La chiesa si eleva su un basamento sotto il quale si trova una cripta dove sono sepolti in due sarcofagi il barone Pasquale Revoltella e la madre Domenica. Una disposizione testamentaria del 13 ottobre 1866 del barone Pasquale Revoltella costituiva una Pia Fondazione con obbligo per il cappellano dell'istruzione scolare e dell'assistenza spirituale dei villici del luogo, e la celebrazione ogni anno di due messe in suffragio suo e della madre, una il 17 maggio, ricorrenza di san Pasquale Baylón, ed una il 15 agosto, ricorrenza dell'Assunta.

Architetture civiliModifica

 
Palazzo della Luogotenenza austriaca, che ora ospita la prefettura di Trieste


Palazzo delle Poste
Il palazzo delle Poste di Trieste è un'importante costruzione della città. L'entrata principale è in piazza Vittorio Veneto. Al suo interno si trova la sede triestina delle Poste Italiane e il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa. Il fu costruito fra il 1890 e il 1894 ad opera dell'architetto Friedrich Setz.
Al nuovo palazzo venne destinata l'area occupata dalla Dogana (sorta sulle antiche saline che un tempo occupavano la zona su cui sorge attualmente il Borgo Teresiano). Il palazzo disposto su un'area rettangolare di quasi 7.100 metri quadrati, venne concepito fin dall'inizio per ospitare sia gli uffici postali e telegrafici che quelli della finanza, per cui all'interno è strutturato in due corpi distinti di 3.500 metri quadrati ciascuno. Attualmente il palazzo ospita sul lato di piazza Vittorio Veneto la filiale di Trieste delle Poste Italiane e al piano terra il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa.
Palazzo di Giustizia
Il Palazzo di Giustizia è un edificio giudiziario di Trieste che si trova nei pressi del Foro Ulpiano. Nel febbraio 1895, durante l'impero austro-ungarico, la Dieta Provinciale di Trieste e Magistrato Civico si iniziò ad ipotizzare l'edificazione di un unico complesso architettonico che contenesse tutti gli uffici giudiziari, le carceri e l'archivio dei Libri Tavolari, dislocati in diverse zone della città, tra cui via Santi Martiri (attuale via Duca d'Aosta), via della Sanità (ora via Armando Diaz) e nel palazzo Bordeaux.[44]
Il governo austriaco chiese l'aiuto economico del comune di Trieste, il quale dopo un iniziale rifiuto per mancanza di soldi, si accordò per vendere al Sovrano Erario un terreno di 37.214 m3 al prezzo agevolato di 324.919 fiorini austroungarici, con contratto stipulato in data 25 luglio 1898.[45]
Palazzo Galatti
Palazzo Galatti, comunemente chiamato palazzo della Provincia, è un palazzo ottocentesco di Trieste, situato nel centro della città, in piazza Vittorio Veneto ma ha accessi anche dalle vie Roma, Galatti e della Geppa. L'edificio è costituito da tre piani fuori terra.
Fino al 30 settembre 2017, data di soppressione dell'ente, è stato la sede legale e la più importante sede operativa della Provincia di Trieste. In seguito all'attuazione della L.R. 26/2014 Riordino del sistema Regione - Autonomie Locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative, l'immobile è passato alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e attualmente ospita gli uffici della Presidenza, dei Servizi e Politiche Sociali e dell'Edilizia Scolastica Superiore dell'UTI Giuliana.
Palazzo delle Ferrovie dello Stato
Il 'Palazzo delle Ferrovie dello Stato è un palazzo ottocentesco di Trieste, situato nel centro della città, in piazza Vittorio Veneto ma ha accessi anche dalle vie Milano, Galatti e Filzi. L'edificio è costituito da cinque piani fuori terra. Attualmente, in seguito all'attuazione di un piano di spostamento degli uffici delle Ferrovie in altre strutture, il palazzo è vuoto ed è stato messo in vendita. L'edificio della Direzione compartimentale delle Ferrovie dello Stato venne realizzato tra il 1894 ed il 1895 su progetto dell'architetto Raimondo Sagors. L'edificio ospitava al pianterreno alcune attività commerciali tra cui il negozio di Ignazio de Brull, mentre nella parte posteriore dell'edificio in epoca fascista si trovava il Teatro del Dopolavoro Ferroviario, diventato Cinema Vittorio Veneto, inaugurato nel 1949.
Palazzo della Luogotenenza austriaca
Il palazzo della Luogotenenza austriaca o palazzo della Prefettura di Trieste è uno dei palazzi più importanti risalenti al dominio asburgico a Trieste. L'entrata principale e monumentale è in piazza dell'Unità d'Italia, ma il palazzo si affaccia anche su piazza Verdi e via San Carlo. Già sede della Luogotenenza austriaca, oggi ospita la sede della Prefettura di Trieste. Il palazzo sorge sul sito del vecchio Palazzo Governiale, costruito nel 1764 per ordine di Maria Teresa, secondo il disegno di Giovanni Fusconi, dove si trovavano gli uffici dell'Arsenale imperiale. In origine la struttura era costituita da due soli piani a cui ne venne aggiunto un terzo nel 1825. Demolito nel 1899, l'antico palazzo lasciò il posto alla nuova costruzione realizzata tra il 1901 ed il 1905, su progetto di Emil Artmann.
Palazzo del Municipio
Subito dopo la decisione di interrare il vecchio mandracchio (1858-1863), la piazza fu oggetto di una riprogettazione totale. Prevalse allora l'idea di uno spazio completamente aperto sul mare, attorniato da edifici e con il municipio posto come base frontale, con il conseguente abbattimento delle mura e degli edifici che allora chiudevano la piazza dal lato mare. Sul posto designato per far sorgere il palazzo Comunale sorgevano diverse casette, una loggia ed alcuni edifici. Nel 1875 l'architetto triestino Giuseppe Bruni vinse la gara per la progettazione del nuovo palazzo. Il nuovo edificio era formato da un corpo unico monumentale sovrastato, nella parte centrale, da una torre. Bruni mise tutta la sua bravura per richiamare in quest'opera diverse forme architettoniche, conciliando monumentalità e imponenza, senza in qualche modo turbare l'armonia con gli altri edifici già costruiti. Il palazzo del municipio è sovrastato dalla torre campanaria sulla quale sono installati due mori, chiamati amichevolmente dai triestini Micheze e Jacheze (dallo sloveno Mihec e Jakec), anche questi progettati da Bruni, che dal 1876 scandiscono il trascorrere del tempo ogni quarto d'ora, nonché la campana civica con l'alabarda cittadina.
Palazzo Modello
L'edificio si trova tra il municipio e il palazzo Stratti e fu costruito sempre dall'architetto Giuseppe Bruni tra il 1871 e il 1873, prendendo il posto delle vecchie chiese di San Pietro e San Rocco che si trovavano ivi in loco. Il palazzo fu progettato dietro indicazioni del Comune e venne soprannominato Modello perché doveva servire come esempio architettonico per la ristrutturazione che stava avvenendo nell'allora piazza Grande. All'inizio il palazzo fu adibito ad albergo, denominato Hotel Delorme, che però smise di operare verso il 1912. Al suo posto trovarono spazio gli uffici del Comune. Nel 2007, in seguito alla devastazione da parte di un incendio, il Comune di Trieste lo ha venduto all'allora azienda municipalizzata AcegasAps, ora AcegasApsAmga, col fine di realizzare la nuova sede direzionale. Nell'ultimo piano dell'edificio si notano dei telamoni (statue maschili) intenti a reggersi la tunica.
Palazzo Carciotti
Palazzo Carciotti è un palazzo settecentesco di Trieste, situato nel centro della città, posto all'inizio del Canal Grande. Il palazzo fu realizzato su un'area un tempo destinata a saline. Il committente fu il commerciante greco Demetrio Carciotti, stabilitosi a Trieste nel 1775. Arricchitosi con il commercio di panni dalla Boemia, alla fine del Settecento acquistò le cinque case che si trovavano sul lato destro dell'entrata del canale. Per la costruzione di questo palazzo, Carciotti si affidò all'architetto Matteo Pertsch, che presentò il suo progetto nel 1798. Subito iniziarono i lavori di edificazione, ai quali sovrintendeva Giovanni Righetti, che si protrassero fino al 1805.
Palazzo del Tergesteo
Il palazzo del Tergesteo di Trieste è un'importante costruzione della città. L'entrata principale è in piazza della Borsa, ma il palazzo si affaccia anche in piazza Verdi. Già sede della borsa di Trieste, è stato ristrutturato più volte, l'ultima delle quali tra 2009 e 2011. Nel 1838 il terreno dove ora sorge il palazzo viene venduto da Giuseppe Brambilla alla società Tergesteo, costituita con lo scopo di erigere un maestoso palazzo polifunzionale nel centro di Trieste. La compagine societaria è suddivisa in 1500 azioni, tra gli azionisti si ricordano il ministro austriaco Karl Ludwig von Bruck e il barone Pasquale Revoltella. Nel 1840 cominciano i lavori, i quali terminano nel 1842.
Palazzo del Lloyd Triestino
Il palazzo del Lloyd Triestino di Trieste è un'importante costruzione della città. L'entrata principale è in piazza dell'Unità d'Italia, ma il palazzo si affaccia anche in via dell'Orologio, riva del Mandracchio e via del Mercato Vecchio. Già sede della compagnia di navigazione Lloyd Triestino di Navigazione, poi Lloyd Triestino, è stato ristrutturato più volte, e ora ospita gli uffici della presidenza e della giunta della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Il Lloyd Triestino, costituito nel 1833, ebbe la prima sede in piazza Tommaseo, poi in piazza della Borsa.
Stazione marittima di Trieste
Nel 1924 l'amministrazione dei Magazzini generali decide di costruire a Trieste una stazione marittima per passeggeri. Il Governo fascista inserisce questa costruzione tra le opere pubbliche di immediata esecuzione[46]. La stazione marittima di Trieste è stata progettata da Umberto Nordio e Giacomo Zammattio ed è stata costruita fra il 1926 e il 1930[46]. L'edificio si trova sul Molo dei Bersaglieri ed è il risultato della trasformazione del primo dei due magazzini (41 e 42), che durante la dominazione asburgica erano principalmente destinati a deposito dei vini di importazione dal Regno d'Italia.
Palazzo Aedes
Palazzo Aedes, comunemente chiamato grattacielo Rosso, è un palazzo novecentesco di Trieste, situato in piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, ovvero nel punto d'incontro fra il canal Grande e le rive. Fu costruito fra il 1926 e il 1928 a fianco di palazzo Gopcevich da un progetto dell'architetto Arduino Berlam. L'edificio trae ispirazione dai nuovi grattacieli di New York in mattoni rossi, ed è noto come il primo vero grattacielo costruito a Trieste[47].
Palazzo Gopcevich
Il Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl si trova a Trieste, nel centro della città, nel Borgo Teresiano, sulla riva del Canal Grande. Il museo è ospitato nella la sede espositiva comunale del palazzo Gopcevich, dal particolare intonaco bianco e rosso. L'edificio fu costruito nel 1850 su progetto dell'architetto Giovanni Andrea Berlam per conto dell'armatore serbo Spiridione Gopcevich. Il prospetto che si affaccia sul Canale, dallo stile eclettico, composto da un disegno a greche rosso e gialle, è inoltre arricchito da statue, fregi e medaglioni che ricordano i protagonisti della battaglia della Piana dei Merli (Kosovo Polje) del 1389. L'interno dell'edificio presenta ambienti di notevole ricercatezza sia negli arredi che nei pavimenti intarsiati ed i soffitti decorati. L'ultimo radicale restauro risale al 1988.
Caffè San Marco
Il Caffè San Marco è un locale storico sito a Trieste, in via Battisti 18. Fondato nel 1914, il locale è celebre per essere sempre stato uno dei principali ritrovi degli intellettuali della città. Il 3 gennaio 1914, al pianterreno di un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali, edificato nel 1912, venne inaugurato il Caffè San Marco, allora di proprietà di Marco Lovrinovich, originario di Parenzo. Subito il locale divenne ritrovo di giovani studenti e intellettuali, ma non solo: il caffè, infatti, ospitava giovani irredentisti, e funzionava anche come laboratorio di produzione di passaporti falsi per permettere la fuga in Italia di patrioti antiaustriaci. Per questi motivi, il 23 maggio 1915, un gruppo di soldati dell'esercito austroungarico penetrò all'interno del locale, lo devastò e ne decretò la chiusura permanente. Lovrinovich stesso fu cacciato brutalmente, e in seguito fu incarcerato a Liebenau, in Austria, perché si era causato volontariamente il tracoma con una soluzione batterica, allo scopo di non andare a servire nell'esercito austro-ungarico.
Lanterna di Trieste
Il faro della Lanterna di Trieste si trova in cima al Molo Fratelli Bandiera, all'estremità ovest della città, delimitando l'ingresso al porto vecchio. La costruzione del faro, che entrò in funzione l'11 febbraio 1833, fu voluta dal governatore della città Carlo Zinzendorf, su progetto di Matteo Pertsch. Il gruppo ottico è sorretto da una colonna in pietra a base cilindrica che si erge da una Torre Massimiliana merlata con due ordini di troniere. Oltre alla funzione di faro, infatti, la costruzione doveva svolgere anche una funzione di difesa del porto. Le fondazioni del faro poggiano su quello che una volta era lo Scoglio dello Zucco.
Faro della Vittoria
Il faro della Vittoria si trova a Trieste ed è stato costruito tra il 15 gennaio 1923 e il 24 maggio 1927[48], ad opera dell'architetto italiano Arduino Berlam. Oltre che ad assolvere le funzioni di faro per la navigazione, illuminando il golfo di Trieste, svolge anche le funzioni di monumento commemorativo in onore dei caduti del mare durante la prima guerra mondiale, così come testimoniato dall'iscrizione posta alla sua base: "SPLENDI E RICORDA I CADVTI SVL MARE (MCMXV - MCMXVIII)".; Villa Necker: Villa Necker è una dimora storica in stile neoclassico, situata in via dell'Università 2 a Trieste. Villa Necker sorge sull'area occupata in origine dai terreni di proprietà "dei Santi Martiri". Gran parte della critica attribuisce realizzazione della villa all'architetto Giacomo Marchini, su progetto del francese Champion, giunto in città nel 1784 e al quale si deve anche il disegno di Villa Murat oggi non più esistente. La struttura, inserita all'interno di un ampio parco, si presenta a tre piani fuori terra.
Villa Engelmann
Villa Engelmann si trova a Trieste, in Via di Chiadino 5, di fronte alla chiesa Beata Vergine delle Grazie. La villa e il parco adiacente furono progettati per volere di Francesco Ponti nel 1840, e i lavori di costruzione durarono tre anni. Nel 1888 fu acquistata da Frida Engelmann e nel 1938 passò in eredità a Guglielmo Engelmann. L'intera area fu ceduta alla città di Trieste da suo figlio Werner.
Villa Sigmundt
Villa Sigmundt si trova a Trieste, in Via Rossetti ai civici 44 e 46. Villa Sigmundt fu progettata da Giovanni Andrea Berlam nel 1861 su commissione di Edmund Sigmundt, ricco mercante triestino di spugne. Costruita nel rione di Chiadino, è rimasta immutata dalla sua inaugurazione.

Architetture militariModifica

Gallerie antiaeree Kleine Berlin
Kleine Berlin (piccola Berlino in tedesco, in realtà errato, perché in lingua tedesca Berlin non è femminile, è Kleines Berlin) è il più esteso complesso di gallerie antiaeree sotterranee, risalenti alla seconda guerra mondiale, ancora esistente a Trieste. Data la sua conformazione collinare, Trieste è percorsa da numerose gallerie antiaeree, ma il complesso della kleine Berlin è particolare per la sua ampiezza, la sua estensione, e per il fatto di essere visitabile dal pubblico.
Castello di Miramare
Il castello di Miramare fu eretto come residenza della corte Asburgica: il complesso venne costruito nell'attuale omonimo quartiere di Trieste per volere di Massimiliano d'Asburgo-Lorena, arciduca d'Austria e imperatore del Messico, per farne la propria dimora da condividere con la moglie Carlotta del Belgio. Successivamente il castello diventò il Museo storico del castello di Miramare e nel 2016 ha fatto registrare 257 237 visitatori, mentre il parco del castello di Miramare ha fatto registrare 833 300 visitatori[49].
Castello di San Giusto
Il castello di San Giusto è una fortezza-museo situata sul colle omonimo, a Trieste. Come dimora storica, è stato restaurato negli anni duemila e adibito a museo civico dal Comune di Trieste, cui la struttura appartiene dal 1930. Sul Bastione Lalio è stato inaugurato il 4 aprile 2001 il Lapidario Tergestino costituito da iscrizioni, sculture, bassorilievi e frammenti di architettura di epoca romana. È visitabile solo in parte: in particolare, oltre al lapidario, sono accessibili la Cappella, la Sala Caprin, l'ampio cortile interno - sede di manifestazioni nel periodo estivo - e gli spalti, da cui si gode un ampio panorama sulla città sottostante.
Castello di Duino
Il castello di Duino si trova nel comune di Duino-Aurisina, in provincia di Trieste. Di proprietà da oltre 420 anni della famiglia Della Torre, ramo Della Torre di Valsassina (von Thurn-Hofer und Valsassina) prima e dei duchi della Torre e Tasso poi. Dal 2003 è - insieme al suo parco - aperto al pubblico. Dal maniero si gode un vasto panorama sulle ripide pareti rocciose a strapiombo sul mare. Nel parco si trova un bunker utilizzato durante la seconda guerra mondiale. La storia del casato Thurn und Taxis è legata alla gestione dei servizi postali, in quanto esercitò questa attività in diversi Stati europei, tra cui Italia, Austria, Germania, Ungheria e Paesi Bassi dal 1400 in poi, per più di 350 anni.
Castello di Muggia
Il castello si affaccia in posizione elevata sul porto, è di proprietà dello scultore Villi Bossi e di sua moglie Gabriella, e viene aperto al pubblico in particolari occasioni, specie per iniziative culturali e musicali. Il primo nucleo del castello fu una torre fatta erigere dal patriarca di Aquileia, Marquardo di Randeck, nel 1374, nella zona chiamata Borgolauro. Successivamente venne aggiunto un quadrilatero di mura e delle torri di guardia per ospitare una guarnigione di soldati, la cui costruzione si protrasse sino al 1399.

Vie e piazzeModifica

Piazza della Borsa
Piazza della Borsa è una delle piazze principali di Trieste. Conosciuta anche come il secondo salotto buono cittadino la piazza è stata il centro economico della città per tutto il XIX secolo. È la piazza immediatamente adiacente a piazza Unità d'Italia e, restringendosi, prosegue fino all'inizio di corso Italia, un'importante arteria cittadina. Il luogo ove sorge la piazza si trovava anticamente appena fuori dalle mura cittadine. Infatti nel punto dove si trova il passaggio con piazza Unità si trovava la porta di Vienna e le case che delimitano la piazza verso monte seguono la linea delle antiche mura verso la torre di Riborgo.
Piazza Unità d'Italia
Piazza Unità d'Italia (durante il periodo austriaco era chiamata Piazza Grande, in seguito fu nota anche come piazza Francesco Giuseppe) è la piazza principale di Trieste. Si trova ai piedi del colle di San Giusto, tra il Borgo Teresiano e Borgo Giuseppino. Di pianta rettangolare, la piazza si apre da un lato sul Golfo di Trieste ed è circondata da numerosi palazzi ed edifici pubblici. Affacciate sulla piazza si trovano le sedi di diversi enti: il municipio di Trieste, il palazzo della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e la prefettura del capoluogo. La piazza ha un'area totale di 12.280 m².[50]

Vie d'acquaModifica

Canal Grande di Trieste
Il Canal Grande di Trieste è un canale navigabile che si trova nel cuore del Borgo Teresiano, in pieno centro della città, a metà strada circa tra la stazione ferroviaria e piazza Unità d'Italia, con imboccatura dal bacino di San Giorgio del Porto Vecchio. Fu realizzato nel 1754-1756 dal veneziano Matteo Pirona, scavando ulteriormente il collettore principale delle saline, quando queste vennero interrate per permettere lo sviluppo urbanistico della città all'esterno delle mura. È stato costruito affinché le imbarcazioni potessero giungere direttamente sino al centro della città per scaricare e caricare le loro merci.

QuartieriModifica

Borgo Teresiano
Il Borgo Teresiano è un quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo e voluto dall'allora Imperatore d’Austria Carlo VI e, dopo la sua morte da Maria Teresa d'Austria. Il quartiere fu progettato per dare un po' di respiro e sviluppo alla città che stava assistendo al fiorire del commercio portuale. Venne ricavato dall'interramento delle saline della città, urbanizzando un'area al di fuori dalle mura. Con il suo asse viario a trama ortogonale, è uno dei primi esempi di piani regolatori cittadini moderni. Il Borgo Teresiano si sviluppa tra la via Carducci, il corso Italia, la stazione ferroviaria e le rive.

TrasportiModifica

Trenovia di Opicina
La tranvia di Opicina (tram de Opcina in dialetto triestino, Openski tramvaj in sloveno), nota anche come "Trenovia di Opicina", una delle attrazioni turistiche della città di Trieste, è una linea tranviaria interurbana panoramica gestita dalla Trieste Trasporti. Caratteristica unica in Europa[51] è quella di possedere un tratto di circa 800 m in forte pendenza (fino al 26%) lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da carri-scudo vincolati ad un impianto funicolare. Il servizio, classificato come linea 2, presenta un percorso urbano nel centro di Trieste (a livello del mare) e una tratta interurbana di collegamento con la frazione di Villa Opicina sull'altopiano del Carso, a 329 m s.l.m.; in funzione dal 9 settembre 1902, è lunga poco più di 5 km.

Siti archeologiciModifica

Teatro romano di Trieste
Il teatro romano di Trieste si trova a Trieste ai piedi del colle di San Giusto, in pieno centro della città, al limitare della città vecchia, tra via Donota e via del Teatro Romano. All'epoca della sua costruzione il teatro si trovava fuori dalle mura cittadine ed in riva al mare, che a quel tempo giungeva sino in quella zona. Sulle sue gradinate, costruite anche sfruttando la naturale pendenza del colle, potevano venir ospitati, a seconda delle varie fonti, dai 3.500 ai 6.000 spettatori. La costruzione del teatro viene datata alla fine del I secolo a.C. e ampliato all'inizio del II secolo d.C. Probabilmente fu costruito per volere del triestino Quinto Petronio Modesto, procuratore e flamine dell'imperatore Traiano, citato in diverse iscrizioni, che secondo altre fonti ne curò invece solamente degli interventi di rinnovamento.
Basilica paleocristiana di Trieste e i templi a Giove e ad Atena
La basilica paleocristiana di Trieste, edificata fra il IV e il V secolo, contiene alcuni pregevolissimi mosaici, segno tangibile della ricchezza della chiesa locale e della città di Tergeste fino a tarda età imperiale. I resti della basilica paleocristiana furono scoperti sotto l'attuale Cattedrale di San Giusto. Sul colle di San Giusto sono tuttora visibili alcuni resti dei templi a Giove e ad Atena. Di quest'ultimo si sono conservate alcune strutture architettoniche nelle fondamenta della cattedrale, identificabili dall'esterno grazie ad apposite aperture nelle pareti del campanile e nel sottosuolo (tramite accesso dal Museo civico di storia ed arte di Trieste).
Basilica civile di Trieste
A nord dei templi a Giove e ad Atena si apriva il foro (la piazza principale della città antica), annesso con un portico alla basilica civile, che era divisa in tre navate con un'abside interna. Il donatore era Quinto Baieno Blassiano, procuratore di Traiano prima del 120-125.
Arco di Riccardo
L'Arco di Riccardo è secondo alcune fonti una delle porte romane di Trieste risalente I secolo a.C.[52] costruito probabilmente sotto l'imperatore Ottaviano Augusto negli anni 33-32 a.C. Le forme della decorazione architettonica permettono di datare la forma attuale dell'arco nell'età claudio-neroniana o forse flavia (50-75 d.C.).[53] Secondo altre fonti invece si tratta di uno degli ingressi al santuario della Magna Mater[54]. Si tratta di un arco a un solo fornice, alto 7,2 m, largo 5,3 m e profondo 2 m. Presenta un coronamento superiore, privo di decorazione.
Antiquarium di via del Seminario
L'Antiquarium di via del Seminario è un sito archeologico della città di Trieste, dove si conserva una sezione delle mura romane. I resti archeologici dell'Antiquarium di via del Seminario sono tra i più antichi presenti nella città giuliana. Risalgono, infatti, alla tarda Repubblica, ossia alla fine del I secolo a.C. Nell'Antiquarium si osserva un tratto delle mura, fatte costruire da Ottaviano (quando questi non aveva ancora assunto il titolo di Augusto) tra il 33 e il 32 a.C. per la difesa della colonia di Tergeste. Il tratto conservato è lungo 4 metri e largo 2,4 metri; le facce esterne delle mura sono costituite da blocchi di arenaria, mentre il riempimento interno è di sabbia mista a roccia. Alla base delle mura è visibile un canale per lo scolo dell'acqua.
Antiquarium di via Donota
L'Antiquarium di via Donota è un sito archeologico della città di Trieste, collocato nella fascia più bassa del colle di San Giusto, dove è possibile visitare ciò che resta di una domus e di un sepolcreto di età romana. La domus fu costruita alla fine del I secolo a.C., periodo in cui l’intero pendio del colle di San Giusto rivolto verso il mare fu soggetto a un’opera di sistemazione, tramite la costruzione di terrazzamenti, e fu edificato. Alla fine del I secolo d.C. la domus fu abbandonata, così a partire dal II secolo una parte di essa fu reimpiegata come necropoli pagana.[55]
Castelliere di Cattinara
Il castelliere di Cattinara, che si trova tra le valli di Longera e di Rozzol, fu abitato dall'epoca preistorica all'epoca romana. In epoca preistorica i suoi abitanti vivevano sulla sua vetta, poi spianata, mentre in epoca romana lungo il suo versante meridionale, che era meglio riparato dai venti. I reperti scoperti in questo castelliere sono numerosi e molto vari, come cocci, resti di animali e utensili. Degne di nota sono due fibule in bronzo, una delle quali appartenente alla Cultura di La Tène, fermo restando che non è stata ritrovata la necropoli[56].

Aree naturaliModifica

La città di Trieste è una delle meglio note d'Italia dal punto di vista botanico. La flora urbana, oggetto di studio a partire dalla seconda metà del XIX secolo, è stata oggetto di un censimento approfondito da parte di F. Martini[57], che ha mappato la distribuzione di ben 1024 tra specie e sottospecie. La grande ricchezza floristica è dovuta a diversi fattori, tra cui i principali sono:

  1. La penetrazione nel tessuto urbano di aree con vegetazione naturale, come ad esempio il Bosco del Farneto o il Parco di Villa Giulia
  2. Le caratteristiche transizionali del territorio cittadino dal punto di vista climatico, con un forte gradiente di temperatura e precipitazioni dalla costa verso l'altopiano
  3. La compresenza nel territorio cittadino di substrati sia arenacei sia calcarei, 4) La presenza di importanti aree commerciali, industriali e portuali che favoriscono la presenza di neofite aliene. La flora urbana di Trieste è consultabile attraverso un portale interattivo che permette anche a non-esperti di Botanica di identificarne le specie.[58]

Grotte turistiche:

Giardini storici:

  • Parco della Rimembranza sul colle di San Giusto
  • Riserva naturale marina di Miramare
  • Giardino storico Muzio de Tommasini
  • Giardino storico di Villa Revoltella
  • Giardino storico di Villa Engelmann
  • Giardino storico di Villa Sartorio
  • Giardino storico di Villa Cosulich
  • Giardino storico Skabar
  • Giardino storico di piazza Libertà
  • Giardino storico di via Catullo
  • Giardino storico di piazza Hortis
  • Passeggio Sant'Andrea
  • Giardino storico di piazza Carlo Alberto
  • Giardino storico Basevi

Parchi urbani:

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste, quale principale porto dell'Impero austro-ungarico, conobbe un'epoca di straordinario sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare da alcune migliaia di residenti del periodo 1730-1740 ai quasi 230.000 del 1910.

Con la fine della prima guerra mondiale e il congiungimento di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assistette a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche in cui si era venuto a trovare alla fine della Grande guerra. Da principale emporio marittimo dell'Impero austro-ungarico e fra i massimi del Mediterraneo, la città e il suo porto iniziarono a declinare, passando ad occupare una posizione sempre più periferica nell'allora Regno d'Italia.

 
Traffico di navi attorno all'anno 1900 sul Molo San Carlo, oggi Molo Audace, di Trieste

All'indomani della seconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'esodo di molti italiani dalle terre dell'Istria ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano. In quegli stessi anni, e in particolare a partire dal 1954, con la fine del TLT, oltre 20.000 triestini, spinti da motivazioni di natura economica e sociale, ma anche di indole politica, scelsero l'emigrazione[59], dirigendosi principalmente in Australia, Canada e Sudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle 270.000 unità raggiungendo un massimo di 285.529 persone (131.855 maschi e 153.674 femmine) nel dicembre 1956.[60]

Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco e le birrerie Dreher) hanno costretto ampi strati di popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro. Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le 2000 unità all'anno.

Nell'ultimo decennio il decremento demografico è stato meno marcato che in precedenza, stabilizzando la popolazione triestina sopra i 200.000 abitanti. Tale fenomeno è dovuto ad una ripresa della natalità e ad un nuovo e lento processo di immigrazione in massima parte proveniente dall'Europa orientale. La particolarità del territorio provinciale, che conta circa 240.000 abitanti ed è il più piccolo d'Italia, è nei fatti una sorta di conurbazione ed un discreto movimento di popolazione è avvenuto negli ultimi anni dal Comune capoluogo verso i Comuni limitrofi.

Nonostante la ripresa demografica cui abbiamo fatto cenno, la città assieme a Genova, Bologna e Venezia, continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione.

Permane comunque il comune con la più alta densità demografica nel Triveneto (2414 abitanti per km quadrato).

Abitanti censiti[61][62]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

 
Lingue madri maggioritarie della popolazione in Istria, Quarnaro e Dalmazia nel 1910
Disposizioni per la tutela della comunità slovena
I triestini di etnia slovena utilizzano la loro lingua madre come lingua vernacolare e nei rapporti con le istituzioni pubbliche.
 
Un ufficio del comune di Trieste
Il gruppo linguistico sloveno viene tutelato da apposite normative[63][64][65] e contributi della Repubblica Italiana per assicurare la conservazione della propria rete scolastica e delle proprie organizzazioni politiche, culturali e sportive.

Trieste è un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni comunità religiosa ha uno o più luoghi di aggregazione.

La comunità slovena, presente in città fin dal Medioevo[66][67][68], raggiungeva nel 1910 (secondo il discusso censimento austriaco di quell'anno[69]) il 25% della popolazione del comune. Durante il ventennio fascista le popolazioni slave della Venezia Giulia furono assoggettate ad una politica di italianizzazione forzata. Nel 1971 la comunità slovena era stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune.[70]

Fino alla prima guerra mondiale esisteva anche una comunità di lingua tedesca che superava il 5% della popolazione del comune, ma che si ridusse drasticamente negli anni successivi.

Prima della seconda guerra mondiale e della conseguente occupazione nazista, inoltre, esisteva anche una florida comunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano 4.671, di cui 3.234 aventi la cittadinanza italiana[71]). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri.

Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto alle popolazioni autoctone italiana e slovena, numerosi gruppi etnici minoritari storici tra cui croati, serbi, greci e tedeschi e gruppi di recente insediamento tra i quali arabi, rumeni, albanesi, cinesi, africani e sudamericani.

 
Interno della chiesa greco-ortodossa di San Nicolò.

Al 1 gennaio 2017 la popolazione con passaporto estero residente a Trieste era costituita da 19.389 persone (9,67% della popolazione) così suddivise per principali paesi di provenienza:[72]

  1. Serbia, 4.500
  2. Romania, 2.826
  3. Croazia, 1.169
  4. Kosovo, 1.158
  5. Cina, 998
  6. Ucraina, 630
  7. Albania, 605
  8. Afghanistan, 600
  9. Bosnia ed Erzegovina, 533
  10. Moldavia, 407

Istituzioni, enti e associazioniModifica

 
Stati membri dell'ente internazionale "Iniziativa centro europea"

A Trieste si trova la sede della Iniziativa centro europea (ingl. Central European Initiative), un ente internazionale con lo scopo di favorire la cooperazione e lo sviluppo nell'Europa centrale; vi fanno parte 17 paesi dall'Italia alla Bielorussia[73].

La città è anche sede del Segretariato permanente della Chamber investment forum, organismo di cui fanno parte le Camere di commercio dei paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia) e quelle di Slovenia e Croazia, per un totale superiore a 350.000 imprese rappresentate[74].

Qualità della vitaModifica

Trieste è stata classificata da il Sole 24 ORE la prima città in Italia per la qualità della vita nel 2005 e nel 2009[75].

Anno Qualità della Vita
(Sole 24 Ore)
2004
6° [76]
2005
1° (+5)[76]
2006
2° (-1)[77]
2007
9° (-7)[78]
2008
6° (+3)[79]
2009
1° (+5)[80]
2010
4° (-3)[81]
2011
4° (=)[82]
2012
5° (-1)[83]
2013
13° (-8)[84]
2014
28° (-15)[85]
2015
34° (-6)[86]
2016
10° (+24)[87]
2017
6° (+4)[88]
2018
6° (=)[89]

CulturaModifica

IstruzioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema Trieste.
 
Piazza Unità d'Italia a Trieste di notte

Trieste era sede, fin dal 1877, di una reputata Scuola Superiore di Commercio. Nel 1924 la città si dotò di un'Università, che nei decenni successivi acquistò un notevole prestigio e che ospita da tempo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano.

Trieste infatti è nota come Città della scienza e accoglie una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il sincrotrone ELETTRA all'Area Science Park, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica.

MusicaModifica

A Trieste ha sede il Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini: fondato nel 1903, è uno dei tredici Conservatori storici italiani. Il Conservatorio appartiene al sistema di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica e dipende dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il Conservatorio Tartini ha sede nel prestigioso Palazzo Rittmeyer e offre quattro livelli di formazione: pre-accademico, di primo e secondo ciclo (laurea e master) e formazione degli insegnanti.

La più antica istituzione musicale della Città è la Cappella Civica, fondata nel 1538 e tenuta in vita dal Comune. Canta ogni domenica la messa delle 10.30 in Cattedrale e svolge un'intensa attività concertistica. Attualmente è diretta dal Maestro Roberto Brisotto e si avvale della collaborazione all'organo del Maestro Riccardo Cossi.

MuseiModifica

Trieste accoglie 32 musei fra i quali troviamo il Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna; i Civici musei di storia ed arte, una rete ("museo multiplo") di undici istituzioni museali triestine (Museo di storia ed arte, Orto lapidario, Museo del castello e armeria, Lapidario tergestino, Museo d'arte orientale, Museo teatrale Carlo Schmidl, Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez, Museo della Risiera di San Sabba, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e sacrario di Oberdan, Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con Poste italiane)) e i Civici musei scientifici, costituiti da quattro istituzioni (Civico museo di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare e Orto botanico). Altri tre musei fanno parte del Servizio bibliotecario urbano (Museo sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo e Museo Joyce museum), a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica Attilio Hortis e Biblioteca comunale del popolo Pier Antonio Quarantotti Gambini, l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico).

Il dinosauro “Antonio”
 
Tethyshadros insularis
In alcuni periodi dell’anno a Duino, presso il sito paleontologico in cui sono stati rinvenuti i suoi resti fossili, viene esposta al pubblico la copia del tetisadro, soprannominato amichevolmente Antonio, i suoi resti fossili originali sono conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale a Trieste

Lo stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (Nike, di Paolo Borghi primo classificato, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, Enzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" Davide Rivalta ha scolpito l'Ippopotamo in equilibrio sulla sfera.

 
"... la mia anima è a Trieste ...", James Joyce, lettera a Nora, 27 ottobre 1909.
  • Civico museo del castello e armeria, dedicato alla storia del Castello di San Giusto e ospitato nei locali dello stesso castello, acquisito dal comune nel 1932 e restaurato nel 1936 l'armeria raccoglie armi tra il XII e il XIX secolo.
  • Civico museo di storia patria, nato come sezione del Museo di storia ed arte, fu ospitato dal 1925 nella palazzina Basevi. Doveva raccogliere i materiali della vita pubblica e privata della città, ma se ne distaccarono nel 1934 i materiali risorgimentali e nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti dalla palazzina e lo spostamento alla sede attuale di via Imbriani 5, la collezione di dipinti fu distaccata presso il Museo Sartorio.
  • Civico museo del Risorgimento e sacrario Oberdan, raccoglie cimeli rinascimentali cittadini, precedentemente parte della raccolta del Museo di storia patria, ospitati in un edificio costruito nel 1934 dall'architetto Umberto Nordio sul luogo della scomparsa caserma nella quale era stato giustiziato Guglielmo Oberdan, nella piazza omonima.
  • Civico museo della Risiera di San Sabba, conserva, in alcune sale del monumento, ristrutturato nel 1965 (architetto Romano Boico), una raccolta di cimeli provenienti dai campi di sterminio tedeschi e oggetti sottratti dai nazisti agli ebrei triestini.
  • Civico museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez", istituito nel 1997, raccoglie cimeli di storia militare riuniti dal collezionista Diego de Henriquez. Si trova insieme al Civico Museo di Storia naturale nell'ex caserma Duca delle Puglie in via Cumano 22.
  • Lapidario tergestino, ospitato in uno dei bastioni del Castello, custodisce reperti provenienti dagli edifici della Trieste romana e precedentemente custoditi nell'Orto lapidario.
  • Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, nato dalla collaborazione del Comune con le Poste italiane e ospitato nel palazzo delle Poste del 1894, raccoglie cimeli postali della regione e delle zone limitrofe. Ha sede nell'eclettico Palazzo delle Poste di Piazza Vittorio Veneto.
  • Museo etnografico di Servola, sorto nel 1975, per iniziativa di don Dušan Jakomin, con lo scopo di raccogliere, conservare, esporre e mettere a disposizione di studiosi e di quanti siano interessati, documenti e oggetti legati alla storia, alla cultura e al costume del rione di Servola.
  • Science centre immaginario scientifico, situato nella baia di Grignano, a ridosso del Parco di Miramare di Trieste, il Science centre immaginario scientifico (IS) è un museo della scienza interattivo e multimediale. Il centro adotta originali tecniche espositive e innovative metodologie di animazione didattica che lo inseriscono nella tipologia dei cosiddetti “musei di nuova generazione” – ovvero i “science centre” di scuola anglosassone – che rivoluzionano le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo deputato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, il museo si trasforma in un luogo vivo, dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali.
  • Alinari Image Museum (AIM), inaugurato nel 2016 e sito nel bastione del castello di San Giusto, è un museo della fotografia interattivo e multimediale. Offre un archivio che, collegato informaticamente alla raccolta Fratelli Alinari di Firenze, racconta l'evoluzione dell'immagine dagli albori all'era della tecnologia digitale e permette di intraprendere, tra monitor, proiettori, schermi interattivi e microcomputer di ultima generazione, un percorso visivo, anche tridimensionale, nella storia della fotografia e del vastissimo repertorio del più antico archivio fotografico del mondo.
  • Civico museo di storia naturale, inaugurato nel 1846 da un'associazione privata (la "Società di amici della scienza naturale") come "Gabinetto zoologico-zootomico", venne donato alla città nel 1852 e si trasferì nella sede attuale con il nome di "Civico museo Ferdinando Massimiliano". Comprende una sezione botanica, una sezione zoologica, una sezione paleontologica e una mineralogica e svolge attività didattica e di ricerca.
  • Civico acquario marino, inaugurato nel 1933 ed ospitato nell'ex "Peschiera Centrale", edificata nel 1913 in stile liberty dall'architetto Giorgio Polli. Ospita esemplari della fauna marina adriatica in un sistema di vasche con acqua prelevata direttamente dal mare.
  • Civico museo del mare, inaugurato nel 1904 come "Museo della pesca" dalla "Società di pesca e piscicultura marina". A questo si aggiunsero materiali provenienti dall'Istituto nautico "Tomaso di Savoia Duca di Genova" di Trieste, con la trasformazione in "Esposizione marina permanente", affidato alla "Società adriatica di scienze naturali". Nel 1968 divenne il museo attuale con la nuova sede allestita dall'architetto Umberto Nordio. Ospita i materiali sulla storia della marineria triestina.
  • Civico orto botanico, fondato nel 1842 dal "Gremio farmaceutico", a cui seguì nel 1861 un giardino per le specie spontanee dell'ambiente carsico. Nel 1903 ricevette il nome attuale.
  • Museo Joyce museum, nato nel 2004 dalla collaborazione tra Comune e Università, come centro di documentazione e studio di James Joyce in Italia. Ora si trova in via Madonna del Mare, 13.
  • Museo sveviano, ospitato originariamente a palazzo Biserini presso la Biblioteca civica, ora in via Madonna del Mare 13, è un centro di documentazione e di studio su Italo Svevo (pseudonimo dell'industriale triestino Ettore Schmitz).
  • Museo petrarchesco piccolomineo, aperto nel 2003 per l'esposizione delle opere di Francesco Petrarca ed Enea Silvio Piccolomini conservate nella Biblioteca Hortis. La collezione fu lasciata in eredità alla città dal mecenate conte Domenico Rossetti De Scander (Trieste 1774 - Trieste 1842). Ha sede in via Madonna del Mare, 13.
  • Civico museo Sartorio, ospitato in una villa settecentesca, ristrutturata nell'Ottocento e appartenente alla famiglia Sartorio. Conserva alcuni ambienti con arredi originali e diverse collezioni donate alla città, il Trittico di Santa Chiara, opera di Paolo e Marco Veneziano del 1328 e disegni di Giambattista Tiepolo. Ha sede in Largo Papa Giovanni XXIII, 1.
  • Civico museo Morpurgo de Nilma, ospitato nell'appartamento ottocentesco dei banchieri Morpurgo, con gli arredi originali, donato dalla famiglia al Comune nel 1943. Si trova in via Imbriani 5.
  • Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata
  • Museo della bora
  • Museo ebraico Carlo e Vera Wagner
  • Museo della Fondazione Giuseppe Scaramangà di Altomonte
  • Galleria nazionale d'Arte antica
  • Museo nazionale dell'Antartide
  • Museo ferroviario
  • Museo etnografico di Servola
  • Museo speleologico "Speleovivarium"
  • Museo commerciale
  • Antiquarium di Borgo San Sergio
  • Donazione Sambo

TeatriModifica

Questi sono i principali teatri di Trieste:

LetteraturaModifica

«Trieste ha una scontrosa / grazia. Se piace, / è come un ragazzaccio aspro e vorace, / con gli occhi azzurri e mani troppo grandi / per regalare un fiore; / come un amore / con gelosia.»

(Umberto Saba, Trieste, vv. 8-14)

L'ambiente culturale mitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri che nella città vissero a lungo, tanto che si può parlare di una letteratura triestina.

MediaModifica

Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Trieste:

Quotidiani Periodici Case Editrici TV Radio

Nazionali

Locali

Redazioni di Trieste:

EventiModifica

 
Primo lato della 41ª Barcolana, regata velica più affollata del mondo, dato che vi partecipano circa 2000 barche

Geografia antropicaModifica

 
Le 7 circoscrizioni comunali di Trieste

Suddivisioni storicheModifica

Rioni tradizionali e località, con segnati attraverso (*) corrispondenti alle circoscrizioni

  1. *Borgo San Nazario: 766 ab., *Borgo SS. Quirico e Giulitta: 700 ab., *Contovello (Kontovel): 1.487 ab., *Porto Santa Croce o Santa Croce (Križ): 1.452 ab., *Prosecco (Prosek): 1.349 ab.
  2. *Banne (Bani): 241 ab., *Basovizza (Bazovica): 684 ab., *Gropada (Gropada): 297 ab., *Opicina o Villa Opicina (Opčine): 7.950 ab., *Padriciano (Padriče): 872 ab., *Trebiciano (Trebče): 589 ab.
  3. Barcola (Barkovlje), Cologna, Conconello (Ferlugi), Gretta (Greta), Roiano (Rojan), Scorcola, *Grignano (Grljan): 632 ab., *Miramare (Miramar): 780 ab.
  4. Barriera Nuova, Borgo Giuseppino, Borgo Teresiano, Città Nuova, Città Vecchia, San Vito, San Giusto, Campi Elisi, Sant'Andrea, Cavana
  5. Barriera Vecchia (Stara mitnica), San Giacomo (Sv. Jakob)
  6. Cattinara (Katinara), Chiadino, San Luigi, Guardiella (Vrdela), Longera (Lonjer), San Giovanni (Sv. Ivan), Rozzol, Melara
  7. Chiarbola (Čarbola), Coloncovez (Kolonkovec), Santa Maria Maddalena Inferiore - Raute (Rovte), Santa Maria Maddalena Superiore, Servola (Škedenj), Poggi Paese, Poggi Sant'Anna (Sv. Ana), Valmaura, Altura

Suddivisioni amministrativeModifica

  1. I Circoscrizione - Altipiano Ovest
  2. II Circoscrizione - Altipiano Est
  3. III Circoscrizione - Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola
  4. IV Circoscrizione - Città Nuova - Barriera Nuova - San Vito - Città Vecchia
  5. V Circoscrizione - Barriera Vecchia - San Giacomo
  6. VI Circoscrizione - San Giovanni - Chiadino - Rozzol
  7. VII Circoscrizione - Servola - Chiarbola - Valmaura - Borgo San Sergio

EconomiaModifica

Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al porto. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la Provincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di Milano[95]) e di elevati livelli di reddito[96].

Alcune fra le maggiori compagnie di assicurazione vennero fondate a Trieste a partire dal periodo Asburgico: Assicurazioni Generali (1831), SASA Assicurazioni (1923 - in seguito incorporata nel gruppo UnipolSai), Lloyd Adriatico (1936) e Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) (1838). Le ultime due oggi sono incorporate nel gruppo tedesco Allianz. Tuttora la direzione generale di Assicurazioni Generali e quella della compagnia assicuratrice telefonica online Genertel hanno sede a Trieste, così come Allianz S.p.A., che nella città conta la sede legale e operativa[97].

Nel settore dell'industria ci sono stabilimenti che trattano la metallurgia e la meccanica industriale e navale, in funzione dalla fine dell'Ottocento.

 
Lo stabilimento della Grandi Motori Trieste, ora Wärtsilä Italia

La Ferriera di Servola è un complesso industriale specializzato nella produzione di ghisa, sito a Servola, un rione di Trieste. Il complesso siderurgico si estende per 560.000 metri quadri[98] e all'ottobre 2012 impiega direttamente circa 500 dipendenti più 300 dell'indotto[99].

La fabbrica macchine della Wärtsilä Italia, ex Grandi Motori Trieste, è il più grande stabilimento per la produzione di motori navali in Europa e uno dei più importanti di componenti per centrali elettriche. Lo stabilimento, in continua crescita, ha ricevuto anche delle commesse per le ricostruzioni di centrali in Iraq. Trieste è anche sede del gruppo Fincantieri (con cantieri presenti in Italia, Stati Uniti, Norvegia, Romania, Vietnam e Brasile), leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e da supporto offshore e in ascesa nel settore della marina militare.

 
La sede della Fincantieri a Trieste

Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate anche società per la produzione di velivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922[100], con l'insediamento di uno stabilimento della Ford e della sede legale della filiale italiana[101], per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista.[102]. Le ultime imprese attive nella produzione di autoveicoli chiusero nel secondo dopoguerra.

A Trieste si trovano anche i laboratori della Flextronics e della Telit, importanti compagnie operante nel settore delle telecomunicazioni.

Nel settore alimentare possiamo ricordare importanti società come Illy (caffè), Principe e Sfreddo (salumi), Parovel, Potocco, Pasta Zara, Stock. Sono di fondazione triestina anche la Hausbrandt (caffè) e la Dreher.

Oltre il 90% di tutte le aziende industriali e buona parte di quelle artigianali (es. Zona Artigianale Dolina) trovano la loro sede nella zona industriale sita nelle valli di Zaule e delle Noghere, a cavallo dei Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, amministrata dall'EZIT.

Nel capoluogo giuliano è presente un settore avanzato della ricerca scientifica, un sincrotrone, un centro avanzato di fisica teorica, e terziario avanzato.

A Trieste c'è anche la sede dell'Italia Marittima (ex Lloyd Triestino) società nata nel 1836 ed a oggi una delle più vecchie e longeve compagnie di navigazione del mondo.

Infine, occorre ricordare che Trieste è, dopo Roma, la città italiana che vanta la maggior concentrazione di dipendenti pubblici sul totale della popolazione residente. La motivazione va ricercata nelle conseguenze dell'esodo istriano: a Trieste, infatti, fu trovata una sistemazione alle migliaia di esuli provenienti dall'Istria, dal Quarnero, dalla Dalmazia, che già lavoravano per lo Stato italiano prima di lasciare le terre di origine.[103]

Infrastrutture e trasportiModifica

 
Raccordi autostradali e superstrade a Trieste. In verde chiaro le tratte inaugurate nel 2008..

StradeModifica

Trieste è servita dall'A4 attraverso il raccordo autostradale 13 Sistiana-Padriciano ed è inserita nei collegamenti europei E70, E61 ed E751. L'insieme delle strade a scorrimento veloce che collegano l'A4 a Trieste e ai valichi con la Slovenia è definito Grande Viabilità Triestina: il raccordo autostradale 13 diventa, dopo l'uscita di Cattinara, la nuova SS 202/sopraelevata di Trieste e arriva fino al porto della città.

FerrovieModifica

 
La stazione ferroviaria di Trieste Centrale.
 
Segnaletica stradale bilingue a Prosecco.

Trieste è servita dalle ferrovie Venezia-Trieste e Udine-Trieste, dalla ferrovia Meridionale e dalla ferrovia Transalpina, non utilizzata nel breve tratto urbano.

Il traffico passeggeri è concentrato nella stazione di Trieste Centrale, servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Friuli-Venezia Giulia e da collegamenti a lunga percorrenza svolti anch'essi da Trenitalia.
Nella relazione metropolitana (M40) con la stazione di Monfalcone alcuni treni fermano a Miramare, Stazione di Bivio d'Aurisina e Stazione di Sistiana-Visogliano. Dal 2018 è costituita la Stazione di Trieste Airport a servizio dell'aeroporto e della piattaforma intermodale regionale.
I treni per la Slovenia partono dalla stazione di Villa Opicina.

Il traffico merci è generato prevalentemente dal porto; dallo scalo di Campo Marzio partono quotidianamente treni merci in gran parte dedicati al trasporto intermodale e le cosiddette "autostrade viaggianti" in servizio internazionale.

AeroportiModifica

L'aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari è situato a 30 km a nord-ovest dalla città ed è servito da voli nazionali e internazionali.

PortiModifica

 
Bus urbani della Trieste Trasporti.

Il Porto di Trieste vanta notevoli dimensioni e rappresenta, fra l'altro, il principale accesso marittimo europeo per i prodotti turchi. Rilevanti anche la movimentazione del caffè (un terzo delle importazioni nazionali) e il terminale petrolifero, da cui parte l'oleodotto Transalpino, che arriva a Ingolstadt e rifornisce Austria, Baviera e Repubblica Ceca. Riguardo al traffico passeggeri è in crescita l'attività croceristica che porta ogni estate più di 100.000 passeggeri.

La Trieste Trasporti organizza le linee di navigazione con il capoluogo verso la cittadina di Muggia e nel periodo estivo sono attivi altri collegamenti verso Barcola, Grignano e Sistiana. Trieste ha una lunga tradizione nei collegamenti via mare, che servono la città e le zone limitrofe sia nella regione Friuli-Venezia Giulia che nell'Istria. Durante il periodo estivo è attivo un collegamento marittimo gestito dall'APT con la cittadina di Grado. La società Trieste Lines, invece, ha in gestione il sistema di collegamenti con la costa istriana, con aliscafi veloci che raggiungono Pirano, Rovigno e Pola.

Mobilità urbanaModifica

Il trasporto pubblico è gestito dalla Trieste Trasporti, che esercisce autolinee urbane, e interurbane, servizi marittimi e la tranvia di Opicina. L'11 giugno 2016 era stata inaugurata una nuova linea tranviaria di collegamento tra il centro della città e il porto vecchio[104], sui binari già esistenti, la quale tuttavia è stata chiusa dopo poco.

In passato la città era dotata di una rete tranviaria urbana e una rete filoviaria urbana.

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Trieste.

ConsolatiModifica

Il Corpo Consolare di Trieste è composto da 29 rappresentanze consolari[105], le quali sono:

Europa
Americhe

Asia

Africa

GemellaggiModifica

 
Piazza Ponterosso a Trieste
Gemellaggi
Accordi di collaborazione

SportModifica

 
Panoramica dello Stadio Nereo Rocco di Trieste

Nella città sono presenti numerose società sportive, tra le quali:

Squadre maschili
 
La vittoria del campionato di A2 2017-2018 della Pallacanestro Trieste
Squadre femminili
Vela

A Trieste hanno sede lo Yacht Club Adriaco e la Società velica di Barcola e Grignano, che organizza la famosa Barcolana.

Impianti sportivi

NoteModifica

  1. ^ Comune di Trieste - Statuto
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari, Trieste, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ La denominazione in sloveno non è ufficiale ma la minoranza linguistica è soggetta a tutela, cfr. Comune di Trieste - Statuto.
  6. ^ In base alla legge regionale 26/2014 "Riordino del sistema Regione - Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia"
  7. ^ Un recente studio dell'Università di Trieste LA CITTÀ METROPOLITANA DI TRIESTE analizza l'ipotesi della città estesa litoranea data dalla somma di Monfalcone (mandamento), Trieste (ex provincia) e Capodistria. Secondo lo studio "Le aree metropolitane in Italia e nel Mondo" la città metropolitana sarebbe la somma dell'ex provincia e del monfalconese.
  8. ^ art. 46 della legge regionale n. 20 del 9 dicembre 2016
  9. ^ Lista di comuni del Friuli-Venezia Giulia per popolazione
  10. ^ Comuni del FVG per densità di popolazione
  11. ^ Trieste è il primo porto italiano e supera Genova, su http://www.corriere.it/, MCS Mediagroup. URL consultato il 29 maggio 2016.
  12. ^ I 10 Porti più grandi d'Italia, in www.travel365.it. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  13. ^ Trieste si conferma primo porto italiano nel 2016 - Cronaca - Il Piccolo, in Il Piccolo, 26 gennaio 2017. URL consultato il 26 gennaio 2017.
  14. ^ Autorità Portuale di Trieste
  15. ^ Assoporti - Statitstiche sui movimenti portuali (PDF) [collegamento interrotto], su assoporti.it.
  16. ^ Atlante Enciclopedia Geografica Garzanti, Garzanti Ed., Milano 1974
  17. ^ Updated world map of the Köppen-Geiger climate classification (PDF), su hydrol-earth-syst-sci.net, p. 1641.
  18. ^ EuroMETEO - Precipitazioni, Trieste-Porto, Italia - Medie climatiche
  19. ^ Cfr. il sito Archeologica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Archiviato il 14 febbraio 2006 in Internet Archive.
  20. ^ Geogr., V, 1, 9; VII, 5, 2
  21. ^ Gabrio De Szombathely, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste (op. cit..)
  22. ^ Fulvio Colombo, Renzo Arcon (a cura di), Quaternus domorum et decimarus civitatis Tergesti. Quaderno delle case e delle decime della città di Trieste, Deputazione di Storia patria per la Venezia Giulia, Trieste 2009.
  23. ^ Fulvio Colombo, Prosecco patrimonio del nordest, Luglio editore, Trieste 2014.
  24. ^ Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971
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  26. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 730), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970.
  27. ^ Censimento austriaco del 1910 (PDF), su kozina.com.
  28. ^ I secolari contatti della città con culture e lingue diverse ha facilitato tuttavia l'introduzione di alcuni termini, di origine per lo più tedesca e slovena e, in minor misura, friulana e croata (ma anche ungherese, greca, ebraica, francese e persino turca e di altre lingue) nel lessico triestino. Cfr. a tale proposito: G. Pinguentini, Dizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino Trieste, Borsatti, 1954.
  29. ^ Vedi pag. 10 in Guerrino Guglielmo Corbanese, Il Friuli, Trieste e l'Istria: Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del novecento, Del Bianco ed., 1999
  30. ^ Vedi pag. 162 in Luigi Carnovale, Why Italy entered into the great war, Italian-American publishing company, 1917
  31. ^ Claudio Silvestri, Dalla Redenzione al Fascismo. Trieste 1918-1922, Udine 1959, pp. 55 sg; citato in Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, Einaudi, Torino 1965, pag. 625.
  32. ^ Alojz Zidar,"Il popolo sloveno ricorda e accusa, Založba Lipa, Koper-Capodistria 2001"
  33. ^ F. Longo e M. Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, pag.62 (op. cit.), AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji, pag.194 (op. cit.), De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, pag.184 (op. cit.)
  34. ^ P.A. Quarantotti Gambini, Primavera a Trieste, Mondadori, Milano 1951
  35. ^ Marina Cattaruzza, "L'Italia e il confine orientale", Società editrice Il Mulino, Bologna, 2007, pag. 291
  36. ^ United Nations, United Nations Treaty Series, volume 1466 (PDF), United Nations, 1996. URL consultato il 2016.
  37. ^ [1],
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  44. ^ La storia, su Tribunale di Trieste. URL consultato il 14 marzo 2018 (archiviato l'8 settembre 2017).
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  48. ^ Il faro è stato inaugurato il 24 maggio 1927 alla presenza del re Vittorio Emanuele III
  49. ^ Dati visitatori dei siti museali italiani statali nel 2016 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 17 gennaio 2017..
  50. ^ Google Planimeter
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  53. ^ Mangani, Rebecchi e Strazzulla, p. 273
  54. ^ Arco di Riccardo Archiviato il 14 ottobre 2011 in Internet Archive. Una pagina nuova non menziona la teoria del santuario: Itinerario archeologico
  55. ^ [2]
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  57. ^ Martini F. (2009) - Flora Vascolare spontanea di Trieste. - Ed. Lint, Trieste, 338 pp.
  58. ^ Cfr. il sito Portale sulla flora urbana di Trieste
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  63. ^ Legge 482 del 1999: Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche
  64. ^ Legge 38 del 2001: Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia
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  95. ^ Qui di seguito si elencano i 6 parametri utilizzati da Il Sole 24 Ore per la determinazione del tenore di vita: 1) Pil pro capite; 2) depositi bancari pro capite; 3) importo medio delle pensioni; 4) consumi delle famiglie (per auto, mobili ed elettrodomestici); 5) indice Foi sul costo della vita; 6) costo delle abitazioni (Elaborazione de Il Sole 24 Ore su dati dell'Istituto Tagliacarne, ABI-Bankitalia, Istat, Inps, Findomestic, Centro Studi Sintesi ed Orizzonti Immobiliari). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  96. ^ La Provincia di Trieste, corrispondente sotto il profilo demografico in massima parte alla città di Trieste, aveva, secondo le ultime rilevazioni del 2007 (Il Sole 24 Ore / Istituto Tagliacarne) un Pil di Euro 28.941,25 pro capite (del 17,2% superiore alla media nazionale). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  97. ^ Contatti, su allianz.it.
  98. ^ Forum Trieste 2011 (PDF), su forumtrieste2011.files.wordpress.com.
  99. ^ IlSole24Ore, su ilsole24ore.com.
  100. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford's unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.6 Archiviato il 14 novembre 2011 in Internet Archive.
  101. ^ media.ford.com Ford Timeline Archiviato il 16 dicembre 2005 in Internet Archive.
  102. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford's unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.8, 12 Archiviato il 14 novembre 2011 in Internet Archive.
  103. ^ [3] articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, 1861-2011 Visioni d'Italia, Corriere della Sera del 17/07/2010
  104. ^ Ferrovie.it - Al via il Tramway di Trieste, su Ferrovie.it. URL consultato il 14 giugno 2016.
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  107. ^ Città gemellate dal sito web del Comune di Graz, su graz.at. URL consultato il 24 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2016).

BibliografiaModifica

  • Erika Bezin e Poljanka Dolhar, Com'è bella Trieste, Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 2011, ISBN 978-88-7174-138-3.
  • Pamela Tedesco, Tergeste in età augustea: fortezza, villaggio carnico o colonia? Due qui pro quo di Strabone, «Storiadelmondo» 76 (2014).
  • Beniamino Pagliaro: "Trieste, la bella addormentata". Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine 2011. ISBN 88-6391-072-3
  • Marina Cattaruzza: L'Italia e il confine orientale 1866-2006. Bologna, Mulino 2007. ISBN 978-88-15-11394-8
  • Francesca Longo e Matteo Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2004, ISBN 88-8490-629-6
  • Angelo Ara, Claudio Magris: Trieste. Un'identità di frontiera. Torino, Einaudi 2000 (orig. 1982). ISBN 88-06-59823-6
  • Trieste, Austria, Italia tra Settecento e Novecento: studi in onore di Elio Apih. A cura di Marina Cattaruzza. Udine, Del Bianco 1996.
  • De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, Edizioni Italo Svevo Trieste 1994.
  • AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Tržaška pokrajina, Založništvo tržaškega tiska, Trst 1990.
  • Fabio Cusin: Appunti alla storia di Trieste. Udine, Del Bianco 1983.
  • B.C. Novak, Trieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica, Mursia, Milano. ISBN 978-88-425-5196-6
  • Enrico Halupca / Alabarda, simbolo di Trieste, Editoriale FVG Spa, Trieste, 2011 ISBN 977159216970

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