Giulio Pezzola

brigante italiano

Giulio Pezzola (Borgo Velino, 1598Napoli, 17 luglio 1673) è stato un brigante italiano.

Nato a Borghetto oggi Borgo Velino nel 1598 centro in provincia di Rieti, allora appartenente al Regno di Napoli, posto ai confini con lo Stato Pontificio, era figlio di Morgante e sposato con Leonida di cui si conosce solo il nome con numerosa prole: Maddalena, Pirro, Patrizio, Gio. Battista, Gio. Luca e Giacomo.

L'attività brigantesca del Pezzola dura per circa quarant'anni, durante i quali egli è a capo di una banda composta, a seconda dei momenti storici, da un numero fra gli 80 e i 300 uomini, per la maggior parte suoi stessi parenti.

Mise la sua banda al servizio dei viceré di Napoli fin dal tempo del governo di Antonio Alvarez di Toledo, duca d'Alba (1622-1629).

Nel 1640 cattura a Roma nella notte di natale su ordine del viceré di Napoli il duca di Medina, nella chiesa S. Andrea delle Fratte, il principe di Sangles.[1]

Nel 1624 viene nominato Capitano di confine dalla corte vicereale spagnola.

Il 13 novembre 1647 è chiamato dal Preside Raimondo Zagariga per scortarlo da L'Aquila a Napoli, perché fugge con tutta la famiglia terrorizzato dalla rivolta dei contadini.

Nel 1647 il Pezzola combatte al fianco delle truppe spagnole contro Masaniello e per liberare Napoli dai tumulti popolari, servigio per il quale nel 1652 viene ricevuto con tutti gli onori a Madrid dal Re di Spagna.

Ma nel 1659 cade in disgrazia e gli vengono confiscati tutti i beni in Borghetto, e nel 1660 con il figlio Giacomo viene carcerato a Castel dell'Ovo a Napoli. Da qui tenterà di fuggire nel 1673 ma, ormai troppo anziano, morirà precipitando dalla fortezza.

NoteModifica

  1. ^ Catalogo di MSS. della biblioteca pag. 77 di Camillo Minieri Riccio - 1866

BibliografiaModifica

  • Elso Simone Serpentini, Giulio Pezzola. Il Principe del Borghetto. Collana "Briganti d'Abruzzo" n. 5, Artemia Edizioni, Mosciano Sant'Angelo (TE), 2014.

Collegamenti esterniModifica

  • Borgo-Velino, su borgo-velino.it. URL consultato il 1º aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2009).

FontiModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN89658225 · ISNI (EN0000 0000 6197 5603 · GND (DE1032506938 · CERL cnp02070756 · WorldCat Identities (ENviaf-89658225
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