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Giuseppe Alberti (pittore)

pittore, architetto e presbitero italiano

BiografiaModifica

Nato a Cavalese[1], o forse a Tesero[2], decimo di undici figli (e per questo destinato alla vita ecclesiastica), mostrò subito grandi doti come artista così da allacciarsi alla maniera di Orazio Giovanelli, con la pala d'altare di Montagnaga di Piné del 1661. Tra il 1664 e il 1667 studiò medicina e giurisprudenza all'Università di Padova, studi che abbandonò a partire dal 1668, anno in cui inizio a soggiornare a Venezia (fino al 1673), dove conobbe Marco Liberi[1], a cui si ispirò fortemente. In questi anni seguì il naturalismo di Marcantonio Bassetti e Pier Francesco Mola e affinò la sua preparazione artistica grazie anche alle opere di Tiziano[2]. Fu invece a Roma che sviluppò le sue competenze da progettista, studiando le più recenti realizzazioni in campo architettonico.

OpereModifica

La sua principale sede di lavoro fu Trento. Ottenne vari incarichi, sia come pittore sia come architetto, da parte del principe vescovo Francesco Alberti Poja. Dipinse la Pala di San Vigilio, ora conservata al Museo Diocesano Tridentino, e realizzò gli affreschi della Giunta Albertiana, fatta costruire dal principe vescovo per collegare il Magno Palazzo a Castelvecchio. Progettò la Cappella del Crocefisso del Duomo di Trento, ne diresse la costruzione e lavorò agli stucchi e agli affreschi[2]. Suo è anche il progetto della Chiesa della Santissima Trinità di Masi di Cavalese. Lavorò anche a Vicenza, dove partecipò all'affrescatura delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari[2].

Dopo la morte di Francesco Alberti Poja, suo principale committente, nel 1689, Alberti si ritirò a Cavalese. Si circondò di numerosi allievi, realizzando dipinti per commissioni locali e ponendo le basi della scuola pittorica fiemmese[2].

NoteModifica

  1. ^ a b Giuseppe Alberti in Dizionario Biografico Treccani, su treccani.it. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  2. ^ a b c d e Scheda Biografie n. 9 Giuseppe Alberti (1640-1716), su trentinocultura.net (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2010).

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN52783204 · ISNI (EN0000 0000 6687 8183 · SBN IT\ICCU\MILV\178580 · LCCN (ENnr95029340 · GND (DE12997739X · ULAN (EN500029141 · CERL cnp00644146 · WorldCat Identities (ENnr95-029340