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La "gjitonia" è una forma di vicinato tipica delle comunità italo-albanesi e diffusa in tutta l'Arbëria.

Si differenzia dalla divisione amministrativa "rione" o "quartiere" per l'architettura-urbanistica e l'apporto sociale.

EtimologiaModifica

La parola gjitonìa significa letteralmente “vicinato”, gjitonë è “il vicino"[1]. Parola albanese medievale, è ancora utilizzata anche dagli arvaniti, ovvero quelle popolazioni albanesi instaurate secolarmente in Morea del Peloponneso e in Attica nell'attuale Grecia, mentre è meno diffusa, o in altri casi scomparsa, in Albania. Gjitonië è formata da due parole: Gji che indica le genti e tonië inteso in persone che riescono a far vibrare, negli ambiti vissuti, le tonalità dei cinque sensi e confermare l’appartenenza attraverso la metrica idiomatica.

Aspetto architettonico-urbanisticoModifica

A differenza dei rioni, le "gjitonie" sono piccoli agglomerati di case spesso attaccate tra loro (spesso viene inteso come la più piccola porzione di tessuto urbano). La particolarità è nella costituzione di piccole case che solitamente sono costruite a semicerchio, affiancando una casa "madre" detta "casa signorile" ed affacciano tutte su di una piazzetta o spiazzo. Questo impianto urbanistico è estraneo all'architettura tipica dei centri italiani. Le varie "gjitonie" sono tra loro collegate da piccoli e stretti vicoli, tanto che difficilmente è possibile accedervi con le auto e nei tempi recenti questo ha penalizzato i centri storici favorendo i grandi complessi residenziali[2].

Alcune delle "gjitonie" e dei centri urbani italo-albanesi sono stati al centro di studi storico-urbanistici, emblematico è il caso di studio su quello di Lungro (CS).

Aspetto socialeModifica

L'aspetto sociale della "gjitonia" si rifà principalmente ad un vissuto antico e storico dove alla base dei rapporti umani coesistevano valori di ospitalità e solidarietà tra le famiglie del vicinato e dove l'aggregazione veniva vissuta senza differenza di ceti sociali. Principalmente per le comunità italo-albanesi la "gjitonia" è un mondo dove le relazioni erano talmente salde da creare veri e propri rapporti di famiglia tanto che tipica è la frase in arbëreshe "Gjitoni gjirì" ("vinato parentato").

Forse tramandato dagli albanesi d'origine la "gjitonia" è vicina ai valori del Kanùn (Famiglia, Individuo e Ospitalità) seppur negli anni contaminato e alterato dagli usi e costumi locali. La "gjitonia" è divenuto quindi un luogo di socializzazione e contagio di saperi e aneddoti o dove ci si apprestava ad imparare alle prime armi un "mestiere", ma è anche tutt'ora un luogo dove si intreccia sacro e profano, ovvero, dove si alternano canti religiosi a fiabe e canti popolari.

Tipicamente le "gjitonie" sono anche il luogo dove vengono accesi i falò votivi per i santi o dove vengono allestite le soste per le processioni religiose; questi eventi vengono curati con la partecipazione di tutto il vicinato unitariamente.

L'utilizzo della "mezzaporta", la condivisione dei beni di prima necessità, la partecipazione di tutta la "gjitonia" a lutti e gioie sono alcuni degli aspetti sociali più visibili di questo fenomeno che va negli anni scemandosi con lo spopolamento delle comunità arbëreshë. A Lungro, ad esempio, a rendere più marcato il significato di "gjitonia", il vicinato era solito (ed in qualche raro caso ancora oggi) riunirsi per un mate (bevanda argentina importata dagli emigrati lungresi).

Tempi moderniModifica

Negli ultimi anni per varie cause quali spopolamento e calo demografico in primis, dissesti idrogeologici, case poco appetibili, barriere architettoniche, centri storici non accessibili da automobili ed altre motivazioni, questo fenomeno si sta lentamente spegnendo; tengono acceso questo "lume" gli anziani che continuano con i loro quotidiani riti a mantenere viva la tradizionale "gjitonia" arbëreshe.

Nel borgo di San Basile (CS) dal 2010 è attiva, da parte dell'amministrazione comunale, l'iniziativa "Una casa a San Basile" ovvero la vendita di case in pieno centro storico a prezzi modici per favorire il ripopolamento, la vocazione turistica del luogo e "tamponare" la perdita delle "gjitonie".

BibliografiaModifica

  • Mattanò Vincenzo Maria, Il centro antico di Lungro. Un raro documento di rigore tipologico e di sofisticata strategia insediativa.
  • Rennis Giovan Battista, La tradizione popolare della comunità arbëreshe di Lungro.

NoteModifica

Voci correlateModifica