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Gonzalo Borondo (Valladolid, 1989) è un artista contemporaneo spagnolo.

Artista poliedrico, sono molti i lavori portati a termine negli spazi pubblici di tutta Europa, da Londra a Madrid, da Parigi a Roma.[1]

BiografiaModifica

È nato a Valladolid nel 1989 e presto si è trasferito a Segovia, dove ha trascorso l'infanzia. Figlio di uno psichiatra e restauratore di arte religiosa, inizia da bambino a disegnare. Il sacro, il comportamento umano e la fragilità della psiche influenzano il suo pensiero e, insieme con l'elemento naturale, sono rielaborati attraverso la pittura.[punto di vista non neutrale][senza fonte] Nel 2003 si trasferisce a Madrid, dove comincia a realizzare arte nella strada, che diventa il suo luogo di espressione privilegiato.

Nel 2005, comincia a frequentare lo studio del pittore José García Herranz e a studiare i vecchi maestri. Nel 2010 partecipa a un festival artistico pubblico a Istanbul e inizia a occuparsi di pareti di grandi dimensioni. Da allora ha realizzato numerose opere in tutto il mondo, installazioni urbane e interventi murali. Dal 2012 ha presentato progetti espositivi in gallerie e musei dappertutto Europa, tra cui "Animal", la sua mostra personale a Londra nel 2015, che ha consolidato l'inclinazione e la volontà dell'artista di creare un dialogo tra diversi media e tecniche.

Il 2017 ha visto l'artista confrontarsi con un corpo più maturo di opere che esplorano il aspetti installativi di interventi in spazi pubblici tra cui interazione, suoni, luce e video e l'inaugurazione della mostra "Matiére Noire", curata da Carmen Main e co prodotta con Edoardo Tresoldi Edoardo Tresoldi a Marsiglia (France). [2][3]

CurriculumModifica

Tra le numerose pitture realizzate nello spazio pubblico si menzionano: “Show" (Florida, 2016), “Portals" (Kiev, 2016), “Padre" (Sulitjelma, 2015), "Fer Llenya” (Barcellona, 2015), “Roots" (Hawaii, 2016) e "The Origin of the World" (Delhi, 2016). Tra le installazioni più importanti si ricordano "Hierarchie”, realizzate per l’Urban Nation Museum di Berlino (D, 2017) - “Cenere”, intervento permanente realizzato nella cappella cimiteriale di Selci (IT, 2017) - “Aria”, a Catanzaro (IT, 2017), composta da 185 pannelli di vetro serigrafati e “Ubiquitas”, opera realizzata all’interno della mostra collettiva “Il Paradiso Inclinato” all’Ex Dogana di Roma (IT, 2016).

[3]

NoteModifica

  1. ^ Borondo, Gonzalo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 30 dicembre 2017.
  2. ^ Roberto Roverselli, Borondo, l'arte contro l'indifferenza latente, su caffebook.it, 23 ottobre 2017. URL consultato il 30 dicembre 2017.
  3. ^ a b gonzaloborondo.com, http://gonzaloborondo.com/curriculumPortfolio/BORONDO_cv.pdf.
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