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Il bove
AutoreGiosuè Carducci
1ª ed. originale1872
Generepoesia
Lingua originaleitaliano

Il bove è una poesia di Giosuè Carducci. Il testo autografo porta la data del 23 novembre 1872. Fu pubblicata in edizione originale nella Strenna bolognese. Raccolta di prose e poesie inedite, Bologna, Società tipografica dei Compositori, 1873, p.168 [1], con il titolo Contemplazione della bellezza e sotto lo pseudonimo di "Enotrio Romano". Fa parte della raccolta Rime nuove, che raccoglie liriche scritte dal 1861 al 1887.

È un sonetto a schema ABAB ABAB CDE CDE.

Analisi e commento [2]Modifica

Il bove[3]
 
T'amo,[4] o pio[5][6] bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace[7] al cor m'infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi[8] e fecondi,[9]
 
5O che al giogo inchinandoti contento[10]
L'agil opra de l'uom grave secondi:[11]
Ei t'esorta e ti punge,[12] e tu col lento
Giro de' pazïenti occhi rispondi.[13]
 
Da la larga narice umida e nera
10Fuma[14] il tuo spirto[15] , e come un inno lieto
Il mugghio nel sereno aer si perde[16];
 
E del grave occhio glauco entro l'austera
Dolcezza[17] si rispecchia ampïo e quïeto
Il divino del pian silenzio verde.[18]

Il bove come simbolo di forza pacifica e paziente che nella sua monumentalità si accorda alla natura benigna e alla salutare vita fisica e morale dei campi. Una poesia pittorica che si ritrova in celebri dipinti dei macchiaioli[19] e nella più lontana poesia virgiliana.[20]

NoteModifica

  1. ^ La data reale è 22 dicembre 1872 (In fonte principale: Giosuè Carducci, Poesie, a cura di Mario Saccenti, Utet libri, 2013)
  2. ^ Fonte: G.Carducci, op.cit.
  3. ^ G. Carducci, Rime nuove, Bologna, 1887, p. 17.
  4. ^ Nelle redazioni precedenti «Amo, o solenne bue» (forma subito cancellata); successivamente «T'amo, o placido bove, e un sentimento»
  5. ^ Nel senso di «puro, semplice, placido » che nella sua monumentalità esprime forza e insieme rappresenta la pace della natura benigna.
  6. ^ Dalla etimologia latina: «sacro, che desta nell'animo un sentimento solenne. Per gli antichi era sacro perché vittima massima...» (Severino Ferrari in Op.cit.)
  7. ^ I due termini si ritrovano frequentemente nelle poesie carducciane a tema agricolo non per rifarsi a uno stile di evasione arcadico ma come richiamo a una forza vitale. (Piero Treves in op.cit.)
  8. ^ A vista d'occhio senza confini
  9. ^ Resi fertili dal lavoro
  10. ^ Docile
  11. ^ Ipallage: "grave" riferito all'uomo "agile" invece che alla pesantezza dell'aratro
  12. ^ Ti incita con la voce e ti stimola con un bastone appuntito
  13. ^ «Il lento girare degli occhi pazienti è sottolineato dall'enjambement e dalla dieresi» (Bruno Cicognani in op.cit.)
  14. ^ Il vapore dell'alito sembra fumo nell'aria fredda
  15. ^ «La prego di ringraziare m.Merlet, la cui benevolenza mi onora. Quanto a spirito del sonetto egli ha ragione vuol dire fiato, haleine [alito]; ma Ella, Signora, non ha torto; può essere anche l'anima della bella e possente e placida bestia.» (Lettera di Carducci del 1º luglio 1888 ad Adolphine Gosme)
  16. ^ Si diffonde scemando
  17. ^ La costruzione logica sarebbe: entro l'austera dolcezza (ossimoro) del grave occhio glauco [genitivo]
  18. ^ Ipallage che accorda l'aggettivo verde con silenzio [Il divino silenzio verde del piano] invece che con piano, unendo una sensazione uditiva con una visiva.
  19. ^ Cfr. Enrico Guarnieri, Una lettura comparativa fra poesia e pittura
  20. ^ G. Carducci, op.cit.
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