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Il pianoforte non è il mio forte

album di Francesco Baccini del 1990
Il pianoforte non è il mio forte
ArtistaFrancesco Baccini
Tipo albumStudio
Pubblicazione1990
Durata39:40
Dischi1
Tracce11
GenerePop
EtichettaCGD
Francesco Baccini - cronologia
Album precedente
(1989)
Album successivo
(1992)

Il pianoforte non è il mio forte è il secondo album di Francesco Baccini, pubblicato nel 1990 dalla CGD. È il primo successo commerciale del cantautore ligure, che illustra spaccati di vita vissuta sotto la lente deformata dell'ironia, pur con alcune amare riflessioni. Sono presenti nell'album collaborazioni con Fabrizio De André (Genova Blues) e Ladri di Biciclette (Sotto questo sole).

Indice

TracceModifica

  1. Le donne di Modena - 5:03
  2. Qua qua quando - 3:33
  3. La giostra di Bastian - 3:51
  4. Coatto melody - 3:33
  5. Ragazza da marito - 3:32
  6. Il pianoforte non è il mio forte - 3:03
  7. Tir - 3:56
  8. Berenice - 2:35
  9. Genova blues - 3:44 (con Fabrizio De André)
  10. Sotto questo sole - 4:20 (con i Ladri di Biciclette)
  11. Il mio nome è.........Ivo (Il dramma di "preservare") - 2:28

FormazioneModifica

  • Francesco Baccini - voce, pianoforte
  • Andrea Braido - chitarra, basso, percussioni, marimba, xilofono, mandolino, violino
  • Lele Melotti - batteria
  • Flavio Boltro - tromba
  • Daniele Pagella - violino
  • Massimo Barbierato - violino
  • Roberto Caviglione - viola
  • Luciano Gilardengo - violoncello
  • Fio Zanotti - fisarmonica
  • Gianna Cerchier - cori
  • Luca Jurman - cori

Commenti alle tracceModifica

(1) La canzone nasce come un pretesto per sottolineare il proprio status single. Padova, Genova e Napoli sono le altre città menzionate nella canzone. Di questo brano è stata realizzata una parodia da Claudio Bisio e Rocco Tanica intitolata Le donne di Tunisi.
(2) Il video relativo a questo brano ha ottenuto un premio come migliore ricostruzione d'epoca, trattandosi di una rivisitazione del palcoscenico del Festival di Sanremo 1964. La canzone stessa ricostruisce lo stile di quell'epoca, dove la struttura della canzone, ovviamente d'amore, contiene alcune forzature create ad arte che ottengono un effetto di parodia. Baccini tuttavia si dispiacerà di ricevere complimenti "per avere fatto finalmente una canzone in stile anni 60". Nello stesso video, compare alla fine Bobby Solo che esclama: "Ammazza che palle questi anni 60".
(3) scritta da Giorgio Conte, parla di un anziano giostraio costretto a chiudere la sua attrazione a causa di una gelata che l'ha resa inutilizzabile, e senza una sovvenzione del comune per poterla riparare. Rimembranze di quando il piccolo Francesco andava a giocare sulla giostra, dove "i giri erano lunghi"; Giorgio Conte, astigiano, ha scritto la canzone ispirandosi all'omonima giostra presente ad Asti tra fine '800 e metà '900.
(4) Sulla falsariga della precedente Vendo tuto, dalla parte degli emarginati, racconta di uno spostato che vive di espedienti.
(5) Storia di una cameriera che fa servizio nel camerino di Marilyn Monroe (chiamata nell'occasione col suo vero nome Norma Jean) e che sogna anche lei di diventare famosa, bruscamente interrotta dai comandi della diva.
(6) Breve dissertazione sulle sue presunte doti di playboy, con alcuni virtuosismi al pianoforte, in stile classico.
(7) Un camionista lavora alacremente per poi sorbirsi, una volta tornato a casa, le continue richieste della moglie, mentre vorrebbe soltanto dormire.
(8) Storia di una bambola gonfiabile, che il malcapitato "uccide" avvicinandola a una sigaretta accesa.
(9) Accorata serenata alla sua città natale, in coppia con un altro genovese doc. La frase del ritornello "Genoa you are red and blue" si riferisce anche ai colori della loro squadra del cuore, il Genoa. Nei cori Aida Cooper, backvocal d'eccezione.
(10) Canzone vincitrice del Festivalbar 1990, è uno scherzo in musica con il frontman del gruppo Paolo Belli, dal ritmo incalzante, che di fatto ha consacrato definitivamente Baccini alla popolarità, nonostante lo scetticismo dei suoi discografici che erano contrari a questa situazione "leggera".
(11) Il titolo contiene tanti puntini quanti ne occorrono per formare la parola "preservatIvo" a cui è dedicata. L'oggetto parla in prima persona. In quel periodo erano molto frequenti le campagne di sensibilizzazione a favore, come strumento di prevenzione dell'AIDS. Chiude riproponendo l'aria dell'inno alla gioia di Beethoven che rimanda alla "gioia" di un atto sessuale senza preoccupazioni. Pur non essendo necessario, essendo l'aria sinfonica di pubblico dominio, Baccini si toglie lo sfizio di firmare il pezzo come "Baccini-Beethoven".

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

informazioni sulla giostra di Bastian

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