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BiografiaModifica

Studiò musica all'Università del Wisconsin-Madison sotto la supervisione dei noti pianisti Gunnar Johansen ed Egon Petri e fu uno studente di Darius Milhaud al Mills College.[1] Dopo gli studi al Mills, si specializzò al Curtis Institute of Music sotto la supervisione di Gian Carlo Menotti, che lo introdusse all'opera. Da giovane suonò nell'orchestra dadaista di Harry Partch. Nel 1957 Menotti produsse la prima opera di Hoiby, The Scarf, debuttata con grande plauso della critica italiana e statunitense al Festival dei Due Mondi di Spoleto.[2] La sua opera successiva, Natalia Petrovna, tratta da Un mese in campagna di Turgenev, debuttò alla New York City Opera nel 1964, ottenendo ancora una volta le lodi della critica.[3]

La sua opera più nota è l'adattamento operistico del dramma di Tennessee Williams Estate e fumo, che debuttò alla Minnesota Opera con un libretto di Lanford Wilson nel 1971, con Mary Beth Peil nel ruolo della protagonista Alma.[4] Successivamente compose anche l'opera buffa Something New for the Zoo (1979), The Tempest (1986) e This Is the Rill Speaking (1992), ancora una volta con un libretto di Wilson. Scrisse anche numerose canzoni ed arie, alcune delle quali furono portate al successo dalla sua amica e collaboratrice Leontyne Price.

Dichiaratamente omosessuale, Hoiby ebbe una lunga relazione con il collaboratore Mark Shulgasser.[5]

NoteModifica

  1. ^ OPERA NEWS - Lee Hoiby, 85, American Opera Composer, Has Died, su www.operanews.com. URL consultato il 29 giugno 2019.
  2. ^ (EN) Margaret Ross Griffel, Operas in English: A Dictionary, Scarecrow Press, 21 dicembre 2012, ISBN 9780810883253. URL consultato il 29 giugno 2019.
  3. ^ (EN) New York Media LLC, New York Magazine, New York Media, LLC, 3 aprile 1972. URL consultato il 29 giugno 2019.
  4. ^ (EN) Raymond Ericson, ‘Summer and Smoke’ Bows as an Opera, in The New York Times, 25 giugno 1971. URL consultato il 29 giugno 2019.
  5. ^ (EN) Zachary Woolfe, Lee Hoiby, Opera Composer Known for Lyricism, Dies at 85, in The New York Times, 29 marzo 2011. URL consultato il 29 giugno 2019.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN52747376 · ISNI (EN0000 0001 1580 5838 · LCCN (ENn80163626 · GND (DE128679565 · BNF (FRcb13954296j (data) · WorldCat Identities (ENn80-163626