Leith Harbour

Leith Harbour è un'ex stazione baleniera della Georgia del Sud, nell'oceano Atlantico meridionale, abbandonata e attualmente in rovina. Sorge sulle rive di un fiume, annidata in fondo a un fiordo non lontano da Stromness e da Husvik, situate più a sud in baie adiacenti, e a una trentina di chilometri da Grytviken, la «città» principale dell'isola e la sola a essere ancora abitata. Era una delle stazioni baleniere più grandi del mondo.

Leith Harbour
Leith Harbour – Veduta
Leith Harbour – Veduta
La stazione abbandonata di Leith Harbour
Localizzazione
StatoRegno Unito Regno Unito
   Georgia del Sud e Isole Sandwich Australi Georgia del Sud e Isole Sandwich Australi
Territorio
Coordinate54°08′27.6″S 36°41′16.8″W / 54.141°S 36.688°W-54.141; -36.688 (Leith Harbour)
Abitanti0
Altre informazioni
Fuso orarioUTC-2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Georgia del Sud e isole Sandwich
Leith Harbour
Leith Harbour

StoriaModifica

 
La baia di Stromness con (da sinistra a destra) Husvik, Stromness e Leith Harbour (immagine della NASA).

Leith Harbour venne fondata dalla società scozzese Christian Salvesen & Co il 13 settembre 1909. Assieme a Grytviken, fu la sola stazione baleniera che riuscì a sopravvivere alla Grande Depressione scoppiata nel 1929 e durata per tutti gli anni '30[1].

La caccia alla balena proseguì senza sosta fino al 1965, ad eccezione delle stagioni 1932-33, 1940-41 e 1942-45[2].

Poco prima della guerra delle Falkland, un gruppo di 50 argentini arrivò a Leith Harbour spacciandosi per compratori di ferraglia. La nave con la quale erano giunti sull'isola era di proprietà dello Stato argentino. Poco dopo, Leith Harbour venne occupata e ribattezzata Puerto Leith. Il 25 marzo 1982 le forze speciali argentine sbarcarono dalla nave ARA Bahía Paraiso. Il 25 aprile 1982 l'esercito britannico riconquistò Grytviken e il giorno dopo Leith Harbour senza sparare un colpo.

La Christian Salvesen & Co rimase proprietaria di Leith Harbour fino al 1992, quando la stazione divenne proprietà dello Stato britannico.

NoteModifica

  1. ^ Copia archiviata, su hvalfangstmuseet.no. URL consultato il 15 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2018).
  2. ^ Arild Pettersen, Syd Georgia - eventyrernes øy, 1999, Tønsberg, p. 251.

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