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Lelio Gelli

scultore italiano

BiografiaModifica

Allievo e poi assistente di Libero Andreotti, studia all'Istituto d'Arte fiorentino, dove poi insegnerà Scultura, come incaricato, fino al 1938, quando diventerà titolare della cattedra di Scultura all'Istituto d'Arte di Napoli. A Firenze frequenta un gruppo di scrittori e di intellettuali, tra cui Vasco Pratolini, Piero Bargellini e Aldo Carpi.

Partecipa a partire dal 1927 a mostre in Toscana e nel 1929 è presente a Milano, alla II Mostra del Novecento Italiano, dove presenta la scultura Testa di ragazzo che oggi è conservata nella Gipsoteca Libero Andreotti, a Pescia. Da Andreotti ha mutuato un naturalismo sobrio e composto, di grande eleganza formale. A Napoli lo scultore toscano Gelli si innesta quindi nella rinascita della scultura partenopea del Novecento e cura lo sviluppo artistico di una serie di allievi, destinati ad acquisire notorietà.

A Milano, alla Galleria "Pesaro", Gelli espone nel 1930 alcuni ritratti e la scultura Pastore che tosa le pecore. Approda quindi alla XVII Biennale di Venezia. Alla XIX Biennale veneziana del 1934 è presente con il marmo bianco Fanciulla dormiente - forse la sua scultura più nota - che deriva i modi dal primitivismo e dal purismo toscano. La bambina è distesa con semplicità, le sue membra sono magre, l'abito liscio è trattato con pochi rilievi schematici. Il risultato finale è arcaicizzante.

Un busto del generale Adolfo Leoncini, scolpito nel 1934 e fuso in bronzo nel 1935, ha meritato il II grado al Concorso della Regina e oggi è esposto nel Museo centrale del Risorgimento, al Vittoriano. Nel 1935 Gelli è alla Mostra Mondiale di Bruxelles e all'Esposizione italiana a Budapest. Propone nuovamente la Fanciulla dormiente nel 1938, insieme ad altre sue sculture, in una mostra romana dove sono esposti anche disegni di Bino Sanminiatelli e dipinti di Arturo Peyrot.

Nel 1939 alla III Quadriennale di Roma gli riservano uno spazio personale, dove egli espone quattro marmi, una pietra e un bronzo. Tra queste sei opere, la Massaia rurale è acquisita dalla Galleria Comunale d'Arte Moderna di Roma, la Nuotatrice dal Ministero della Cultura Popolare e il Ragazzo del Chianti dalla Galleria civica di Torino. Alla Galleria d'Arte Moderna di Latina Gelli dona nel 1937 una scultura in terracotta.

Nel 1946 espone a Napoli, con Eugenio Viti, alla "Galleria Forti"; partecipa negli anni successivi a collettive del Circolo Artistico napoletano. Un suo grande bassorilievo in pietra serena, del 1953, è nella Chiesa di Santa Chiara, a Napoli.

BibliografiaModifica

  • Francesco Sapori, Scultura Italiana Moderna, Roma, Libreria dello Stato, 1949, pp. 58 e 363-364, SBN IT\ICCU\PAL\0098984.
  • Umberto Schioppa, Arte Napoletana Contemporanea, Napoli, Treves, 1956, pp. 67-70 e tav. XXI-XXI, SBN IT\ICCU\NAP\0111707.
  • Vittorio Sgarbi (a cura di), Scultura italiana del primo Novecento, Bologna, Grafis Edizioni, 1993, pp. 112-113, SBN IT\ICCU\CFI\0264302.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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