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Una "lex regia de imperio" (legge regale sul monopolio della sovranità) è un documento che attesta l'alienazione (ossia il trasferimento) irreversibile ad un sovrano di ogni potere che precedentemente spettava al popolo.

DescrizioneModifica

Nel periodo regio veniva usata una metodologia simile chiamata lex curiata de imperio dove il popolo romano, attraverso la convocazione e votazione dei Comitia curiata, concedevano i poteri al rex, sottomettendosi così questo in quanto capo supremo della comunità.[1]

Nell'età repubblicana tale procedura è ritenuta dagli storici solo simbolica, utilizzata per concedere il potere ai consoli o agli alti magistrati. Invece nell'età imperiale un esempio fondamentale ne è la "lex de imperio Vespasiani" del 69 d.C., riscoperta e diffusa nel 1347. Essa volle legittimare la titolarità in capo all'imperatore Vespasiano di tutti i poteri pubblici, così da ufficializzare il consenso da parte del popolo romano ad essere governato da lui.

InterpretazioneModifica

La dottrina romanistica si è divisa al riguardo della lettura di questo istituto così antico. Il De Francisci ha ritenuto fosse una dichiarazione solenne fatta al popolo da parte del titolare dell'imperium, seguita da un'acclamazione del popolo.[2] Ma Francesco De Martino ha criticato quest'impostazione, sostenendo che non è possibile definire lex la dichiarazione di un magistrato, benché dotato di imperium: perciò per lui la lex curiata de imperio sarebbe la testimonianza della sovrapposizione di un potere centrale a quello federato delle gentes (nell'ambito della teoria della fondazione di Roma come unione di gruppi minori autonomi).[3] Per Feliciano Serrao, che in questo caso segue il De Martino, la lex curiata de imperio sarebbe il primo intervento del popolo nell'ordinamento giuridico romano, e perciò sarebbe legge in senso formale anche se non sostanziale - in quanto non esprime norme generali e astratte vincolanti per tutta la collettività-.[4]

ApocrifiModifica

Fonti specifiche sul concetto di "lex regia de imperio" sono alcuni testi falsificati dei tempi di Enrico IV, e l'altrettanto falsificatorio e filoimperiale libello de lite detto Hadrianum (o Decretum Hadriani), che contiene la narrazione del soggiorno fatto da Carlo Magno a Roma presso papa Adriano I nel 774.

NoteModifica

  1. ^ Marco Tullio Cicerone, De re publica, II, 33. ...post eum Numae Pompili nepos ex filia rex a populo est Ancus Marcius constitutus, itemque de imperio suo legem curiatam tulit
  2. ^ Pietro De Francisci, Arcana imperii, III.I pp. 48 ss.
  3. ^ Francesco De Martino, Storia economica di Roma antica, I p. 158, Firenze 1980.
  4. ^ Feliciano Serrao, Diritto privato economia e società nella storia di Roma, I.I pp. 77-78, Napoli 2008 (ristampa).