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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Aletheia.

Il termine tedesco Lichtung, traducibile in italiano con "Ciò che precondiziona qualsiasi luce e ombra consentendo a entrambe di essere tali", è uno dei nuclei teoretici fondamentali del pensiero heideggeriano.

«Lichtung, che è un neologismo con cui Heidegger chiama la luminosità improvvisa in cui un viandante che cammini in mezzo a un bosco di fitti alberi può trovarsi, allorché sbuchi in una radura, dove può ammirare, sia pure per un breve tratto del cammino, un panorama ben più vasto e bello di quello che vedeva all'ombra degli alti e spessi alberi. [1]»

La parola non indica un ente ma si configura come il "titolo" di quella problematica correlazione di Da-Sein, Sein e αλήθεια: ossia di esserci, essere e verità, per indicare "Ciò che non è più nascosto".

La Lichtung va interpretata come il "chiaroscuro" per ogni presenza e assenza, per ogni visione e apertura. Un primo significato della parola Lichtung scaturisce da una delle sue radici etimologiche: Licht/luce.

Traducendo così è possibile ravvisare un'analogia anche con il francese clarière e con l'inglese clearing.

Heidegger lega l'etimologia di Lichtung anche al verbo lichten, che significa diradare e rendere libero e leggero. Sono, dunque, due i sensi in cui è possibile intendere la Lichtung: Licht-luce, che indica quell'illuminare affinché l'ente possa divenire visibile, ossia intelligibile; lichten-diradare che allude al concedere lo spazio per l'apparizione dell'ente.[2]

NoteModifica

  1. ^ Cultura nuova, Heidegger
  2. ^ M.Heidegger, La fine della filosofia e il compito del pensiero, uno dei quattro saggi compresi nella raccolta Tempo ed essere (a cura di C.Badocco, Editore Longanesi, 2007) pubblicata da Heidegger nel 1969.
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