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Manutenzione dei veicoli ferroviari

Nella tecnica ferroviaria la manutenzione dei veicoli ferroviari (locomotive, carrozze viaggiatori, carri merci e rotabili di servizio) viene distinta in vari tipi d'intervento a seconda dell'impegno tecnologico e finanziario che essa chiede.

Il notevole costo d'acquisto a nuovo dei materiali e la necessità di prolungare la loro vita utile oltre il tempo di ammortamento (che è nell'ordine delle decine d'anni[1]) fin dai primordi ha spinto le aziende ferroviarie a curarne la manutenzione istituendo proprie officine specializzate con tecnici e maestranze appositamente addestrate e, in casi specifici, affidandola a stabilimenti esterni.

Nell'ingegneria della manutenzione coesistono due linee di condotta: la manutenzione a posteriori, che interviene per il ripristino delle condizioni di normalità dopo che il guasto si è generato; e la manutenzione preventiva, che cerca di individuare e correggere le anormalità prima che esse generino veri e propri inconvenienti d'esercizio.

Tutte le aziende ferroviarie utilizzano entrambe le tecniche. Tuttavia le esigenze della sicurezza e regolarità dell'esercizio hanno fatto prevalere nella pratica la manutenzione preventiva.

Manutenzione correnteModifica

Comprende le operazioni connesse alla messa in servizio e alle piccole riparazioni che vengono svolte durante il servizio, in genere (specialmente in passato) dallo stesso personale di condotta (macchinista e fuochista o aiuto macchinista)[2].

Manutenzione ciclicaModifica

Comprende gli interventi di manutenzione preventiva, che vengono eseguiti nelle officine specializzate delle aziende ferroviarie o in stabilimenti privati.

Impianti di manutenzioneModifica

Squadre RialzoModifica

Sono officine specializzate che provvedono specialmente alla revisione e alla riparazione dei veicoli trainati (carrozze viaggiatori e carri merci).

Nel 1968 le FS disponevano di 56 squadre Rialzo[3].

Officine dei depositi locomotiveModifica

Officine di grande riparazioneModifica

In questo tipo di impianti, vengono effettuati interventi di: - “RO”, ovvero Revisioni di Officina, le più corpose e lunghe, ove vengono effettuate operazioni quali ripristino o cambio livree, interventi medio-grandi di carpenteria alla cassa del materiale, disassemblaggio e revisione fuori opera di tutti gli apparati elettrici-elettronici di trazione, frenatura e controllo, degli impianti di climatizzazione, dei sistemi di raffreddamento, ecc. Il percorso di attraversamento del rotabile nel processo di manutenzione, può richiedere molto tempo, anche diversi mesi. Questo tipo di intervento deve essere eseguito al raggiungimento di circa 2 milioni di chilometri del rotabile.

- “CC”, ovvero Cambio Carrelli, tipo di intervento più agile che comprende parte delle operazioni compiute anche in sede di RO, ma si basa soprattutto sulla manutenzione fuori opera dei carrelli (motore e no) del materiale rotabile. Questo tipo di intervento viene richiesto a circa 1 milione di chilometri. Attualmente in Italia sono presenti 8 stabilimenti, o meglio chiamati “OMC, Officina Manutenzione Ciclica”, i quali sono insediati a: Voghera, Firenze Osmannoro, Vicenza, Verona, Foggia, Napoli Santa Maria la Bruna e Foligno.

NoteModifica

  1. ^ Piro, Vicuna, Il materiale, op. cit., p. 21
  2. ^ La formazione e l'aggiornamento professionali del personale di macchina insistevano particolarmente sulla necessità che le avarie non interrompessero la marcia se non in casi estremi: cf Carpignano, La locomotiva, op. cit.'.
  3. ^ Vicuna, Organizzazione, op. cit., p. 549.

BibliografiaModifica

  • Angelo Orcorte, Compiti del Servizio Materiale e Trazione e sua organizzazione generale. Organizzazione delle manutenzioni e riparazioni del materiale rotabile. Utilizzazione dei mezzi di trazione e del personale di condotta, Roma, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, 1959.
  • Giuseppe Vicuna, Organizzazione e tecnica ferroviaria, Roma, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, 1968, pp. 539–562.
  • Nelle officine di Pietrarsa: una Grande Riparazione 50 anni fa, in I Treni Oggi, 3 (1982), n. 18, pp. 16–21.
  • Fernando Malusardi, Trasporti su rotaia, in Enciclopedia delle scienze De Agostini, vol. Mezzi di trasporto, tomo 1, Novara, Istituto Geografico De Agostini, pp. 25-132
  • Lucio Mayer, Impianti ferroviari. Tecnica ed esercizio, 2. ed., Roma, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, 1986, pp. 295–301; 3. ed., 2003, vol. 1., pp. 384–394.
  • Angelo Nascimbene, Gianfranco Berto, Depositi locomotive. Dal grande vapore all'Alta Velocità, in Tutto treno tema, 10 (1997), n. 11, pp. 1–88.
  • Giancarlo Piro, Giuseppe Vicuna, Il materiale rotabile motore, Roma, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, 2000, p. 21.
  • Augusto Carpignano, La locomotiva a vapore. Viaggio tra tecnica e condotta di un mezzo di ieri, Savigliano, L'Artistica editrice, 2008, ISBN 978-88-7320-191-5, pp. 267–268.
  • Gennaro Antonio Maranzano, Evoluzione della manutenzione nei sistemi di trasporto ferroviari, in La tecnica professionale, n. s. 18 (2011), n. 11, pp. 23–36.

Voci correlateModifica

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