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Maternità di Dio

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Le mani del padre nel quadro Il ritorno del figliol prodigo di Rembrandt sono una maschile e una femminile

Una corrente di pensiero all'interno della Chiesa cattolica ritiene che i riferimenti biblici in cui Dio viene chiamato padre non sono da intendere in senso stretto, ma permettono di riconoscere in Dio entrambe le figure parentali. La chiesa sostiene che questa maternità di Dio sia da ritenersi solo a livello spirituale.

«Maschile e femminile sono «creazioni»
di un Creatore che ne è al di là,
poiché in Lui ogni realtà convive,
in una sintesi totale e suprema.[1]

Catechismo della Chiesa CattolicaModifica

L'articolo 239[2] del Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che Dio è spesso rappresentato con immagini femminili, ma che non è corretto e anche riduttivo pensare a Dio Padre come un uomo o come una donna:

«Chiamando Dio con il nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti:

  • Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e
  • al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli.

Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità, ( Is.66,13;Sal.131:2) che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura.
Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità.
Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, (Sal.27:10) pur essendone l'origine e il modello (Ef. 3,14; Is.49,15): nessuno è padre quanto Dio.»

Dio è più che solo padre e madreModifica

Analizzando il Salmo 27,10:

«Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.»

il biblista Gianfranco Ravasi in un articolo pubblicato nella rivista "Tertium Millennium" (Feb.1999) commentò che:

«L’orante intuisce che gli stessi archetipi universali dell’amore, quelli paterni e materni, sono superati dall’amore infinito di Dio. Infatti, non si dichiara semplicemente la paternità o la maternità di Dio, ma si proclama la superiorità divina rispetto a questi due legami fondamentali.»

Il pensiero dei ponteficiModifica

Papa Giovanni Paolo IModifica

 
Papa Giovanni Paolo I

Papa Giovanni Paolo I, durante l'Angelus del 10 settembre 1978 disse:

«Il popolo ebraico ha passato un tempo momenti difficili e si è rivolto al Signore lamentandosi dicendo: « Ci hai abbandonati, ci hai dimenticati! ». « No! - ha risposto per mezzo
di Isaia Profeta - può forse una mamma dimenticare il proprio bambino?
Ma anche se succedesse, mai Dio dimenticherà il suo popolo (cfr. Is. 49,15)».

Anche noi che siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre

Papa Giovanni Paolo I riprese questo tema anche commentando il passo del Vangelo di Matteo

« Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! »   (Matteo 23,37)

in cui Dio viene paragonato ad una chioccia, immagine prettamente materna.

Papa Giovanni Paolo IIModifica

 
Papa Giovanni Paolo II

La figura materna di Dio è stata sostenuta anche da papa Giovanni Paolo II, ad esempio nell'udienza del mercoledì tenutasi il 20 gennaio 1999[3]:

«Una paternità così divina e nello stesso tempo così "umana" nei modi con cui si esprime, riassume in sé anche le caratteristiche che solitamente si attribuiscono all’amore materno. Anche se rare, le immagini dell’Antico Testamento in cui Dio si paragona ad una madre sono estremamente significative. [...] L’atteggiamento divino verso Israele si manifesta così anche con tratti materni, che ne esprimono la tenerezza e la condiscendenza.»

La maternità di Dio è stata ripresa anche nell'udienza dell'8 settembre 1999, in cui commentando la Parabola del figlio prodigo, papa Giovanni Paolo II affermò:

«Egli (Dio) è anzitutto e soprattutto Padre. È il Dio Padre che stende le sue braccia benedicenti e misericordiose, attendendo sempre, non forzando mai nessuno dei suoi figli. Le sue mani sorreggono, stringono, danno vigore e nello stesso tempo confortano, consolano, accarezzano. Sono mani di padre e di madre nello stesso tempo.
Il padre misericordioso della parabola contiene in sé, trascendendoli, tutti i tratti della paternità e della maternità. Gettandosi al collo del figlio mostra le sembianze di una madre che accarezza il figlio e lo circonda del suo calore.»

Papa Benedetto XVIModifica

 
Papa Benedetto XVI

L'opinione di papa Benedetto XVI sul tema della maternità di Dio è più rigida. Egli ha espresso più volte la sua preoccupazione che le affermazioni della maternità di Dio espresse da esponenti della Chiesa, diano origine ad interpretazioni poco ortodosse del Vangelo attribuendo a Dio un ruolo molto diverso da quello presentato dalla Bibbia e dalla tradizione cristiana.

Nel 1984, in un'intervista rilasciata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede a Vittorio Messori, egli espresse così la sua preoccupazione:

«Il Cristianesimo non è nostro, è la Rivelazione di Dio, è un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento. Dunque, non siamo autorizzati a trasformare il Padre nostro in una Madre nostra: il simbolismo usato da Gesù è irreversibile, è fondato sulla stessa relazione uomo-Dio che è venuto a rivelarci. [...] Sono infatti convinto che ciò cui porta il femminismo nella sua forma radicale non è più il Cristianesimo che conosciamo, è una religione diversa.»

Nel suo libro Dio e il mondo (2001), Ratzinger riafferma il contenuto del catechismo, e sottolinea come la paternità di Dio non è da cercare nella distinzione tra i sessi ma sul piano spirituale:

«Dio è Dio. Non è né uomo né donna, ma è al di là dei generi. È il totalmente Altro. Credo che sia importante ricordare che per la fede biblica è sempre stato chiaro che Dio non è né uomo né donna ma appunto Dio e che uomo e donna sono la sua immagine. Entrambi provengono da lui ed entrambi sono racchiusi potenzialmente in lui.
Tanto per incominciare dobbiamo dire che, se è vero che effettivamente la Bibbia ricorre nell'invocazione delle preghiere all'immagine paterna, non a quella materna, è altrettanto vero che nelle belle metafore di Dio gli attribuisce anche caratteristiche femminili. Quando ad esempio si parla della pietà di Dio, non si ricorre al termine astratto di pietà, appunto, ma a un termine gravido di corporeità, rachamim, il grembo materno di Dio, che simboleggia appunto la pietà. Grazie a questa parola viene visualizzata la maternità di Dio anche nel suo significato spirituale. Tutti i termini simbolici riferiti a Dio concorrono a ricomporre un mosaico grazie al quale la Bibbia mette in chiaro la provenienza da Dio di uomo e donna. Ha creato entrambi. Entrambi sono conseguentemente racchiusi in lui - e tuttavia lui è al di là di entrambi.»

Nel suo libro Gesù di Nazaret (2007), nel capitolo sul Padre Nostro, papa Benedetto XVI si pone direttamente la domanda Dio è anche madre?. Egli estende la trattazione del suo precedente libro Dio e il mondo. Ricorda che la Bibbia confronta l'amore di Dio con l'amore di una madre ma sottolinea anche che mai, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento Dio è chiamato madre. Madre è nella Bibbia un'immagine di Dio, non un suo titolo. Ratzinger ricorda che Gesù ha insegnato a chiamare Dio padre, e afferma che l'insegnamento delle Scritture, piuttosto che la personale interpretazione, dovrebbe essere la guida della preghiera del credente.

Immagini materne di Dio nella BibbiaModifica

In questa sessione sono riportati alcuni passaggi in cui Dio viene descritto con immagini femminili. Questa è tutt'altro che una lista esaustiva. Il teologo e biblista Gianfranco Ravasi in un'intervista dichiarò: "Almeno 60 aggettivi di Dio nella Bibbia sono al femminile: esiste chiara una maternità di Dio e più di 260 volte si parla di viscere materne del Signore"[4]

« Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò »   (Isaia 66,13)
« Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia. »   (Salmo 131:2)
« Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. »   (Isaia 49,15)

NoteModifica

  1. ^ Tratto da un articolo di Vittorio Messori, pubblicato il 21 gennaio 1999 sul Corriere della Sera
  2. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica
  3. ^ 20 gennaio 1999 | Giovanni Paolo II, su www.vatican.va. URL consultato il 19 marzo 2016.
  4. ^ Intervista rilasciata da Gianfranco Ravasi a Lucia Bellaspiga e pubblicata su Avvenire nel 29/12/2005