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Matteo Olivero, Autoritratto (1904)

Matteo Pietro Olivero (Pratorotondo, Acceglio, 15 giugno 1879Saluzzo, 28 aprile 1932[1]) è stato un pittore e scultore italiano tra i maggiori esponenti del divisionismo[2].

Indice

BiografiaModifica

 
Solitudine, 1908

Matteo Olivero nasce nelle prime ore del mattino del 15 giugno 1879 a Pratorotondo, piccola frazione del comune di Acceglio, paese dell'alta valle Maira, da padre omonimo, fuochista della marina mercantile e Lucia Rosano. Matteo Olivero, anche a causa della prematura scomparsa del padre, maturerà un forte legame con la madre e vi resterà al suo fianco per tutta la vita. La dedizione per la madre e quella per la pittura erano infatti indissociabili per lui. Nel 1881 il padre muore di colera. La madre decide di trasferirsi con il figlio a Dronero, dove Matteo Olivero frequenta le scuole elementari..[3].

Nel 1891 Matteo e la madre si trasferiscono a Cuneo dove può proseguire gli studi frequentando la Regia Scuola Tecnica Sebastiano Grandis. Emerge in questo contesto il suo talento per il disegno.[3] Si diploma nel 1895. Allo stesso anno risalgono alcuni sui acquerelli. In uno di questi, dal titolo Vecchio in chiesa, si può scorgere già un certo interesse per la ricerca luministica[4].

Il talento di Matteo Olivero viene incoraggiato dalla madre. Nel 1896 ella decide di vendere il podere di famiglia per trasferirsi con lui a Torino, dove Olivero si iscrive al corso preparatorio triennale dell'Accademia Albertina delle Belle Arti[3]. Durante i primi anni dell'Accademia perfeziona il tratto e la tecnica pittorica. Nel 1899 accede al quadriennio accademico con menzione d’onore, medaglia d’argento ed un premio di incoraggiamento di 40 lire, il più alto che la scuola disponeva[4]. Entrato in accademia diventa allievo di maestri come Paolo Gaidano, Giacomo Grosso, Pier Celestino Gilardi e Leonardo Bistolfi, grazie al quale si avvicina anche alla scultura. È del 1900 la sua prima scultura, il Rejetto, un busto in gesso che espone alla Promotrice di Torino[4]. Nello stesso anno visita l'Esposizione Universale di Parigi, scoprendo il divisionismo e l'arte di Segantini. A questa epoca risale anche il busto della madre, che verrà poi apposto sulla lapide di lei e più avanti sostituito da una riproduzione; l'originale è attualmente conservato presso la pinacoteca di Saluzzo.

È tuttavia per la pittura che ha una predilezione. L'anno seguente torna alla Promotrice con una grande tela, 'L lunes, una vasta composizione di figure[4]; questa sarà per lui una delle prime esposizioni pittoriche[5].

Gli anni dell'Accademia sono segnati da una produzione intensa. A questo periodo risalgono numerosi studi di figura e ritratti, tra le quali si annoverano il Busto, il Ritratto di vecchio e Autoritratto giovanile.

Nel 1902 Matteo ritorna ad Acceglio, fra i monti che gli diedero i natali, per concentrarsi sull'opera che esporrà in quello stesso anno alla prima Quadriennale d'Arte di Torino, tenutasi al Valentino presso la Società Promotrice delle Belle Arti.

«Sopra Acceglio, sullo sfondo della cresta frastagliata della catena più alta al riparo d'un costone erboso due capanne, le Ultime capanne, gli forniranno il tema per il quadro che vedrà il suo primo successo»[6].

Con Ultime capanne partecipa così alla Quadriennale delle Belle Arti; alla stessa vi prende parte un non ancora affermato Giovanni Pellizza da Volpedo con Il Quarto Stato. I due artisti si incontreranno la prima volta in quell'occasione[6].

Il giovane pittore, le cui doti erano ormai riconosciute dai suoi maestri, comincia a maturare un'intima ribellione per la pittura accademica. Infatti, egli è un uomo schivo e il legame profondo ed esclusivo con la madre gli limita le relazioni e i rapporti con l'altro sesso. Nel 1930, quando la madre muore, cade in depressione. Senza la madre sembra non riuscire più a creare e nemmeno a vivere.

La fine è tragica. La mattina del 28 aprile 1932, dopo aver scavalcato l'abbaino del suo studio, si lancia nel vuoto e muore.

CuriositàModifica

Negli anni dell'Accademia, Matteo e la madre abitarono al civico 6 di via Montebello. Il pittore in seguito aprì anche uno studio suo, prima in via Napione 32, poi in via Po n. 20[4].

NoteModifica

  1. ^ (NL) Explore Matteo Olivero, su rkd.nl. URL consultato il 12 novembre 2017.
  2. ^ Comune di Acceglio | Matteo Olivero | Convegno Matteo Olivero, su www.comune.acceglio.cn.it. URL consultato il 12 novembre 2017.
  3. ^ a b c Comune di Acceglio | Matteo Olivero | Opere e biografia, su www.comune.acceglio.cn.it. URL consultato il 12 novembre 2017.
  4. ^ a b c d e Angelo Dragone, Monografia di Matteo Olivero.
  5. ^ OLIVERO MATTEO, su www.enricogallerie.com. URL consultato il 13 novembre 2017.
  6. ^ a b Angelo Dragone, Matteo Olivero pittore, Saluzzo, Comitato Pro Saluzzo e le sue Valli, 1959.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  Andrea Icardi, Matteo Olivero - ritratto di un pittore, su YouTube, 20 lug 2017. URL consultato il 5 marzo 2018.

Controllo di autoritàVIAF (EN295002454 · ISNI (EN0000 0000 6706 3824 · SBN IT\ICCU\TO0V\179872 · LCCN (ENnr95008644 · ULAN (EN500053433