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Maurice Scève

Maurice Scève (Lione, 15011564 circa) è stato un poeta francese, autore di Delie, object de plus haulte vertu.

BiografiaModifica

Maurice Scève fu il capofila della «Scuola poetica di Lione», anche se in realtà non esiste nessun manifesto e pubblicazione che abbia esplicitato teorie poetiche fatte risalire né a lui né a un particolare gruppo di artisti. Cresciuto in una famiglia agiata della borghesia commerciale (il padre è juge-mage, luogotenente del siniscalco, il fratello Guillaume è un umanista rinomato), presto frequenta artisti e letterati: Clément Marot, Étienne Dolet, Charles de Sainte-Marthe e suo cugino Guillaume du Choul. La sua erudizione, il sicuro senso artistico e il prestigio acquisito a Lione lo designano a principale organizzatore dell'entrata solenne in città di re Enrico II, nel settembre del 1548. Non sembra tuttavia aver ricercato onori e prebende, se visse piuttosto appartato, non firmando quasi mai i suoi versi e, infine, negli anni sessanta, scomparendo senza lasciare traccia di sé.

Un'ispirazione ricca e variegataModifica

Maurice Scève ottenne rinomanza poetica nel concorso dei Blasons, i ritratti letterari lanciati da Marot nel 1535, grazie al suo «ritratto del sopracciglio». Umanista appassionato dell'antichità e dell'Italia, la sua opera si pone sotto l'influenza del platonismo e del petrarchismo – egli pretese, nel 1533, di aver individuato ad Avignone la tomba di Laura, l'ispiratrice del Canzoniere del Petrarca. Le sue fonti sono però diverse da quel che sembri: a parte Marot, già celebre e punto di riferimento costante, egli si richiama a tecniche di scrittura virtuosistica di ambito retorico, ai poeti del Dolce stil novo e a Dante, a loro volta eredi innovatori della poesia trovadorica. La sua poesia raccoglie anche motivi biblici: egli traduce diversi salmi e nell'ultima sua opera, Microcosme, riscrive la storia umana dal tempo della Creazione.

Délie, oggetto della più alta virtùModifica

 
Délie, objet de plus haute vertu (1544)

Il suo capolavoro fu pubblicato nel 1544 quasi anonimamente, con le sue sole iniziali e un suo ritratto. Délie è dedicata a una donna amata d'un amore impossibile, forse identificata nella sua giovane allieva, Pernette du Guillet. È composta da 449 strofe di 10 versi decasillabi ciascuna, e ogni gruppo di 9 strofe è separato – nell'edizione a stampa – da 50 incisioni di soggetto mitologico o familiare contornate da un motto, che indica il tema trattato.

La scrittura di Scève, tra formule ellittiche, cultura dell'ambiguità e sfoggio d'erudizione, fu esaltata da pochi amatori della ricca invenzione - Thomas Sébillet e François Habert su tutti – e criticata dai più, ostili a tanto ermetismo, come Charles Fontaine e Jacques Peletier du Mans, i capofila della Pléiade del Cinquecento. Modernamente, quest'ermetismo tende a essere considerato, al contrario, l'espressione di «poesia pura» che avvicina Maurice Scève ai simbolisti e a Mallarmé. Tra questi due periodi, si situano il Classicismo con il suo gusto per la chiarezza, e il Romanticismo, con la sua espansione lirica, che fecero cadere nell'oblio l'opera dello Scève.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

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