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Miracolo eucaristico di Bolsena

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Il reliquiario del corporale, custodito nel duomo di Orvieto.

Il miracolo eucaristico di Bolsena sarebbe avvenuto nel 1263 nell'omonima cittadina: mentre un sacerdote stava celebrando la messa, al momento della consacrazione l'ostia avrebbe sanguinato.

StoriaModifica

Una delle più antiche narrazioni è contenuta nella Chronica (III, tit. 19, cap. 13) di sant'Antonino da Firenze, frate domenicano e Arcivescovo di Firenze († 1459)[1], che diede anche il resoconto del miracolo eucaristico di Parigi del 1290. Quest'ultimo è simile al racconto della Nuova Chronica di Giovanni Villani[2].

Nell'estate del 1263 un sacerdote boemo, di nome Pietro da Praga[3], iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell'ostia e nel vino consacrati. Il sacerdote si recò allora in pellegrinaggio a Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e fugare i suoi dubbi: il soggiorno romano lo rasserenò e intraprese il viaggio di ritorno. Percorrendo la via Cassia si fermò a pernottare a Bolsena, dove i dubbi di fede lo assalirono nuovamente. Il giorno successivo celebrò la messa nella chiesa di Santa Cristina.

Secondo quanto tramandato dalla tradizione,[4] al momento della consacrazione l'ostia cominciò a sanguinare sul corporale. Impaurito e confuso il sacerdote cercò di nascondere il fatto, concluse la celebrazione, avvolse l'ostia nel corporale di lino e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul marmo del pavimento e sui gradini dell'altare.[5]

Pietro da Praga si recò subito dal papa Urbano IV, che si trovava a Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il pontefice, allora, inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto per verificare la veridicità del racconto e per recuperare le reliquie. Urbano IV dichiarò la soprannaturalità dell'evento e, per ricordarlo, l'11 agosto 1264 estese a tutta la Chiesa la solennità chiamata Corpus Domini, nata nel 1247 nella diocesi di Liegi per celebrare la reale presenza di Cristo nell'eucaristia[6], in contrapposizione alle tesi di Berengario di Tours, secondo le quali la presenza eucaristica di Cristo non era reale, ma solo simbolica.[7]

Per custodire il corporale venne edificato, a partire dal 1290, il duomo di Orvieto, al quale si aggiunsero la cappella del corporale, nel 1364, e la cappella nuova, nel 1504.[4] Urbano IV, inoltre, affidò a Tommaso d'Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la messa della festività, e stabilì che il Corpus Domini dovesse essere celebrato il primo giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.[4][8]

 
Una delle lastre di marmo macchiate di sangue

La Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente il miracolo eucaristico, le cui reliquie si conservano nel duomo di Orvieto e nella basilica di Santa Cristina a Bolsena: nella cappella del corporale, in Orvieto, sono custoditi l'ostia, il corporale e i purificatoi, che in seguito, nel 1338, furono collocati nel reliquiario di Ugolino di Vieri, dove si trovano attualmente. Il reliquiario venne posto, a partire dal 1363, nel tabernacolo in marmo che si trova nella stessa cappella. L'altare dove sarebbe avvenuto il prodigio fu collocato, fin dalla prima metà del XVI secolo. Nel vestibolo della basilica ipogea di santa Cristina a Bolsena sono conservate le quattro lastre di marmo macchiate di sangue che, dal 1704, si trovano all'interno della cappella nuova del miracolo a Bolsena. Una quinta lastra fu donata, nel 1574, alla parrocchia di Porchiano del Monte.[9]

Analisi scientifiche e controversieModifica

 
Batterio della serratia marcescens su una mollica di pane.

Il corporale di lino custodito presso il duomo di Orvieto è stato oggetto di un intervento di natura conservativa tra il 3 febbraio ed il 27 marzo 2015, durante il quale sono stati raccolti dati scientifici. L'intervento è stato preceduto da un'analisi della documentazione fotografica ottenuta in luce normale ed in fluorescenza ultravioletta (UV), da cui si è evidenziata la presenza in ogni sezione del corporale di depositi biologici costituiti da sangue, scisso in plasma e siero[10].

In precedenza allo svolgimento di tale analisi, il sanguinamento dell'ostia di Bolsena è stato ritenuto spiegabile da Johanna C. Cullen, ricercatrice presso la Georgetown University di Washington, con la presenza di un batterio molto comune, la Serratia marcescens,[11] che, in periodi di caldo e in luoghi umidi, produce su pane e focacce un abbondante pigmento rosso vivo chiamato prodigiosina, di consistenza leggermente viscosa, facilmente scambiabile per sangue fresco.[12] La Cullen, inoltre, riuscì a riprodurre in laboratorio gli effetti del presunto miracolo.[13]

L'esperimento della Cullen venne ripetuto con successo nel 1998 dal dottor Luigi Garlaschelli, ricercatore del dipartimento di chimica organica dell'università di Pavia, il quale utilizzò una fettina di pane di forma circolare.[14] Garlaschelli, inoltre, fece notare che il sangue che sgorga da cibi ricchi di amido sia un fatto storicamente noto, narrato fin dall'antichità. Risultati simili furono ottenuti anche J. W. Bennett e Ronald Bentley, ricercatori di biologia molecolare alla Tulane University di New Orleans e di scienze biologiche all'università di Pittsburgh, nel 2000.[15]

Nel caso specifico di Bolsena, la rilevazione sul corporale di sangue scisso in plasma e siero esclude la possibilità di spiegare esaurientemente quanto avvenuto con la presenza del batterio Serratia Marcescens.

NoteModifica

  1. ^ Weisheipl J.A., Tommaso D’Aquino. Vita, pensiero, opere, Milano, Jaca Book, 1988, pp. 182-190.
  2. ^ (EN) Jonathan Adams, Jussi Hanska, The Roles of the Jews in the Florentine Sacre Rappresentazioni (P. Del Corno, in The Jewish-Christian Encounter in Medieval Preaching, Routledge Research in Medioeval Studies, 3 ottobre 2014, p. 334.
  3. ^ Le informazioni biografiche certe su questo sacerdote sono pochissime, ma studi recenti lo fanno coincidere con un Pietro da Praga protonotaio, cappellano e cancelliere del re Ottocaro II di Boemia, plenipotenziario presso la sede pontificia e canonico del capitolo vescovile di Praga. Pietro da Praga cancelliere del re e canonico di San Vito, su mirabileweb.it. URL consultato il 28 settembre 2014.
  4. ^ a b c Il miracolo di Bolsena, su opsm.it. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  5. ^ L'Eucaristia Sacrificio: i miracoli di Lanciano e Bolsena-Orvieto. URL consultato in data 2 febbraio 2013.
  6. ^ Magnani, p. 154.
  7. ^ Papa Paolo VI, angelus dell'8 agosto 1976, su vatican.va. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  8. ^ Dal 1977, in Italia, la festività del giovedì è stata cancellata dal calendario ufficiale, e la celebrazione liturgica, con la relativa processione, viene celebrata la domenica successiva.
  9. ^ Il miracolo eucaristico, su basilicasantacristina.it. URL consultato il 2 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2013).
  10. ^ orvieto24.it, http://www.orvieto24.it/2015/04/check-up-sul-sacro-lino-del-corporale-scopre-le-vere-dimensioni-sette-precetti-per-continuare-a-conservarlo/.
  11. ^ Johanna C. Cullen, The Miracle of Bolsena, in ASM News, vol. 60, 1994, pp. 187.191.
  12. ^ Magnani, p. 8.
  13. ^ Il "miracolo dell'ostia" a Oppido Mamertina, su professionedocente.org. URL consultato il 15 giugno 2017.
  14. ^ Luigi Garlaschelli, Amido ed emoglobina: il miracolo di Bolsena, in La Chimica e l'Industria, vol. 1201, 1998, p. 80.
  15. ^ Bennett J.W., Bentley R., Seeing red: The story of prodigiosin, in Advances in Applied Microbiology, vol. 47, 2000, pp. 1-32.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica