Mirra

resina vegetale estratta dagli alberi e dagli arbusti
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La mirra è una gommaresina aromatica, estratta da un albero o arbusto del genere Commiphora, della famiglia delle Burseraceae, può anche presentarsi in polvere. Esistono oltre duecento specie di Commiphora, ripartite sulle rive del mar Rosso, in Senegal, in Madagascar e in India.

Mirra
Commiphora myrrha, una delle prime piante da cui è stata raccolta la mirra.

La specie più usata per la produzione della mirra è la Commiphora myrrha (diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, penisola arabica): alla fine dell'estate l'arbusto si copre di fiori e sul tronco compaiono una serie di noduli, dai quali cola la mirra, in piccole gocce gialle, che vengono raccolte una volta seccate. Una gomma simile, il balsamo della Mecca, è prodotta dalla Commiphora gileadensis (in passato denominata Commiphora opobalsamum).

EtimologiaModifica

Il termine viene dal latino murra o myrrha, quest'ultimo a sua volta derivato dal greco, che a sua volta lo ha preso dall'ebraico mor (מור) utilizzato nella Bibbia per indicare questa resina. La parola ebraica è collegata a una radice semitica mrr, con il significato di "amaro" - cfr. anche l'aramaico murr (ܡܪܝܪܐ) e l'arabo mur (مر).

UsiModifica

Nell'antichitàModifica

La storia della mirra è parallela a quella dell'incenso: era già conosciuta nell'antico Egitto, dove costituiva uno dei componenti del kyphi ed era utilizzata nell'imbalsamazione.

Nella Bibbia è uno dei principali componenti dell'olio santo per le unzioni,[1] ma anche un profumo, citato sette volte nel Cantico dei Cantici. Nel Vangelo secondo Matteo è uno dei doni portati dai magi al bambino Gesù, e in quello di Marco (15:23) era stata mescolata a vino ed offerta a Gesù prima della crocifissione. Secondo la tradizione simboleggia l'unzione di Cristo, o l'espiazione dei peccati tramite la sofferenza e la morte corporale (la mirra era utilizzata anche per le imbalsamazioni).[2]

Nella Grecia antica la mirra era ampiamente utilizzata, fino a mescolarla con il vino e un episodio mitologico narra della sua origine, legandola a Mirra figlia del re di Cipro e madre di Adone. La mitologia classica ricorda poi la figura di Ati, il bellissimo semidio indiano dai capelli impomatati di mirra.

Usi moderniModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La mirra è utilizzata come componente di prodotti farmaceutici (proprietà disinfettanti) e soprattutto in profumeria ma in certi paesi come la Francia ed il Belgio[3] [senza fonte].

Si trova sotto forma di tintura 1:5 in alcol 90% in associazione con la ratania (mirra tintura 50%, ratania tintura 50%) ed è utilizzata per curare le afte e ulcerazioni della bocca sia pura, da mettere delicatamente sulle piaghe oppure con acqua per risciacquare la bocca (Mirra e Ratania soluzione gengivale, F.U.I. XII). Tale preparato presente in Farmacopea, possiede attività analgesica[4] [5]; attività antimicrobica nei confronti di batteri come E. coli, S. aureus, P. aeruginosa, e C. albicans con MIC che variano da 0,2 a 2,8 μg/mL [6]; attività antiinfiammatoria e contiene un triterpene più potente dell'idrocortisone [7].

Dalla distillazione della mirra si ricava un olio essenziale, da taluni ritenuto un rimedio per diversi problemi fisici, soprattutto se inerenti all'apparato digerente. Da oltre 3000 anni è infatti utilizzata come disinfettante delle vie intestinali, nell'imbalsamazione e anche come conservante per cibi rapidamente deperibili.[senza fonte]

Gli studi effettuati dal gruppo di Dolara hanno evidenziato che i sesquiterpeni estratti dalla mirra hanno effetto antibatterico, antimicotico ed analgesico[8] , il che giustificherebbe il suo utilizzo storico come disinfettante e conservante.

NoteModifica

  1. ^ Esodo,XXX,23.
  2. ^ Mirra, su treccani.it. URL consultato il 23 gennaio 2014.
  3. ^ Denis Diderot. Encyclopédie. Vol. 22 p.111
  4. ^ (EN) Piero Dolara, Cristina Luceri e Carla Ghelardini, Analgesic effects of myrrh, in Nature, vol. 379, n. 6560, 1996-01, pp. 29–29, DOI:10.1038/379029a0. URL consultato il 15 giugno 2020.
  5. ^ (EN) Shulan Su, Tuanjie Wang e Jin-Ao Duan, Anti-inflammatory and analgesic activity of different extracts of Commiphora myrrha, in Journal of Ethnopharmacology, vol. 134, n. 2, 24 marzo 2011, pp. 251–258, DOI:10.1016/j.jep.2010.12.003. URL consultato il 15 giugno 2020.
  6. ^ (EN) M. Mukhlesur Rahman, Mark Garvey e Laura J. V. Piddock, Antibacterial terpenes from the oleo-resin of Commiphora molmol (Engl.), in Phytotherapy Research, vol. 22, n. 10, 2008, pp. 1356–1360, DOI:10.1002/ptr.2501. URL consultato il 15 giugno 2020.
  7. ^ (EN) Ikuko Kimura, Masayuki Yoshikawa e Shinjiro Kobayashi, New triterpenes, myrrhanol A and myrrhanone A, from guggul-gum resins, and their potent anti-inflammatory effect on adjuvant-induced air-pouch granuloma of mice, in Bioorganic & Medicinal Chemistry Letters, vol. 11, n. 8, 23 aprile 2001, pp. 985–989, DOI:10.1016/S0960-894X(01)00111-1. URL consultato il 15 giugno 2020.
  8. ^ P. Dolara, B. Corte; C. Ghelardini; AM. Pugliese; E. Cerbai; S. Menichetti; A. Lo Nostro, Local anaesthetic, antibacterial and antifungal properties of sesquiterpenes from myrrh., in Planta Med, vol. 66, n. 4, May 2000, pp. 356-8, DOI:10.1055/s-2000-8532, PMID 10865454.

BibliografiaModifica

  • Dalby, Andrew (2000), Dangerous Tastes: the story of spices, London: British Museum Press, ISBN 0-7141-2720-5, pp. 107–122
  • Bell'Italia n. 119 del marzo 1996 - pag. 22

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