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Ati (semidio)

semidio della mitologia classica, arciere indiano figlio della ninfa Limnee
Ati
Jean-Marc Nattier - Perseus, under the protection of Minerva, turns Phineus to stone by brandishing the head of Medusa.jpg
Jean-Marc Nattier, Perseo, protetto da Minerva, pietrifica Fineo, con i cadaveri di Ati e Licabas in primo piano verso destra
SagaLe Metamorfosi - Gesta di Perseo
Nome orig.Athis
Sessomaschio
Luogo di nascitaIndia
Professionearciere
Affiliazioneseguaci di Fineo

Ati (latino Athis) è un personaggio della mitologia classica. L'unica fonte pervenutaci in cui si parla di lui sono Le Metamorfosi di Ovidio.

Indice

Il mitoModifica

Le origini: un fanciullo guerrieroModifica

Secondo Ovidio, Ati era un semidio indiano, figlio di Limnee, una Naiade del Gange, che l'avrebbe generato nelle acque del fiume dopo l'accoppiamento con un mortale sconosciuto, di nobile lignaggio. Giovinetto eccezionalmente bello d'aspetto, aveva preso parte a varie battaglie fin da fanciullo, distinguendosi per valore: in particolare egli era dotato di una mira infallibile sia come lanciatore di aste sia come arciere. Ma Ati era noto anche per la sua dolcezza. Aveva lasciato la sua India per stabilirsi a Tiro, in Fenicia (prendendo quindi a esibire l'abbigliamento proprio della popolazione locale, comprendente tra l'altro una clamide orlata d'oro, di cui andava molto orgoglioso, in bell'accostamento con il diadema della stirpe, posto sui capelli profumati di mirra), e qui conobbe Licabas, un guerriero assiro poco più grande di lui, col quale formò una coppia legata da un amore reciproco e autentico: dove andava l'uno, l'altro lo seguiva. A sedici anni, la fama che Ati si portava dietro era insomma quella di un eroe caratterizzato da kalokagathia; ma proprio allora commise l'errore che gli sarebbe stato fatale.

La morteModifica

Fineo, re d'Etiopia insieme al fratello Cefeo, avrebbe dovuto sposare la figlia di questo, Andromeda, ma non avendo fatto nulla per liberare la promessa sposa dal mostro marino che stava per ucciderla, era stato allontanato dal fratello, che assegnò Andromeda a Perseo, il semidio figlio di Zeus suo salvatore. Non accettando questa decisione, Fineo meditò un piano per riprendersi la ragazza. Stando alla fonte greca più antica, egli tentò di rapire Andromeda con l'aiuto dell'amico Abaride, un personaggio originario della zona del Caucaso: Perseo se ne accorse e convertì entrambi in pietra con la testa di Medusa. Ma secondo la versione più comune, ripresa da Ovidio, Fineo fece irruzione nella reggia con Abaride e molti altri uomini armati, provenienti in gran parte dall'Asia e dal Nordafrica, mentre era in corso il banchetto nuziale: la loro intenzione era quella di eliminare Perseo e i suoi compagni lì presenti; l'eroe greco all'inizio uccise con varie armi alcuni nemici, tra cui Ati e Licabas, per poi estrarre la testa di Medusa con la quale pietrificò quelli che erano ancora in vita. Le Metamorfosi ovidiane sono il solo testo menzionante Ati e Licabas tra i compagni di Fineo, tuttavia non spiegano come mai i due giovani, che malvagi certo non erano (a differenza di molti loro commilitoni), avessero deciso di sostenere la causa del mancato sposo. [1].

Lo scontro tra i due gruppi armati era appena iniziato, quando il sedicenne indiano estrasse il suo arco portandosi quindi al centro della sala. Stava per scoccare il primo dardo verso alcuni compagni di Perseo, ma senza accorgersi che l'eroe greco si era intanto silenziosamente avvicinato a lui, con un piccolo ceppo tra le mani. [2] Veloce quanto la luce, Perseo colpì con esso il suo nemico presso la tempia. Il bellissimo volto di Ati venne così per metà deformato (ma gli occhi non subirono danni), il suo cranio fratturato, sangue copioso uscì dal punto in cui egli era stato percosso, ricoprendo la guancia: e dopo qualche secondo il giovane indiano cadde moribondo ai piedi di Perseo. Mentre Ati esalava l'ultimo respiro, Licabas, che aveva visto tutto, giurò di vendicarlo: prese l'arco del compagno e scoccò una freccia in direzione di Perseo, che nel frattempo si era allontanato; ma troppo scosso per l'accaduto fallì. Anziché mirare un altro dardo contro Perseo, oppure fuggire, l'assiro, preso improvvisamente dal desiderio di seguire Ati nell'oltretomba, rimase immobile, aspettando la reazione di Perseo, che non ebbe pertanto alcuna difficoltà nel trafiggerlo al petto con la spada. Licabas si gettò sul corpo di Ati, morendo con un sorriso sulle labbra per essersi ricongiunto con l'amato, mentre Perseo corse ad affrontare altri nemici, e, dopo averne uccisi un gran numero [3] , pietrificò con la testa di Medusa i superstiti, tra cui lo stesso Fineo.

Interpretazione dell'episodioModifica

Nell'episodio ovidiano di Perseo e Fineo sono più i versi dedicati ad Ati e al suo compagno che non quelli con la descrizione della metamorfosi del re etiope. Fonti letterarie greche andate perdute dovevano evidentemente raccontare sia le gesta eroiche di Ati negli anni della fanciullezza sia il motivo che lo spinse a farsi seguace di Fineo.

Il tenero amore-amicizia di Ati e Licabas, oltre a stridere fortemente con la volgarità dei loro commilitoni e di Fineo, ricorda quello caratterizzante molte altre coppie maschili mitologiche, Eurialo e Niso, Cidone e Clizio, ma soprattutto Achille e Patroclo: Ati infatti è semidio come Achille (entrambi hanno per madre una ninfa), e come lui è più forte rispetto al compagno pur essendo più giovane. Ma se Achille e Patroclo nell'Iliade sono presentati soprattutto come guerrieri, il poema ovidiano mette principalmente in rilievo l'intensa passione che lega i due seguaci di Fineo, in quella "de-eroizzazione" che secondo Charles Segal caratterizzerebbe l'opera nel suo complesso: con una doppia morte descritta in versi essenzialmente più tragici che epici.

Ati nella cultura modernaModifica

La figura del semidio indiano, guerriero formidabile nonostante la giovanissima età, ha ispirato molti artisti e scrittori postclassici. Nel dipinto di Jean-Marc Nattier Perseo, protetto da Minerva, pietrifica Fineo non solo c'è posto per Ati e Licabas nonostante non siano oggetto della metamorfosi, ma addirittura essi appaiono in primo piano, verso destra, già morti, quasi fossero i protagonisti dell'opera [4], con una raffigurazione di Ati fedelissima ai versi ovidiani (l'eroe indiano prono sul pavimento, la ferita sulla tempia, la guancia insanguinata), mentre la pietrificazione di Fineo e dei suoi seguaci ancora vivi è relegata sullo sfondo. Inoltre è da ricordare la sinfonia n.6 di Carl Ditters von Dittersdorf, rievocante lo scontro tra Perseo e Fineo: l'assalto di Ati e la sua morte costituiscono l' "Allegro assai" che fa da secondo movimento alla composizione.

NoteModifica

  1. ^ Nella traduzione cinquecentesca di Giovanni Andrea dell'Anguillara, assai libera, ma che conobbe all'epoca molta fortuna, l'eroe giovinetto viene sorprendentemente presentato come paggio personale di Fineo, mentre mancano i versi che attestano Ati quale semidio.
  2. ^ Il testo latino fa intendere che Ati, benché abile come pochi nel centrare i bersagli, non avesse grande prontezza di riflessi: " lenta manu flectentem cornua " (Metamorfosi, V, 56).
  3. ^ A differenza di quanto narrato nella versione più antica, Ovidio menziona Abaride tra coloro che Perseo uccise in duello, prima dunque di estrarre il capo mozzo della Gorgone
  4. ^ Come osserva, tra gli altri, Mark Ledbury nel suo contributo Obscure, Capricious and Bizarre: Neoclassical Painting and the Choice of Subject, in Painting and Narrative in France, from Poussin to Gauguin, a cura di Peter D. Cooke e Nina Lübbren, Routeledge, Londra 2017.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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