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Le maronite costituiscono una congregazione monastica di diritto pontificio.[1]

Cenni storiciModifica

 
Monaca maronita in una illustrazione del 1779

Fino al XVII secolo i monasteri maroniti erano doppi e monaci e monache condividevano ambienti come la chiesa conventuale e il refettorio.[2]

Per evitare disordini, il vescovo di Beirut 'Abdallah Qar'ali decise di destinare uno dei monasteri della sua diocesi, quello di Hrache, alle sole religiose e redasse per loro una regola in 12 capitoli promulgata nel 1725. La direzione spirituale delle monache e l'amministrazione dei loro beni fu affidata ai monaci antoniani.[2]

Qarali propose la separazione delle comunità femminili dalle maschili nel concilio libanese riunito nel convento di Louaizé nel 1736 e tale progetto fu approvato.[2]

Il primo monastero maronita esclusivamente femminile eretto fu quello di Mar Elias, seguito da quello di Mar Sassine a Baskinta, Mar Marone a Kounaitra di Bet Chabab, Mar Yousef a Gerabtah in Batrun e Saidat Hrache a Kasrawan: ogni casa era autonoma e poteva essere alle dipendenze del superiore generale degli antoniani, o del patriarca, o dell'ordinario diocesano.[2]

Attività e diffusioneModifica

Fino al 1948 le monache furono soggette a una stretta clausura e dedite esclusivamente alla vita contemplativa, poi si aprirono anche a opere di apostolato attivo aprendo collegi e scuole femminili.[2]

L'unico monastero femminile maronita è quello di Herache, nel governatorato del Monte Libano.

Alla fine del 2011 le monache maronite erano 16.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b Ann. Pont. 2013, p. 1482.
  2. ^ a b c d e Pietro Fahed, DIP, vol. V (1978), col. 1012.

BibliografiaModifica

  • Annuario pontificio per l'anno 2013, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013. ISBN 978-88-209-9070-1.
  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.
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