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Il primo numero del Monitore Napolitano, uscito il 2 febbraio 1799.

Il Monitore Napoletano (inizialmente Monitore Napolitano) fu una pubblicazione periodica della Repubblica Napoletana.

Ebbe il ruolo di giornale ufficiale di quella breve esperienza rivoluzionaria, della quale testimoniò l'intera attività di governo. Se ne conoscono due diverse edizioni.

Il terrore repressivo che seguì la fine della Repubblica, indusse a distruggere quasi tutti gli esemplari di questo periodico, il cui solo possesso costituiva indizio di partecipazione a quella esperienza rivoluzionaria. Perciò oggi sono sopravvissute solo pochissime raccolte complete di questo periodico (una si trova a Napoli, alla Biblioteca Benedetto Croce).

Il Monitore pubblicava, in sezioni distinte, le notizie ufficiali della Repubblica, le notizie da Napoli, le notizie dalle province e le notizie dall'estero.

Pare fosse stato fondato da Carlo Lauberg. Lo diresse, dall'inizio fino all'ultimo numero, Eleonora de Fonseca Pimentel, il cui nome comparve tuttavia solo dal numero 26 (9 maggio) con la sigla "E.F.P.".

Il primo numero portò la data del 2 febbraio 1799. Col numero 35 dell'8 giugno successivo, il giornale cessò le pubblicazioni. Cinque giorni dopo, il 13, entrarono a Napoli le bande del cardinale Fabrizio Ruffo che da giorni assediavano la città.

Tentativi di rifondazione del giornale, ma ben lontani dallo spirito che animò quello del 1799, sono avvenuti sia in epoche passate, nell'Ottocento, che recenti.

Da come riporta Maria Antonietta Macciocchi nella sua opera "Cara Eleonora" la Fonseca Pimentel redasse il Monitore Napolitano “in gran parte da sola”. Lo storico Mario Battaglini scrisse a proposito della sua redattrice[1]: “essa vive del giornale, e per il giornale. Null'altro la interessa e la distrae”. Ad aiutarla c'era l'amico Giuseppe Logoteta, “un attivo collaboratore di redazione come redattore di bozze prima, e revisore generale, poi, spingendosi anche a giudizi politici autonomi. Mentre un gruppo di animosi, ma anonimi, giovani fungevano da cronisti volontari o appositamente incaricati, raccogliendo notizie e spesso componendo direttamente pezzi di cronaca, quasi allievi di una scuola di giornalismo, tollerati o ripresi per la loro imperizia dalla Pimentel che, scusandosi con i lettori, ne rimproverava, talvolta, pubblicamente la negligenza.”. Così, infatti, scrive Eleonora nel nr. 14 del 23 marzo: “La non iscusabile negligenza di chi trascrisse, e ci trasmisse la mozione del Rappresentante Forges per l'innalzamento della colonna pe' morti per la Patria, ci fè allora riferirla monca”.

NoteModifica

  1. ^ Il Monitore Napoletano. 1799, a cura di Mario Battaglini, Napoli, Guida, 1974

BibliografiaModifica

  • Monitore napoletano (2 febbraio-8 giugno 1799). L'antico nella cultura politica rivoluzionaria, edizione critica a cura di A. Lerra, Manduria-Bari-Roma, Lacaita, 2008

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