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Con il sostantivo maschile o neutro[1] sanscrito Potalaka (devanāgarī: पोतलक; cinese: 補陀落山, Bǔtuóluò shān; giapponese: Fudaraku-san; coreano: 보타락산, Pot'araksan; vietnamita: Bổ đà lác sơn; tibetano: པོ་ཏ་ལ, po ta la; tradotto anche Monte Potala o Monte Potalaka) si indica in quella lingua una montagna mitologica sede del bodhisattva buddhista Mahāyāna della grande compassione, Avalokiteśvara.

La prima menzione di questa mitica montagna è nello Avataṃsakasūtra (ai T.D. 278-309 del Canone buddhista cinese, e al Toh. 44 del Canone buddhista tibetano) segnatamente nella parte che riporta il Gaṇḍavyūhasūtra:

(SA)

«anupūrveṇa yena potalakaḥ parvatas tena upasaṃkramya potalakaṃ parvatam abhiruhya avalokiteśvaraṃ bodhisattvaṃ parimārgan parigaveṣamāno’drakṣīd avalokiteśvaraṃ bodhisattvaṃ paścimadikparvata-utsaṅge utsasaraḥprasravaṇa-upaśobhite nīlataruṇakuṇḍalakajātamṛduśādvalatale mahāvanavivare vajraratna-śilāyāṃ paryaṅkaṃ baddhvā upaviṣṭaṃ nānāratnaśilā-talaniṣaṇṇa-aparimāṇabodhisattvagaṇaparivṛtaṃ dharmaṃ deśayamānaṃ sarva-jagatsaṃgrahaviṣayaṃ mahāmaitrīmahākaruṇāmukha-udyotaṃ nāma dharmaparyāyaṃ saṃprakāśayantam»

(IT)

«giunto [Sudhana] alle pendici del monte Potalaka, egli vi salì guardandosi intorno e cercando ovunque il bodhisattva Avalokiteśvara che infine trovò: vide il bodhisattva Avalokiteśvara su un altopiano posto sul lato occidentale della montagna, in mezzo a un'ampia radura tra i boschi ricca di fresca erba, adornata da sorgenti e cascate e circondata da numerosi alberi. Egli era seduto su una roccia di diamante, nella postura a gambe incrociate, circondato da una moltitudine di bodhisattva assisi sulle rocce di vari gioielli. Egli è stava predicando il Dharma detto dello "Splendore dell'ingresso della benevolenza e della grande compassione" che contemplava il prendersi cura di tutti gli esseri senzienti»

(Gaṇḍavyūhasūtra, 159, 2, 6-11)

La collocazione di questo sacro monte è stata oggetto di speculazioni teologiche. A detta del pellegrino cinese Xuánzàng (玄奘, 602-664)[2] esso si collocherebbe nel Sud dell'India, ad oriente delle mitologiche Montagne Malaya. A detta di Xuánzàng sulla vetta di questo monte si colloca un lago nei pressi del quale vi è un palazzo di pietra celesta dimora del bodhisattva cosmico. Dal lago scorrerebbe un fiume che si avviluppa al monte per ben venti volte prima di giungere nel mare del Sud. Sempre secondo il pellegrino cinese, Avalokiteśvara apparirebbe ai suoi devoti alla base di questo monte, ma nella forma del dio Maheśvara (Śiva) o nelle vesti di un rinunciante coperto di ceneri (sadhu). Secondo gli studiosi, Xuánzàng probabilmente intendeva indicare il monte Pothigai nel Tamil Nadu.

Nel Buddismo dell'Asia Orientale, esso è indicato come 補陀山 (Pǔtuó shān) e collocato come un'isola montuosa dell'arcipelago dello Zuoshan (provincia del Zheijang).

Quando il quinto Dalai Lama, Ngag dbang blo bzang rgya mtsho (ངག་དབང་བློ་བཟང་རྒྱ་མཚོ་, Ngawang Lozang Gyatso, 1617-1682) stabilì la sua residenza sul "Poggio Rosso" (དམར་པོ་རི, dmar po ri) a Lhasa, avviandone nel 1645 la trasformazione in una imponente fortezza, ribattezzò per l'occasione il nome del luogo come "Palazzo del monte Potala" (རྩེ་པོ་ཏ་ལའི་ཕོ་བྲང, Rtse po ta la'i pho brang). Considerandosi egli stesso una manifestazione umana di Avalokiteśvara , andò così a indicare questo nuovo palazzo come sacra, potente e visibile reggia della teocrazia da lui instaurata e rappresentata.

NoteModifica

  1. ^ Sugli ambedue generi cfr. Saverio Sani (direzione scientifica), p. 977
  2. ^ Cfr. il suo 大唐西域記 al T.D. 2087 (Dà Táng xīyù jì; "Viaggio in Occidente dal Grande Tang ")

BibliografiaModifica

  • Dizionario sanscrito italiano (direzione scientifica di Saverio Sani). Pisa, ETS, 2009.
  • Princeton Dictionary of Buddhism, a cura di Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., Princeton University Press, 2013