Monumento a Cesare Beccaria (1871)

statua in piazza Beccaria a Milano
Cesare Beccaria
Giuseppe Grandi - Monumento a Cesare Beccaria.jpg
Statua originale del 1871
AutoreGiuseppe Grandi
Data1871 (copia in bronzo del 1913)
Materialemarmo (bronzo per i bassorilievi del basamento)
Ubicazionepiazza Cesare Beccaria, Milano
Coordinate45°27′51.16″N 9°11′41.35″E / 45.46421°N 9.19482°E45.46421; 9.19482Coordinate: 45°27′51.16″N 9°11′41.35″E / 45.46421°N 9.19482°E45.46421; 9.19482

Il monumento a Cesare Beccaria è una scultura in bronzo posta in piazza Cesare Beccaria a Milano.

Originale in marmoModifica

La realizzazione di un monumento nazionale dedicato a Cesare Beccaria (dopo il monumento del 1837 posto nel palazzo di Brera) fu proposta nel 1865 in occasione del voto in parlamento per l'abolizione della pena di morte;[1] si aggiungeva anche il centenario, appena trascorso, della pubblicazione del volume Dei delitti e delle pene (1764).

Il 1º gennaio 1868 venne presentato il programma del concorso artistico per la presentazione dei bozzetti; tra i 12 partecipanti fu approvato quello intitolato Essere o non essere, questo è il problema di Giuseppe Grandi.[2]

L'inaugurazione del monumento ebbe luogo il 19 marzo 1871.

«Nel giorno 19 Marzo 1871, sul largo del Palazzo di Giustizia in Milano, si inaugurava il Monumento a Cesare Beccaria, primo propugnatore dell'abolizione della pena di morte.

La festa riuscì solenne e commovente per affluenza di popolo stipato sulla piazza e nelle vie adjacenti, e per concorso di invitati. Rappresentanze di Provincie e Municipi, di Curie forensi, di Università, di Accademie ed Associazioni scientifiche, di Società operaie, della stampa periodica, onoravano la inaugurazione.»

(da Rendiconto del comitato promotore[3])

L'opera ebbe riscontri positivi, con solo piccole annotazioni.

«Il monumento, sorgente sulle fondamenta della casupola del boia, davanti al Palazzo di Giustizia, fu inaugurato il 19 marzo 1871 con un memorabile discorso di Pasquale Stanislao Mancini. I bassorilievi in bronzo, per la severità del concetto e per la purezza della forma, rivelarono un maestro e la statua fu tosto proclamata la più bella che ornasse le piazze di Milano; molti però lo ripeterono piuttosto per contrastare come già fino da allora troppe fossero le brutte, anziché per sincero riconoscimento del suo alto valore. Luigi Chirtani, nell'81, osservò giustamente che lo scultore, prima della pubblicazione delle lettere di Pietro e Alessandro Verri, aveva divinato la idiosincrasia di quel misto di debolezza e grandezza, di coerenza e di contraddizioni che fu l'immortale autore del libro Dei delitti e delle pene»

(C. Bozzi[4])

«Esso sorge vicino a quel palazzo di giustizia da cui s'alzavano le grida dei torturati. Porrò fine dicendo come gli studiosi ed i cultori delle arti belle notarono alcuni difetti in questa opera scultoria del Grandi, per esempio averlo ritratto in età avanzata invece che in sui ventisette anni, il non avergli messo ai piedi una catena, una tenaglia spezzata, e l'averlo messo in modo che volge le spalle al palazzo di giustizia invece che in modo che egli lo fissasse, ma poi unanimi l'encomiarono come primo passo nella difficile arte della statuaria.»

(S. Ghiron[5])

Copia in bronzoModifica

 
Statua in bronzo attuale

Nel 1913 a causa del deterioramento del marmo, la scultura fu sostituita da una copia in bronzo. L'originale, dopo alcuni spostamenti, fu sistemato all'interno del Palazzo di Giustizia.

«È stata di recente trasportata nel nuovo Palazzo di Giustizia di Milano la bella statua in marmo di Cesare Beccaria, scolpita dal Grandi. La statua dell'insigne criminalista ed economista del secolo diciottesimo era stata eretta nel 1871 nella Piazza Beccaria; ma nel 1913, a causa dei difetti di scarsa coesione del marmo, fu sulla piazza sostituita da una riproduzione in bronzo tuttora esistente; e quella di marmo fu custodita prima nel Castello sforzesco, e poi nella Villa reale. Ora l'hanno collocata nel primo atrio a colonne al piano rialzato, di fronte alla lapide degli avvocati e procuratori morti in guerra. Cosi la statua volge la fronte verso il bronzeo portone dell'aula della Corte d'assise. A qualcuno tale collocazione è sembrata poco opportuna: si è fatto osservare che nell'aula è possibile che siano pronunziate delle condanne a morte, mentre (si è detto) il Beccaria fu un oppositore tenacissimo della pena capitale.»

(da un articolo del 1941[6])

BasamentoModifica

Il basamento quadrato presenta due bassorilievi in bronzo, sempre realizzati da Grandi, con due allegorie.[7]

  • Sul fronte è raffigurata la Civiltà raggiante con i simboli della giustizia, che poggia la mano sinistra su un volume con l'indicazione Beccaria; sul seggio si intravedono anche due medaglioni con i nomi di Risi e Gallarati Scotti, i due magistrati milanesi che, insieme al Beccaria, nella Consulta Governativa del 22 gennaio 1792 per la riforma del codice criminale di Lombardia votarono contro la pena di morte per i delitti comuni.
  • Sul retro è raffigurato il Tempo che distende un velo sulle miserie lamentate nel libro Dei delitti e delle pene.

Sui due lati sono presenti due lapidi in marmo, una con una citazione di Beccaria («Se dimostrerà non essere la pena di morte né utile né necessaria avrò vinto la causa dell'umanità») e una a ricordo del voto parlamentare («Italiani e Stranieri eressero, augurando che il voto 13 marzo 1865 della Camera del Deputati per l'abolizione della pena di morte sia tradotto in legge»).

Nella parte superiore è presente un'iscrizione in quattro parti: «CESARE BECCARIA || N. IN MILANO / 15 MARZO 1738 || INAUGURATO / 19 MARZO 1871 || M. 28 NOV. 1794».

NoteModifica

  1. ^ Monumento a Cesare Beccaria, in Il politecnico, 1865, pp. 111-112.
  2. ^ Rendiconto, p. 312.
  3. ^ Rendiconto, p. 360.
  4. ^ Carlo Bozzi, Giuseppe Grandi, in Emporium, XVI, 1902, pp. 95-96.
  5. ^ S. Ghiron, Cesare Beccaria, in L'Illustrazione popolare, 23 aprile 1871, p. 396.
  6. ^ La legge e la vita, in Sapere, 1941, p. 25.
  7. ^ Rendiconto, pp. 313-314.

BibliografiaModifica

  • Rendiconto morale ed economico del comitato, in Cesare Beccaria e l'abolizione della pena di morte, Milano, 1872.

Voci correlateModifica

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