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Mrs Grundy

Mrs Grundy è il nome metaforico per indicare una persona estremamente tradizionalista e moralista, la personificazione della tirannia del decoro convenzionale. La tendenza ad essere eccessivamente impauriti da quello che le persone rispettabili potrebbero pensare è detta grundysm.

Sebbene sia nata come personaggio minore della commedia di Thomas Morton Speed the Plough (1798), Mrs. Grundy finì per essere così radicata nella fantasia popolare che Samuel Butler, nel suo romanzo Erewhon, poté alludere a lei nella forma di un anagramma (la dea Ydgrun). Come figura del linguaggio può essere ritrovata in tutta la letteratura europea.

Indice

EsordioModifica

Curiosamente, pur essendo un personaggio molto conosciuto, Mrs Grundy non è mai apparsa realmente nelle commedie che la fecero conoscere: tuttavia è in continuazione oggetto dell'invidiosa attenzione della vanagloriosa Dame Ashfield, fin dalla prima scena della commedia di Morton.

Sebbene in seguito sia passata a essere l'incarnazione della temibile dispensatrice di disapprovazione, la Mrs Grundy della commedia è, nei sogni ad occhi aperti di Dame Ashfield, non tanto una figura del terrore quanto un'ascoltatrice spaventata dai risultati della famiglia Ashfield. Come la commedia procede, Dame Ashfield e la sua ridicola osservazione scompaiono dallo spettacolo per lasciare posto al dramma.

Una Mrs Grundy realeModifica

Durante il regno di Guglielmo IV (1830-1837) Mrs Sarah Hannah Grundy (1 gennaio 1804-30 dicembre 1863) fu impiegata come vice governante presso l'Hampton Court Palace, una delle più famose residenze di Enrico VIII d'Inghilterra. Suo marito, John Grundy (1798/99-agosto 1861) era custode degli appartamenti di Stato. Mrs Grundy divenne capo governante 1l 22 aprile 1838, un anno dopo che la regina Vittoria salì al trono, e ricoprì quel ruolo sino al 1863 quando si ritirò. I suoi compiti includevano la cura della cappella a Hampton Court.

EsempiModifica

Aldous Huxley si riferisce a lei nel saggio Per il puritano tutte le cose sono impure nel suo libro Riflessioni sulla luna (1931)

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica