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Sistema difensivo di Verona

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Coordinate: 45°25′53″N 10°59′08″E / 45.431389°N 10.985556°E45.431389; 10.985556

Sistema difensivo di Verona
Verona austriaca.png
Un'illustrazione delle mura della città
StatoItalia Italia
CittàVerona
Informazioni generali
TipoLinea difensiva permanente
Costruzione1833-1866
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il sistema difensivo di Verona è un imponente sistema costituito da bastioni, forti, campi trincerati, magazzini e caserme, realizzato dall'Impero austriaco attorno alla città di Verona, nel lungo periodo compreso fra il 1833 ed il 1866. Il sistema appartiene al grande sistema di fortificazioni austriache al confine italiano.

Nello spazio urbano veronese sono visibili ancora oggi opere monumentali che formano un repertorio di quasi 2.000 anni di storia dell'arte fortificatoria. Tuttora restano imponenti i resti della città fortificata romana, il perimetro della città murata scaligera con i suoi castelli, la struttura della fortezza veneta, la grandiosa disposizione della piazzaforte asburgica, cardine del Quadrilatero. La cinta muraria urbana, nel suo assetto definitivo, ha uno sviluppo di oltre 9 chilometri e occupa quasi 100 ettari con le sue opere: torri, rondelle, bastioni, fossati, terrapieni.

Nello spazio esterno, situati nella campagna pianeggiante o sulla collina, 31 forti (19 dei quali ancora esistenti) formavano l'ultimo e più moderno sistema cittadino, l'imponente difesa avanzata della piazzaforte absburgica.

Indice

Stato delle fortificazioni alla rioccupazione austriacaModifica

 
Mura settentrionali di Verona, costruite da Cangrande e ammodernate dagli austriaci nell'Ottocento

La base su cui si sviluppa il sistema difensivo odierno è quello realizzato sotto l'opera di Cangrande I della Scala nel XIV secolo, il quale fortificò Verona creando ex novo le mura meridionali ed ampliando quelle settentrionali. La mura meridionali furono poi abbattute dai veneziani nel XVI secolo, dato che non potevano reggere alle nuove artiglierie: essi costruirono le nuove mura sullo stesso tracciato fatto realizzare da Cangrande. Le mura settentrionali furono invece mantenute, anche se rinforzate e dotate di rondelle e bastioni. Le mura veneziane furono realizzate su disegno del Sanmicheli, ma furono in parte demolite nel 1801 su ordine di Napoleone, nel quadro degli accordi di Lunéville. In effetti, le mine abbatterono solo il saliente, i vertici e le spalle dei bastioni meridionali (e nemmeno tutti), lasciando intatte le strutture massicce, a partire dalle gallerie di contromina ed i grandi vani interrati.

Caduto il Regno italico, gli austriaci, di nuovo occupanti, si limitarono inizialmente ad interventi di restauro, causa l'assenza di minacce militari alla loro ricostituita potenza. Nuove considerazioni si imposero dopo la rivoluzione di luglio a Parigi, nel 1830, e la conseguente rivoluzione dell'Italia centrale, iniziata il 26 febbraio 1831: essa costrinse il governo austriaco a rinnovare ed estendere le fortezze ricevute in eredità da Venezia e dal Regno italico (decisione sancita dalla Sovrana veneratissima Risoluzione dell'8 febbraio 1833). Il sistema difensivo veronese non è stato realizzato quindi totalmente dagli austriaci nell'Ottocento, ma ancora oggi vi sono circa settecento metri di mura veneziane, oltre a vari bastioni e rondelle, senza contare la cinta medievale scaligera settentrionale.

Opere realizzate fra il 1833 ed il 1848Modifica

 
Mappa di Verona del 1846 con le fortificazioni austriache

ObiettiviModifica

Tale sforzo interessò, anzitutto, Verona, ove i lavori vennero svolti sulla base di un piano del generale del genio Franz von Scholl (morto proprio a Verona nel 1838). L'impulso principale venne dal Radetzky, dal 1834 comandante dell'esercito austriaco in Italia, al posto del Frimont.

Si trattava di realizzare non solo un immenso sistema fortificato ma, bensì, caserme, magazzini, opifici, e quant'altro necessario ad una guarnigione teoricamente estendibile sino a 20.000 uomini, e ad un esercito da campagna, che avrebbe potuto combattere nell'area del Quadrilatero, schierando sino a 100.000-120.000 uomini. Per dare un'idea dell'entità dello sforzo basti richiamare che, nell'anno 1834, risultava appositamente impiegata l'enormità di 10.000 lavoratori.

La particolare cura era dovuta alla lucida analisi del ruolo della città quale chiave di volta del dominio austriaco del Lombardo-Veneto, ben maggiore rispetto alle restanti fortezze del Quadrilatero, il cui ruolo era 'limitato' alla difesa della linea del Mincio ad ovest e dell'Adige ad est.

La cinta magistrale a destra d'AdigeModifica

 
Mappa della zona vicino a Verona del 1848 con le fortificazioni

Von Scholl immaginò una struttura moderna, con bastioni poligonali, collegati da una comoda e riparata strada militare interna, che serviva una regolare serie di riservette (piccole polveriere, realizzate in muratura e ricoperte di terra, a formare quasi dei bunker). Ciascun bastione era formato da terrapieni nella parte esterna per meglio assorbire bombardamenti, rivestiti con murate di tufo (tagliato a blocchi ben squadrati e levigati, accostati a spigolo vivo) e disegnati per ospitare grandi parchi di artiglieria (72 cannoni, in origine; 192 al maggio 1848, l'unica volta che le fortificazioni vennero aggredite). Eppoi fossati, segnati da muri dotati di caponiere (casematte), alla maniera del grande Carnot, collegati alle linee interne da gallerie dette poterne. E, naturalmente, gallerie di contromina, ricavate estendendo le preesistenti opere veneziane.
Il primo bastione ad essere rifatto fu quello dei Riformati, nel 1835, l'ultimo quello di San Procolo, terminato nel 1838.

Oltre le mura sanmicheliane, cominciò la realizzazione di una serie di forti staccati, a formare il cosiddetto campo trincerato, meglio noto come rideau. Lo scopo era di avanzare la linea di difesa, allontanando la città-fortezza dal tiro delle artiglierie nemiche, lasciando alla grande cinta il mero compito di respingere incursioni delle truppe nemiche, ovvero di fungere da ultima difesa.

Curiosamente, non venne dedicata sufficiente cura al principale fronte, quello sud-sud ovest, lungo la cinta di basse colline sulla linea Adige-Chievo-Croce Bianca-San Massimo-Santa Lucia-Tomba-Adige. Infatti quando l'esercito sardo agli ordini di Carlo Alberto giunse in prossimità di essa, Radetzky dovette affidarsi ad una linea difensiva attestata sugli abitati (e sui cimiteri): difetto a cui si sarebbe posto alacremente riparo nel decennio successivo.

La cinta magistrale a sinistra d'AdigeModifica

Al di là dell'Adige, non si mancò di dedicare attenzione al fronte sud-est sulla strada di Vicenza. Vennero rafforzate le mura tra porta Vittoria e porta Vescovo, realizzata una serie di rondelle e, nel 1837, Forte San Felice.

Sul fronte nord-ovest, verso la (peraltro assai poco minacciata) strada di Trento, sulla dorsale delle colline, i lavori degli anni '30-'40 erano stati più radicali, in quanto le distruzioni erano state più massicce. In linea frontale rispetto allo sbocco del ponte scaligero venne eretto il forte San Procolo, poco più a nord venne rafforzata Porta San Giorgio, con la realizzazione di una vasta rondella.
La difese venne a consistere di quattro torri (dette Massimiliane dall'arciduca Massimiliano d'Asburgo-Este che ne aveva realizzate 32 nella piazzaforte di Linz), realizzate nel 1837: fortilizi tra loro identici, a pianta perfettamente circolare, con un primo livello per la fanteria e il secondo per l'artiglieria. Seguirono forte Sofia (noto come la Colombaia) e forte San Leonardo (entrambi del 1838), forte Biondella, Forte Scholl e forte San Mattia (il più imponente). Tutti questi manufatti esterni erano distinti dalle precedenti torri Massimiliane per il maggior sviluppo della cinta esterna e vennero collegati da un'apposita strada, che usciva da Porta San Giorgio, ben scavata nel tufo vivo e protetta da alti muri mano a mano, posta sul lato protetto della collina che dà su Verona.

Opere successive alla prima guerra di indipendenzaModifica

La battaglia di Santa LuciaModifica

L'opera del von Scholl venne messa alla prova nel corso della prima guerra di indipendenza, in occasione della battaglia di Santa Lucia, quando l'esercito sardo di Carlo Alberto di Savoia forzò il (non ancora completato) rideau principale, verso sud-ovest, ma non ritenne di aggredire le mura e si ritirò, sterile vincitore, verso Villafranca.

Ad ogni buon conto, la parte decisiva del conflitto si era combattuta proprio intorno a Verona, cosicché, nei decenni successivi, Radetzky ed i suoi successori non lesinarono risorse per completare la poderosa fortezza.

Il rinnovato sforzo edificatorioModifica

 
Mura e fortificazione del castel San Felice, dalla parte rivolta verso la città

Il Consiglio di Guerra di Vienna ordinava di convertire la città di Verona in una perfetta piazza d'evoluzione e di deposito per l'armata imperiale ... dare a questa piazza spaziosa, oltre un grado conveniente di solidità e potenza difensiva, la proprietà di favorire celeri movimenti di truppe sia per ritirarsi dopo una battaglia perduta, sia per battere parzialmente il nemico e finalmente per aspettare dentro i suoi baluardi che l'esercito rinforzato di nuove truppe possa procedere ad una generale offensiva. Ovvero, esattamente ciò che aveva fatto, nel 1848, il Radetzky.

Secondo i piani di Vienna, Verona doveva diventare una perfetta piazza di deposito per l'armata imperiale. Il generale Franz von Scholl, massimo esponente della scuola fortificatoria neotedesca progettò un sistema di 12 forti distaccati all'esterno della cinta, nel settore meridionale, di concezione moderna e munitissimi di artiglieria, che divenne il primo campo trincerato. A partire dal 1849 si cominciò la realizzazione di queste fortificazioni nella parte di pianura. Questa prima cerchia di forti era composta da forte Chievo, forte Croce Bianca, forte San Zeno, forte San Massimo, forte Fenilone, forte Santa Lucia, forte Palio, forte Porta Nuova, forte Spianata, torre Tombetta e forte Santa Caterina.

 
Mappa dei dintorni di Verona, nel 1866

L'esperienza della guerra del 1859, nel corso della quale furono impiegati per la prima volta i cannoni rigati, di maggiore gittata, indusse Vienna a far costruire una seconda cerchia di 8 forti, distanti poco meno di 4 chilometri dalla cinta magistrale, chiamato secondo campo trincerato. Questa seconda cintura più esterna era composta da forte Parona, forte Lugagnano, forte Dossobuono, forte Azzano, forte Tomba, forte San Michele, forte Cà Vecchia e forte Cà Bellina. Con queste opere, le ultime delle quali terminate nella primavera del 1866, Verona venne ad assumere la funzione di piazzaforte di manovra e di deposito principale del Quadrilatero, una delle più agguerrite "regioni fortificate" d'Europa i cui capisaldi erano rappresentati dalle fortezze di Peschiera, Mantova e Legnago.

Nel 1864 venne completato l'ospedale militare, nel 1865 l'imponente panificio militare, mentre venne lasciato incompleto (dopo la perdita del Veneto nel 1866) il grande arsenale (iniziati, rispettivamente, nel 1858, 1863, 1854). Quest'ultimo era un'opera ambiziosissima, concepito su un'area di ben 140.000 m2, destinati ad ospitare magazzini, depositi e tutte le officine necessarie ad un esercito di campagna.

Da segnalare come tutte queste opere tarde (al contrario di quelle, complessivamente abbastanza modeste, concepite nel Lombardo-Veneto dal 1814 al 1848) si distinguessero per gli evidenti richiami architettonici all'ambito culturale germanico. Ciò appare comprensibile unicamente alla luce della organizzazione etno-centrica che caratterizzò l'amministrazione civile e militare dell'Impero austriaco, almeno sino al 1867: uno dei fattori che maggiormente contribuirono al fallimento del dominio austriaco in Italia.

Opere militariModifica

EdificiModifica

BastioniModifica

Cinta magistrale a destra d'AdigeModifica

Cinta magistrale a sinistra d'AdigeModifica

(collegati dalla cinta collinare scaligera)

Campo trincerato collinareModifica

Primo campo trinceratoModifica

Secondo campo trinceratoModifica

Forte di copertura del cimitero monumentaleModifica

Forti del gruppo di Rivoli e PastrengoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Forti del gruppo di Rivoli e di Pastrengo.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967, ISBN non esistente.
  • Guido Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970, ISBN non esistente.
  • Gino Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, Vita veronese, 1983, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Sandrini Arturo, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Edizioni B.P.V., 1994, ISBN non esistente.
  • Paolo Villa, Spianà delle Mura di Verona: le mura difensive veneziane, il campo trincerato ed i forti austriaci, Verona, 2018 formato PDF [2018 prima edizione].
  • Margherita Marvulli, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005, ISBN 978-8824011112.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica