Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
AutoreEugenio Montale
1ª ed. originale1925
Generepoesia
Lingua originaleitaliano

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato è una poesia scritta nel 1923 da Eugenio Montale.

Apre l'omonima sezione nell'opera Ossi di seppia.

Testo della poesiaModifica

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.[1].

  1. ^ Eugenio Montale, Ossi di seppia, Torino, Piero Gobetti Editore 1925

CommentoModifica

Montale si rivolge al consueto interlocutore invitandolo a meditare sulla crisi di certezze dell'uomo contemporaneo, che spesso cade nell'inganno di poter trovare una formula risolutiva (la parola che squadri da ogni lato) o una spiegazione sicura alle sue inquietudini e alle vicende della storia.

Celebre rimase il monito finale: "Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo". In ultima analisi l'unica verità che è data all'uomo è la coscienza dell'impossibilità di avere qualche certezza, ovvero una coscienza in negativo, in un mondo indecifrabile e inconoscibile.

Significativa è in tale ottica la scelta dell'autore di utilizzare i verbi al plurale, per sottolineare la condivisione di questa consapevolezza con l'intero genere umano.

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