Oink's Pink Palace
sito web
URLoink.cd/
Tipo di sitoBitTorrent tracker
Registrazioneaccesso solo su invito
Creato daAlan Ellis
Lancio30 maggio 2004
Stato attualechiuso
SloganBecause 'moo' just doesn't sound right

OiNK.cd è stato un tracker di BitTorrent ad accesso riservato, attivo tra il 2004 e il 2007, e al centro di un caso giudiziario intentato dall'industria fonografica per pirateria digitale, terminato nel 2010 con la piena assoluzione del sito e del suo amministratore.

La vicenda giudiziariaModifica

Dopo indagini internazionali da parte di International Federation of the Phonographic Industry (IFPI) e di British Phonographic Industry (BPI), nell'ottobre 2007 il sito fu chiuso dalla polizia britannica e olandese[1]. OiNK permetteva la circolazione di file audio di opere anche appena distribuite o addirittura prima ancora del lancio ufficiale, tanto che la stessa IFPI lo definì «the world's largest pre-release pirate music site» ("il più grande sito pirata pre-release del mondo")[2]. Venne arrestato l'ammistratore del sito, l'allora ventiquattrenne Allan Ellis, che aveva sostenuto di operare esattamente come Google[3], mentre le 200 000 sterline rinvenuto sul suo conto Paypal venivano giustificate come donazioni per il solo mantenimento del sito[4].

Nonostante si fosse puntato a OiNK come nodo nevralgico della circolazione di contenuti in anteprima[5], The Pirate Bay annunciò la nascita di un tracker dalle funzioni simili al sito appena chiuso[6] mentre veniva diffusa una lista di altri siti succedanei[6].

Le accuse vennero formalizzate nei confronti del solo Ellis, con riferimento all'«associazione per delinquere finalizzata alla frode ai danni dell'industria musicale»[5], mentre alcuni uploader venivano condannati a ore di lavoro socialmente utile[7]. Ad iniziò 2010 si avviò alla conclusione il processo penale nei confronti di Ellis; nonostante il Pubblico Ministero Peter Makepeace lo dipinse come un criminale che lucrava più di "300mila sterline grazie a 21 milioni di download e 600mila album"[8], il 15 gennaio Ellis venne prosciolto con formula piena[4].

Il presidente IFPI John Kennedy, che già aveva criticato la legislazione britannica per essere "da aggiornare"[9], espresse enorme disappunto per il verdetto, dichiarando che l'industria "cercherà altre strade", probabilmente cioè valutando di procedere in sede civile[9].

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

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