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Palazzo del Capitano del Popolo
Reggio emilia posta.jpg
Piazza del Monte con il Palazzo del Capitano.
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàReggio Emilia
IndirizzoPiazza del Monte
Coordinate44°41′54.49″N 10°37′52.32″E / 44.69847°N 10.6312°E44.69847; 10.6312Coordinate: 44°41′54.49″N 10°37′52.32″E / 44.69847°N 10.6312°E44.69847; 10.6312
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1280
UsoAlbergo

Il Palazzo del Capitano del Popolo è un edificio storico sito in piazza del Monte, nel centro storico di Reggio Emilia.

StoriaModifica

Dopo la morte della Contessa Matilde di Canossa, nel 1115, si costituisce il libero comune di Reggio. I suoi inizi ed i primi sviluppi vedono gravi e sanguinose contese e l'istituzione, nel 1278, di una nuova figura di magistrato: il Capitano del Popolo. L'edificio che sorge al centro della città e prende il nome da tale carica è, al tempo stesso, luogo di cultura e di ospitalità. Il potente partito della Società di San Prospero del popolo e delle Arti di Reggio; i Consoli, uno per ogni Arte, promuovono l'elezione del Capitano; deve essere forestiero, avere più di 30 anni, non può portare con sé figlioli, fratelli e nipoti e non può possedere beni nel Comune. La sua carica gode di una prebenda di 300 lire imperiali e dura, al massimo, sei mesi. Il Capitano, unitamente al Podestà, tutela la sicurezza della città, tiene i rapporti diplomatici con l'estero e amministra la giustizia. Tra i suoi compiti vi è quello di comandare le milizie (popolari) e di provvedere alla nomina di "uomini buoni e sapienti" per la stesura degli Statuti del Popolo. Partecipa alle riunioni e ai consigli, ma tratta con la massima autonomia gli affari di sua competenza. Nel 1280 il Comune acquista due case nelle vicinanze del palazzo ove risiede il Podestà (ora Palazzo Del Monte) e, dopo averle demolite, costruisce la residenza per il Capitano. I due fabbricati sono adiacenti e collegati con due passaggi aerei. In tal modo viene formata un unico complesso utile anche ai fini difensivi. La carica di Capitano finisce nel 1326 quando cessano definitivamente le libertà comunali e la città cade sotto il dominio dei vari Gonzaga, Visconti e, infine, Este. Nel Palazzo ha sede per molto tempo il Massaro ducale e per pochi anni, nella prima metà del XVI secolo, anche la Zecca. Nel 1461, per ospitare degnamente la Duchessa Bianca Maria Visconti Sforza, sposa di Francesco I d'Este, il palazzo viene in parte restaurato. Dal 1461 al 1473 altri lavori di ripristino del Palazzo vengono eseguiti quando diviene la residenza del marchese Sigismondo d'Este, luogotenente della città. L'edificio, negli anni seguenti, viene abbandonato. Sotto il porticato verso la piazza si sviluppa il mercato delle biade, delle granaglie e anche quello del pesce. Il degrado del Palazzo preoccupa il Comune, che ha mezzi molto scarsi e non può intervenire direttamente e decide di affittarlo ai fratelli Balburelli degli Scaruffi per 6 ducati d'oro all'anno con l'impegno ad eseguire i lavori più urgenti. I Balburelli costruiscono alcune botteghe, una stalla per i cavalli, ristrutturano tutto e ricavano dall'antico Palazzo una "bona et capace hosteria", una locanda di notevoli dimensioni che ha per insegna un cappello di ferro, poi pitturato in rosso, e chiamata Osteria del Cappello Rosso.

I collegamenti con il Palazzo del Monte sono demoliti, a seguito di un lungo dibattito sui giornali reggiani fra il 24 e il 28 marzo 1911, nel 1915, quando viene affidato a Guido Tirelli il restauro in senso neorinascimentale della facciata sud (che dà su piazza del Duomo) e di parte della facciata ovest (già restaurate in senso neoclassicista nel 1829 da Pietro Marchelli); resta invece fino ai nostri giorni la destinazione ad albergo, attraverso una lunga serie prima di contratti d'affitto e poi di passaggi di proprietà. Il Palazzo subisce con il passare degli anni numerosi interventi parziali, intonaci e tinteggi cancellano tutte le tracce interne ed esterne della primitiva ed importante costruzione, ma nel 1928 il proprietario Eugenio Terracchini coadiuvato dal figlio Paolo decise il restauro globale dell'edificio. Il progetto presentato da l'arch. Guido Tirelli prevedeva il completamento in senso neorinascimentale della facciata nord e di metà della facciata ovest, erigendovi sopra una faraonica torre eclettica, che sarebbe divenuta la più alta di tutto il centro storico. I segni medievali che riaffiorano già all'inizio dei lavori sono di grandissimo interesse e promettono un notevole arricchimento anche per la storia della città. Scatta però la guerra fra le istituzioni: la Soprintendenza, nelle figure di Luigi Corsini e Otello Siliprandi, intendono fermare i lavori del progetto eclettico presentato da Guido Tirelli; al contrario il Podestà G. Menada insiste per il proseguimento dei lavori. I lavori si interrompono, fino a quando, sulle pagine del Solco Fascista del 28 settembre 1928, non compare un articolo del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Belluzzo che, su esortazione del Duce, impone il proseguimento dei lavori. Sembra che abbia vinto il Podestà, ma non sarà così. Sempre sulle pagine del Solco Fascista, il 15 luglio 1931, viene gioiosamente salutato il restauro interpretativo in senso neomedievale dell'Albergo Posta - che gli darà il volto odierno. Il restauro dell'esterno dell'edificio si conclude nel 1931. Sotto le direttive della Sovrintendenza dell'Arte Medioevale e Moderna di Bologna il restauro interno prosegue e si conclude, nel 1934, con il recupero sia della struttura esterna del Palazzo che del salone principale, la grande sala delle adunanze al secondo piano, cuore della costruzione antica e cuore della vita politica della Reggio Comunale. (cfr. M. Magnani, Guido Tirelli Architetto. Tecnograf, Reggio Emilia, 2001; oppure la tesi di laurea "Antichità più nuove" di Matteo De Benedittis conservata presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, p. 198ss).

Proprio nel salone vengono scoperti frammenti di una raffinata decorazione a fresco di gusto orientaleggiante, con colonne sormontate da capitelli con fregio a ornati risalenti al 1300; pregevoli sono, sulla parete di fondo, due pavoni che si abbeverano a una coppa recante al centro lo stemma di Reggio e, sulla parete di destra, un'Annunciazione, ancora bizantineggianti nella composizione. L'ultimo restauro è stato condotto con grande impegno e rispetto. L'impossibilità a volte di reperire documentazione adeguata ha costretto ad una ricostruzione "ad sensum" di alcune parti dell'edificio con esiti formalmente felici, tanto che il Palazzo così recuperato è entrato stabilmente e positivamente nella memoria della città.

Gli interniModifica

Sulla parete vicina all'ingresso, poi, con una veste scura e il velo bianco con dorature, è dipinta una Madonna con bambino che risale agli inizi del XV secolo; sulle pareti dell'ingresso si notano frammenti degli stemmi dei Capitani del Popolo, a volte sovrapposti in quanto erano dipinti ogni volta che veniva nominato un nuovo Capitano (i Capitani in tutto sono stati 96). Infine, nella sala antecedente al salone, si trova un pregevole affresco di scuola emiliana del Trecento raffigurante San Gerolamo. Anche l'esterno del Palazzo è decorato con stemmi molto interessanti dei primi capitani e con il sigillo della Società del Popolo e delle Arti di Reggio, che è il punto di partenza della sua storia. Particolarmente leggiadra e bella una bifora finemente decorata, sul lato prospiciente la via Emilia.

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