Palinurus elephas

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Aragosta
Capo Gallo Aragosta.jpg
Palinurus elephas
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Ordine Decapoda
Sottordine Pleocyemata
Infraordine Achelata
Famiglia Palinuridae
Genere Palinurus
Specie P. elephas
Nomenclatura binomiale
Palinurus elephas
Fabricius, 1787
Sinonimi

Astacus elephas
(Fabricius, 1787)
Palinurus vulgaris
(Latreille, 1803)

Nomi comuni

aragosta mediterranea, aragosta spinosa europea, aragosta spinosa comune

L'aragosta[1] (Palinurus elephas Fabricius, 1787), conosciuta comunemente come aragosta mediterranea, aragosta spinosa europea, aragosta spinosa comune, è un crostaceo dell'ordine Decapoda che vive nei fondali del mar Mediterraneo e dell'oceano Atlantico orientale.

DescrizioneModifica

Ha una taglia medio-grande con una lunghezza media di 20–40 cm e massima di 50 cm ed un peso fino a 8 kg. Il corpo è di forma sub-cilindrica, rivestito da una corazza che durante la crescita cambia diverse volte per ricrearne una nuova. Il carapace è diviso in due parti - il cefalotorace (parte anteriore) e l'addome (parte posteriore) - con una colorazione da rosso-brunastro a viola-brunastro ed è cosparso di spine a forma conica. L'addome è formato da 6 segmenti mobili, ed è dotato di un minuscolo pungiglione.

Anteriormente presenta due antenne più lunghe del corpo, ripiegate all'indietro, gialle e rosse a tratti, che hanno la funzione di organi sensoriali e di difesa; sulla fronte sono anche presenti due spine divergenti a V.

L'ultimo segmento del pleon, il telson, assieme ai pleopodi del sesto segmento, forma il ventaglio caudale, utile per il nuoto. Possiede diverse zampe, ma solo una parte viene utilizzata per camminare.

Essendo un palinuro, non possiede zampe chelate: l'aragosta viene spesso confusa con l'astice che invece le ha.

FilogenesiModifica

Reinhard Förster propose nel 1984 che i Palinuridae possano derivare dal Cancrinos, una forma di transizione fra questi e le Scyllaridae (cicale di mare).[2]

Distribuzione e habitatModifica

È diffusa nel mar Mediterraneo e nell'oceano Atlantico orientale. Vive nei fondali rocciosi dai 20 m fino ai 150 m di profondità.

BiologiaModifica

È una specie gregaria, si trovano spesso insieme numerosi esemplari. La peculiarità delle aragoste è che la telomerasi, enzima che ha la funzione di riparare le parti terminali dei cromosomi (telomeri) ad ogni replicazione cellulare, non smette mai di funzionare. Per questi motivi le aragoste non muoiono per invecchiamento, ma per lo sforzo e lo stress del cambio di carapace e le probabili infezioni a cui vanno incontro durante questa fase della loro crescita. [3]

L'alto contenuto di emocianina dà alla loro emolinfa una colorazione viola, la quale però è mantenuta soltanto quando l'aragosta resta in profondità: in superficie il colorito svanisce.

AlimentazioneModifica

Si nutre di plancton, alghe, spugne, anellidi, echinodermi, briozoi, crostacei, pesci e alcune specie di coralli, a volte anche carcasse di questi.

RiproduzioneModifica

La riproduzione avviene a fine estate e in inverno nascono le larve, le quali raggiungono subito i fondali che le ospiteranno per il resto della loro vita.

Minacce e conservazioneModifica

È particolarmente apprezzato in cucina per la bontà della sua carne, tuttavia è una specie protetta inclusa nell'appendice III della Convenzione di Berna.

In alcune ricette viene applicato il metodo della cottura a vivo in acqua bollente, in quanto è opinione diffusa che gli invertebrati non percepiscano il dolore. Al riguardo il governo norvegese aveva richiesto nel 2005 uno studio scientifico che pareva aver confermato come il loro sistema nervoso non fosse in grado di elaborare tali sensazioni[4]. Tuttavia nel febbraio 2013 è stato pubblicato uno studio di ricercatori irlandesi che aferma come i movimenti del crostaceo al momento dell'immersione non sarebbero dovuti a riflessi automatici, ma a reale percezione del dolore[5].

In Svizzera la pratica di mettere le aragoste vive in acqua bollente è stata bandita nel 2018[6].

Specie similiModifica

Nel bacino del Mediterraneo si trovano altre due specie simili:

Allergia alimentareModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Allergia alimentare.

Nelle aragoste, come per molti artropodi, la proteina tropomiosina è allergenica e può essere causa di allergia alimentare[7][8][9] anche grave.

NoteModifica

  1. ^ Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su politicheagricole.it.
  2. ^ (DE) Carolin Haug, Joachim T. Haug & Dieter Waloszek, Neues zur Krebsfauna der süddeutschen Plattenkalke (PDF), in Archaeopteryx, vol. 27, 2009, pp. 31–37 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  3. ^ A. Fugnoli, Immortalità delle aragoste e durata dei cicli economici, 18/03/2016.
  4. ^ Studio dell'équipe norvegese diretta da Wenche Farstad (PDF), su vkm.no.
  5. ^ (EN) Barry Magee, Elwood, Robert W., Shock avoidance by discrimination learning in the shore crab (Carcinus maenas) is consistent with a key criterion for pain (abstract), in The Journal of Experimental Biology, vol. 216, n. 3, 1º febbraio 2013, pp. 353-358, DOI:10.1242/jeb.072041. URL consultato il 4 febbraio 2013.
  6. ^ [1]
  7. ^ (EN) J.C. Bessot, Metz-Favre, C.; Rame, J.M.; De Blay F.; Pauli G., Tropomyosin or not tropomyosin, what is the relevant allergen in house dust mite and snail cross allergies?, in Eur Ann Allergy Clin Immunol, vol. 42, n. 1, 2010, pp. 3-10, PMID 20355359.
  8. ^ (EN) M. Albrecht et al., Relevance of IgE binding to short peptides for the allergenic activity of food allergens, in J Allergy Clin Immunol, vol. 124, n. 2, 2009, pp. 328-36, 336.e1-6., PMID 19596143.
  9. ^ (EN) A.L. Lopata, Lehrer, S.B., New insights into seafood allergy, in Curr Opin Allergy Clin Immunol, vol. 9, n. 3, 009, pp. 270-7, PMID 19398906.

BibliografiaModifica

  • Trainito, Egidio, Atlante di flora e fauna del Mediterraneo, Milano, Il Castello, 2005, ISBN 88-8039-395-2.
  • Mojetta A., Ghisotti A, Flora e Fauna del Mediterraneo, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-38574-X.

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