Panchayat

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Panchayat (पञ्चायत) era il sistema politico del Regno del Nepal dal 1960 al 1990. Era basato sul sistema Panchayati raj di autogoverno storicamente prevalente in Asia meridionale.

AntefattiModifica

Nel 1960, re Mahendra utilizzò i suoi poteri d'emergenza e prese il controllo diretto dello Stato dichiarando che il governo del Congresso aveva favorito la corruzione, promosso gli interessi di parte sopra quelli nazionali, fallito nel mantenere il diritto e l'ordine. I partiti politici vennero banditi e tutte le più prominenti figure politiche, compreso il primo ministro, vennero arrestate. Le libertà civili vennero ridotte e imbavagliata la stampa. Il sovrano, allora, promulgò una nuova costituzione nel dicembre del 1962, introducendo un sistema cosiddetto di panchayat senza partiti. Il sistema era una democrazia "guidata" senza partiti nel quale le persone potevano eleggere i loro rappresentanti, mentre il potere reale rimaneva nelle mani del monarca[1]. I dissidenti vennero definiti elementi anti-nazionali[2].

 
Re Mahendra

Adottata nel secondo anniversario dello scioglimento del governo, la nuova costituzione del 16 dicembre 1962 creò un sistema panchayat a quattro livelli. A livello locale c'erano 4 000 assemblee di villaggio (gaun sabha) che eleggevano nove membri del panchayat di villaggio, che poi eleggeva un sindaco (sabhapati). Ogni panchayat di villaggio inviava un membro a sedere in uno dei 75 panchayat di distretto (zilla), che rappresentavano dai 40 ai 70 villaggi; un terzo dei membri di queste assemblee erano scelti da panchayat cittadini. I membri del panchayat di distretto eleggevano rappresentanti in quattordici assemblee di zona (anchal sabha), che funzionavano come collegi elettorali per il panchayat nazionale, o Rastriya Panchayat. Inoltre c'erano organizzazioni a livello di villaggio, distretto e di zona per contadini, giovani, donne, anziani, lavoratori ed ex-soldati che eleggevano i loro propri rappresentanti in assemblea.

Mahendra era il comandante supremo delle forze armate, nominava (e aveva il potere di rimuovere) i membri della Corte Suprema del Nepal, nominava la Commissione di Pubblica Amministrazione per supervisionare l'amministrazione e poteva cambiare qualunque decisione giudiziaria o emendare la costituzione in qualsiasi momento. In dieci anni il re aveva, in effetti, ripreso il potere sovrano esercitato da Prithvi Narayan Shah nel XVIII secolo.

Le prime elezioni per il Panchayat Nazionale si tennero nel marzo-aprile 1963. Nonostante i partiti politici fossero banditi ed i maggiori partiti di opposizione avessero rifiutato pubblicamente di partecipare, circa un terzo dei membri del parlamento erano associati con il partito del Congresso. Il sostegno dato al re dall'esercito e dalla burocrazia di governo ostacolarono l'opposizione. Il potere reale veniva dal segretariato del re e nelle campagne l'influenza restava negli uffici dei commissari di zona e nei loro staff ufficiali o nel sistema parallelo dei funzionari di sviluppo[3].

Riforme durante il regime di panchayatModifica

Sotto la guida diretta del re, il governo implementò alcuni dei maggiori progetti che erano stati avviati sotto il precedente regime e supervisionò ulteriori passi verso lo sviluppo del paese. Riforme terriere portarono alla confisca di gran parte dei possedimenti dei Rana. La Riforma Rajya abolì i privilegi di alcune élite aristocratiche nel Nepal occidentale. Un nuovo codice legale del 1963 sostituì il Muluki Ain del 1854. Un piano di riforma terriera lanciato nel 1964 fu essenzialmente un fallimento[4].

Emendamenti alla Costituzione panchayat del 1962Modifica

Nel 1967, la "Campagna Nazionale Ritorno al Villaggio", il primo emendamento alla Costituzione del 1962, fu uno dei maggiori sforzi di sviluppo del sistema Panchayat. "Politica per lo Sviluppo" fu un altro emendamento che mirava allo sviluppo del Nepal.

Fine del regime panchayatModifica

Ci fu risentimento contro il regime autoritario e i freni alla libertà dei partiti politici[5].

Nell'aprile del 1987 il Nepal introdusse il permesso di lavoro per i lavoratori indiani in tre dei suoi distretti e all'inizio del 1989 il Nepal diminuì del 40% i dazi ai prodotti cinesi che diventarono in questo modo più economici di quelli indiani. Questo complicò i rapporti che erano già tesi sull'acquisto di armi cinesi dal Nepal nel 1988. L'India rifiutò di rinnovare due separati Trattati di Commercio e di Transito ed insistette per un singolo trattato su entrambe le questioni. I trattati terminarono il 23 marzo 1989. Il peso della chiusura del commercio e dei punti di transito ricadde principalmente sulle classi più povere del Nepal. Le industrie soffrirono a causa della loro dipendenza dall'India per risorse, commercio e transito. Il Governo del Nepal cercò di affrontare la situazione, dipendendo dagli aiuti internazionali da Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Cina. Comunque, la strategia del governo di gestire la crisi non poté soddisfare quelle persone che desideravano negoziati con l'India invece di dipendere dagli aiuti stranieri come soluzione.

Approfittando della situazione, il Congresso Nepalese e i partiti di sinistra incolparono il governo di voler perpetuare la crisi e di non prendere alcuna seria misura per risolverla. Nel dicembre del 1989 il Congresso Nepalese cercò di utilizzare l'anniversario di Bishweshwar Prasad Koirala, lanciando un programma di consapevolezza popolare. L'alleanza dei partiti di sinistra nota come Fronte Unito della Sinistra estese il suo sostegno al Congresso nella sua campagna per un sistema partitico. Il 18 e 19 gennaio 1990 il Congresso tenne una conferenza nella quale invitarono leader di diversi paesi e membri della stampa estera. Alcuni leader indiani parteciparono alla conferenza, mentre Germania, Giappone, Spagna e Finlandia sostennero il movimento. Ispirati dal successo internazionale e dai movimenti democratici nel mondo, il Congresso ed il Fronte lanciarono un movimento di massa il 18 febbraio per mettere fine al regime del panchayat e l'instaurazione di un governo ad interim. Il 6 aprile il governo di Marich Man Singh si dimese e Lokendra Bahadur Chand diventò primo ministro lo stesso giorno. Comunque il movimento non fu soddisfatto del cambio di governo non essendo contro il precedente governo in sé, ma contro il sistema apartitico. Alcune persone vennero uccise dall'esercito. Il 16 aprile anche il governo Chand si dimise ed un proclama reale fu emesso il giorno successivo con il quale furono aboliti il Panchayat Nazionale, la politica panchayat, la commissione di valutazione e le organizzazioni di classe. I partiti furono riammessi[6].

NoteModifica

  1. ^ Andrea Matles Savada e George Lawrence. Harris, Nepal and Bhutan Country Studies, su Library of Congress Country Studies, Federal Research Division, 1993. URL consultato il 2 novembre 2015.
  2. ^ The Koirala Complex, su Republica. URL consultato il 31 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2013).
  3. ^ The Panchayat System under King Mahendra, su countrystudies.us.
  4. ^ Ganga Thapa, Peasant Movement with Special Reference to Agrarian Reform in Nepal (1950-1970), Lambert Academic Publishing, 2015, p. 168-178, ISBN 978-3-659-76806-4.
  5. ^ Raeper, William; Hoftun, Martin (1992). Spring Awakening: An Account of the 1990 Revolution in Nepal. Viking. p. 51-74
  6. ^ Thapliyal,Sangeeta., Crisis of Democracy in Nepal, su The Institute for Defence Studies and Analyses, 2011. URL consultato il 2 novembre 2015.